Mariano Brustio

La recensione del libro "Era una giornata di sole"

332
stampa articolo Scarica pdf

Un'incredibile delicatezza narrativa caratterizza la capacità espositiva di Mariano Brustio che ha sempre lavorato tra musica e scrittura. Decide di mettere nero su bianco un romanzo che banalmente si potrebbe dire d'amore ma che in realtà racconta di storia, di società e di vita.


“Era una giornata di sole” per Calibano editore (304 pp € 18,00) racconta, sullo sfondo di una Genova del dopoguerra, di due giovani che si conoscono e innamorano: Eugenio e Suzanne. Lui marinaio, più grande di qualche anno di lei, che è orfana e di salute cagionevole. Questo sarà il motivo per cui si trasferirà dalla Svizzera presso la casa di una famiglia blasonata, i conti Repetto, che si occuperanno di lei ricevendo però un “rimborso” da un facoltoso zio, fratello del padre di Suzenne con cui però non ha nessun rapporto.


Tra il sole e le spiagge della Liguria comincia la classica storia d'amore resa possibile anche grazie alla complicità degli amici. Tutto procede quindi nella più totale normalità adolescenziale di Suzenne appena diciassettenne che però ben presto si accorgerà che dall’amore con Eugenio nascerà un figlio.


Mentre Eugenio è nuovamente lontano per lavoro, Suzenne viene ripudiata dai conti Repetto che in questa nuova situazione sceglieranno di dare più importanza alla reputazione piuttosto che a una ragazza finora cresciuta come una figlia. Eugenio accusato ingiustamente di violenza dai conti subirà una denuncia che gli impedirà di far ritorno in Italia. Passeranno diversi anni prima che i due possano riabbracciarsi. Da qui parte il racconto di più vite fatte di attesa, di speranza e collaborazione.


Un racconto lineare senza grossi colpi di scena quasi una cronologia di fatti dal vago sapore di “testimonianza” e forse anche per questo ricco di buoni sentimenti come l'amore e l'amicizia.

Unica costante della storia sarà l'amore per il mare, a qualsiasi latitudine.

Anzitutto il mare di Genova, che tra l'altro c'è proprio tutta con la sua storia, il porto, le sue sfortune, i suoi colori, i profumi, la cucina, la natura, la gente forte che nella sua semplicità lavora per una vita degna d'essere vissuta e persino la Sampdoria e il Genoa trovano spazio per una menzione. I cambiamenti sociali e la modernità prendono il posto delle cose di una volta lasciando spazio alla nostalgia che ne deriva. Tra le righe di questo romanzo traspare senza dubbio l'amore dell'autore per questa città.

E poi ancora il mare di piccole località canadesi, immaginarie ma realistiche. Paesaggi ghiacciati ma pittoreschi, luoghi tranquilli lontani dalla frenesia della città in fermento. Il porto sicuro, il faro nella tempesta.


Le lunghe sequenze descrittive a cui Brustio si abbandona sono piccoli quadri a olio fermi nel tempo e nella memoria mentre le fatiche della guerra e poi il boom economico degli anni Cinquanta, il perbenismo dei Sessanta e poi ancora quell'atmosfera un po’ hippy dei Settanta sono le note del leggero sottofondo che accompagna la storia di Eugenio e Suzenne, personaggi a cui inevitabilmente ci si affeziona perché incredibilmente familiari al punto che al lettore non resta che vivere nell'inquietudine, tra il dubbio e la presuntuosa certezza che possa succedere loro qualcosa. Che sia voluto o no, l'autore è riuscito a mettere il lettore tra “color che son sospesi” senza che quest'ultimo fosse stato minimamente avvisato. Vi toccherà arrivare alla fine per ritrovarvi deliziati ma increduli nello scoprire che quella era l'ultima pagina. Rifletterete sulla bellezza del perdono e delle seconde possibilità, sull'importanza della condivisione e sul tempo che passa, sui ricordi e sul futuro che inevitabilmente arriva.


Buona lettura

Francesca Uroni

 

© Riproduzione riservata