LAZIO CHIEVO 1-2

SPROFONDO LAZIO. CADE ALL'OLIMPICO SOTTO I COLPI DI VIGNATO E HETENMAJ E PRATICAMENTE DICE ADDIO ALLA CORSA CHAMPIONS.

stampa articolo Scarica pdf

Ogni qual volta c’è da assestare un colpo, dare uno scossone, tirare fuori gli attributi la Lazio si scioglie, sparisce come un cubetto di ghiaccio sotto un flusso di acqua bollente. È successo con Reja, con Pioli e ora con Simone Inzaghi, anche se a dirla tutta Simone Inzaghi e compagnia già l’anno scorso a Crotone ne avevano dato prova, solo perché c’era l’Inter la settimana dopo non fece tanto scalpore. Stavolta è il Chievo, già retrocesso, a scrivere la storia ancora una volta negativa nella corsa alla Champions, una pagina brutta che resterà per anni impressa nei volti dei trenta mila presenti all’Olimpico. Non è per la sconfitta in sé, è per il modo in cui è pervenuta. Ci fossero state parate impossibili del portiere, pali, traverse, arbitro contro allora ci sarebbero delle attenuanti, invece no fin dal primo secondo di gara si è vista una Lazio molle, con la testa da un’altra parte, distratta, praticamente inguardabile. Ci si è messo Milinkovic alla mezz’ora a iniziare la lenta agonia della partitaccia, calcio nel sedere a Stepinski come reazione a uno strattone continuato del giocatore del Chievo a centro campo e espulsione diretta per il serbo. Anche in 10 i tifosi tutti pensavano che si potesse riuscire a portare a casa la vittoria, invece il solo tiro in porta in 48 minuti è stato del subentrato Parolo con il suo destro respinto dal giovane Semper in angolo.

Nel secondo tempo si poteva pensare di giocare in una sola area alla ricerca dell’occasione vincente, invece uno due del Chievo con Vignato e Hetemaj in un minuto e addio sogni di gloria di rientrare nella corsa Champions.

Non molla Caicedo, al 67’ riapre la partita col sinistro su assist di Correa entrato per Badelj, ma tutto inutile, i clivensi sembrano organizzati come l’Ajax di qualche giorno fa e in ogni contropiede c’è la possibilità di far gol.

Al 90’ anche la sfortuna partecipa alla giostra negativa facendo finire sul palo una conclusione di Correa su assist di Caicedo a botta sicura, sarebbe cambiato poco o forse no, chissà, il calcio nei minuti finali ha sempre raccontato di momenti epici ma non era il pomeriggio giusto.

Veniamo alle scelte di Inzaghi, presenta Durmisi e Marusic dall’inizio, chi non ha pensato che per battere un Chievo già andato in serie B potevano bastare loro due al posto di Romulo e Lulic. Invece si capisce solo dopo che Lulic in questa squadra non ha sostituti, non c’è nessuno che possa coprire quella fascia come lo fa lui, forse in società lo hanno capito che Durmisi non può essere un giocatore da Lazio, sarà sfortuna, eventi negativi ma ogni qual volta entra in campo succede qualcosa di negativo. Per Romulo l’unica spiegazione possibile è il turno di riposo per metterlo in campo mercoledì contro il Milan nella semifinale di Coppa Italia. Continuiamo, Acerbi, Patric e Radu centrali, con Radu che appena dopo 16’ deve lasciare il campo per l’ennesima ricaduta. Dentro Luiz Felipe e Acerbi spostato a sinistra. Patric non ha lasciato segni negativi forse solo perché alla mezz’ora è stato sostituito con Parolo per tappare il buco dell’espulsione di Milinkovic, scelte esasperate di Inzaghi o errori che hanno delle basi sciagurate? Centrocampo con Badelj che ha l’occasione giusta per tornare protagonista, Milinkovic e Luis Alberto, Caicedo e Immobile di punta.

Fin dall’inizio è sembrata una squadra spaccata in due, i tre centrali che si scambiavano il pallone e nessuno dei centrocampisti abbassarsi per tentare di tessere gioco, sembrava un gioco a nascondersi. Quanto è mancato Lucas Leiva. Luis Alberto a corrente alternata, si accende con la palla al piede, sembra voler spaccare il mondo, non produce nulla di buono. E poi Immobile, ci sono momenti in cui un attaccante non centra nemmeno il buco della serratura per aprire una porta, lui è in questa fase, è solo voglia e cazzimma ma non basta, per vincere le partite ci vogliono i gol e lui non ne sta facendo. Di certo non è stato il peggiore in campo, ha corso dietro a tutti, è scattato ogni volta che c’era un varco, ha lottato, la maglia di sicuro non er asciutta a fine partita. Caicedo le ha provate tutte, non ha i piedi fatati ma oltre al gol non ha lesinato sbattere contro il muro clivense cercando sempre il varco giusto, nelle due volte che ci è riuscito sono nati il suo gol e il palo del Tucu Correa.

Il Chievo aveva vinto solo con il Frosinone in questo campionato, è da sempre la bestia nera della Lazio all’Olimpico ma nessuno si aspettava questa disfatta, sogni di gloria abbandonati e adesso concentrazione massima per trovare almeno un posto nella prossima Europa League, Torino e Sampdoria permettendo.

Nessun accenno alla partita di mercoledì, semifinale di ritorno a Milano dopo lo 0 a 0 dell’andata, le motivazioni dovranno trovarle da soli dopo i tanto citati fatti della maglia, non vogliamo solo giocatori di pallone, ai tifosi basterà dimostrare di avere gli attributi.

GIUSEPPE CALVANO


© Riproduzione riservata