Tutto L'amore Che C'era

Tutto L'amore Che C'era

Interessanti le musiche e gli arrangiamenti. Forse un ep, avrebbe avuto una resa migliore.La recensione del nuovo album di Alberto Mancinelli

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Oggi vi porto alla scoperta del lavoro di Alberto Mancinelli, Tutto l’amore che c’era. Un titolo che sa di rimpianti, la mancanza di un amore - nel significato più ampio della parola - che prima c’era ed è ben raffigurato nella copertina del disco: una ragazza persa nei suoi pensieri, ho apprezzato la scelta del bianco e nero, colorando di rosso solo pochi dettagli.

La cover di un disco è come la copertina di un libro, se ben fatta, può spingerti ed invogliarti – nel mio caso – all’ascolto.

Tutto l’amore che c’era comprende dieci tracce dall’impronta cantautorale, raccontate con voce ferma e con un sound mai urlato. Il disco si apre con Lentamente e la paura o forse meglio la consapevolezza di aver perso un amore. Incroci, è la seconda traccia ed è un titolo abbastanza esplicativo: una sorta di sliding door, il ritmo la rende canticchiabile e piacevole all’ascolto. In È meglio andare non offre spunti particolari ma particolare seppur non originale, l’idea di inserire qualche frase in dialetto a conclusione del brano. Cambiamo registro con Maggie, il sound è più accattivante ed anche il cantato risulta essere più convincente, uno dei pezzi migliori. Seguono Il gesto e Corsia d’emergenza vale in parte il discorso del precedente brano: musicalmente sono un passo avanti rispetto alle prime canzoni dell’album. Deboli i testi, discreta interpretazione. Sirene stonate è una piacevole sorpresa.

Nelle ultime tre tracce, si torna a fare purtroppo un passo indietro, i due minuti e mezzo di Singapore sembrano pure troppi. E così Farti male e Da qualche parte non entusiasmano in modo particolare.

Tutto l’amore che c’era non convince né nei testi né convince vocalmente Mancinelli. Interessanti le musiche e gli arrangiamenti. Forse un ep, con la conseguente scelta di soli cinque brani invece dei dieci proposti, avrebbe avuto una resa migliore.  

Sara Grillo

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