ABITARE LA BATTAGLIA - CONSEGUENZE DEL MACBETH

ABITARE LA BATTAGLIA - CONSEGUENZE DEL MACBETH

Drammaturgia Elettra Capuano con Federico Antonello, Marco Celli, Paolo Faroni, Noemi Francesca, Biagio Musella, Vincenzo Paolicelli e Alessandro Ienzi Movimenti Scenici Valia La Rocca Costumi Alessandro Lai Regia Pierpaolo Sepe produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello Roma

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Sette attori. Quattordici occhi che fissano, in silenzio, un pubblico attonito. Un messaggio che risuona a gran voce senza essere pronunciato: non sarà uno spettacolo “comodo”. Per lo spettatore non esisterà una comfort zone. Inizia così “Abitare la battaglia – Conseguenze del Macbeth”, la rappresentazione di Pierpaolo Sepe in scena, sino al 31 marzo, al Teatro Vascello di Roma.

L’opera inizia proprio là dove il classico shakespeariano termina: Macbeth è morto. Il massacro dell’ultima battaglia è ancora ben visibile. E lì deve cadere l’occhio dell’uomo. Non per giudicare, ma per assistere ad un ribaltamento della prospettiva comune dove, normalmente, si considera che l’essere umano, per arrivare ad essere libero, debba condurre un’esistenza retta e pia. In questo caso, invece, sono la passione e conflitti che ne derivano, sgorgando in uno sproposito di male, violenza e soddisfacimento delle pulsioni più bieche, a condurre lo spettatore verso un percorso di purificazione. Una “catarsi” che avviene mediante un godimento del peccato. Una lettura della fugacità della vita e dell’affanno dell’uomo nel voler segnare il proprio tempo, rappresentata anche mediante l’intenso sforzo fisico a cui sono chiamati gli attori durante tutta la messa in scena. Tutto questo affanno e desiderio si incarna nelle streghe, che raccontano la parte profonda di questo moto interiore e che, nello spettacolo, si moltiplicano in più Macbeth e Lady Macbeth per ricordare che nessuno è esente da questa pulsione e che tutti possiamo diventare o l'uno o l'altra.

La grande intensità espressiva dei professionisti presenti sul palco (Federico Antonello, Marco Celli, Paolo Faroni, Noemi Francesca, Biagio Musella Vincenzo Paolicelli, Alessandro Ienz) dona all’intero spettacolo una tensione costante, un’elettricità che impedisce allo spettatore (che viene costantemente sottoposto alla visione di stimoli forti e quindi, forse, all'appagamento latente del lato voyeuristico presente in qualsiasi individuo) di voltare lo sguardo. Quello che si è tenuto al Teatro Vascello non è uno spettacolo adatto a tutti. Serve infatti grande coraggio per affrontare una rappresentazione che mette in scena il disagio, il male ed i suoi eccessi. Che mette a nudo le debolezze degli uomini e li costringe poi inevitabilmente a porsi una domanda: "E Io? Non abito forse anche io la battaglia?".

Valeria Bollini

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