MILAN LAZIO 0-1 Il Commento Biancoceleste

FINALE CONQUISTATA CON UN GOL DI CORREA. OTTIMA PRESTAZIONE DELLA SQUADRA DI INZAGHI.

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La Lazio l’ha vinta pulita, sul campo, dominando sul piano del gioco, delle occasioni e della intensità. La squadra di Gattuso non l’ha mai vista, un Piatek così isolato e abbandonato la dice lunga su come forse il Milan abbia sbagliato in toto la partita. Simone Inzaghi dal canto suo invece le ha azzeccate tutte e il Chievo di sabato scorso è solo un lontano ricordo. La polvere alzata dopo la partita di campionato conclusasi con quello sventolio della maglia di Acerbi ha caricato nella giusta maniera i giocatori della Lazio, compito di Inzaghi è stato alzare l’asticella senza però sforare nel troppo che avrebbe potuto solo danneggiare la sua squadra, vincere sul campo onorando la maglia è stato il regalo più bello per tutti i tifosi biancocelesti.

Simone Inzaghi ha scelto lo stesso modulo di sempre, i fedelissimi presenti tutti o quasi se si eccettua Marusic, fiducia nelle sue idee e nel suo gruppo, messo a dura prova nei mesi scorsi ma che forse si è ritrovato nella sera più importante, nella serata in cui bisognava dare un segnale al popolo laziale, un segnale unico e inequivocabile, onorare la maglia. Quella maglia di cui l’allenatore oggi, giocatore ieri, è tifoso e oramai ce l’ha tatuata sulla pelle. Un giorno speriamo lontano, dovrà andare via ma della sua Lazialità non esistono dubbi, è casa sua e lo sarà per sempre anche se non vincerà la finale del 15 maggio con l’Atalanta. Il gruppo che lui ha creato si è visto nel volto di Milinkovic quando usando un compagno come stampella si è fiondato a festeggiare il gol di Correa, quando Immobile capendo il suo malessere sotto porta si trasforma in uomo assist in occasione del gol del El Tucu e poi a essere il primo muro su cui sbatte il centrocampo del Milan cercando di creare gioco. L’infortunio di Milinkovic poteva cambiare le carte in tavola, Simone Inzaghi lancia dentro Parolo lasciando Luis Alberto nella posizione iniziale, prova di maturità e fiducia per lo spagnolo che si è dannato l’anima per aiutare la squadra. Niente magie per il Mago ex biondo ma tanta concretezza e tanta sostanza. Leiva un muro invalicabile, un giocatore a cui il mister biancoceleste affiderebbe le sue cose più care sapendo che sarebbero al sicuro.

Fin dall’inizio si è capito che non era la stessa Lazio scesa in campo con il Chievo sabato scorso, Romulo si è impossessato della fascia destra e Laxalt da subito è sembrato in difficoltà. Lulic alternava movimenti perfetti a passaggi improponibili, ma di sostanza c’è che lui c’è sempre, in fase difensiva e in contropiede, in attacco e a centrocampo, diciamo un porto sicuro che però ogni tanto sbanda in appoggi. Bastos e Luiz Felipe tengono la posizione come soldati e anche se l’angolano prova per ben due volte a segnare a Reina, Acerbi cancella letteralmente Piatek, a parziale discolpa bisogna dire che Gattuso non è riuscito mai a mettere il centravanti nelle condizioni migliori con rifornimenti decenti. E poi Correa, El Tucu entra in partita con 15/20 minuti di ritardo ma quando lo fa spacca in due la difesa del Milan, accelerate con strappi dove Caldara e Romagnoli fanno una fatica immane, si divora almeno due palle gol ma poi ha il merito di segnare il gol vittoria con un contropiede fulminante, assist di Immobile e Reina battuto.

Bene hanno fatto anche Caicedo e Badelj entrati nel secondo tempo a protezione del risultato, Inzaghi nella sera giusta ritrova il gruppo dello scorso anno, unito compatto e che gioca bene a calcio.

Il ritorno a Roma nella notte sa di quelle vittorie importanti, di quelle che i tifosi ti vengono a salutare a Fiumicino, bagni di folla che poche squadre si possono permettere, i laziali sono cosi da sempre, focosi e esigenti, decisivi quando vengono chiamati in causa e sempre pronti a difendere i propri colori.

Ora c’è una finale da affrontare, l’Atalanta è la rivelazione dell’anno con Gasperini che sta facendo meraviglie con i suoi ragazzi, ma la Lazio ha tutte le carte in regola per poter alzare quel trofeo tanto caro ai propri tifosi, Inzaghi lo sa, che sia Ferrari o un cinquecento truccata bisogna provare a dare una nuova gioia al popolo biancoceleste.

GIUSEPPE CALVANO


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