Solo Cose Belle: Speranza E Coraggio Per I Giovani

Solo Cose Belle: Speranza E Coraggio Per I Giovani

La pellicola diretta da Kristian Gianfreda, alle prese con il suo primo lungometraggio, si presenta come un film corale. Tratta con leggerezza, ma sempre con tatto, l’incontro-scontro tra due mondi..

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Solo cose belle: Speranza e Coraggio per i giovani

Plot: Solo cose belle è la storia di Benedetta (Idamaria Recati), un’adolescente che vive a San Giovanni, un ricco e tranquillo paese romagnolo, e che soffre come fardello le alte aspettative familiari. A turbare la serenità della vita della famiglia di Benedetta e del paese intero sarà l’arrivo improvviso ed inaspettato dei membri di una casa famiglia, di cui fanno parte tante persone dal passato difficile e desiderose di riscatto. Benedetta passerà dalla diffidenza iniziale alla scoperta di una realtà diversa dalla sua, e che, proprio per questo, le offrirà valori e sentimenti di cui era alla ricerca, quali l’accoglienza e la solidarietà.

Un film manifesto

Solo cose belle è un film manifesto dedicato al valore dell’accoglienza, contro l’emarginazione.

La pellicola diretta da Kristian Gianfreda, alle prese con il suo primo lungometraggio, si presenta come un film corale. Tratta con leggerezza, ma sempre con tatto, l’incontro-scontro tra due mondi, distanti a livello socio-economico, ma soprattutto tra due differenti modi di intendere la vita ed il rapporto con il prossimo.

Il regista, che aveva già affrontato questi temi in numerosi documentari, aveva qui lo scopo di riuscire a far conoscere al grande pubblico la realtà importante delle case famiglia, ed in particolare di quelle strutturate secondo le regole della Comunità di Papa Giovanni XXIII, in cui egli stesso ha un ruolo di responsabilità.

A tal fine, sceglie questa volta la forma della commedia leggera, che viene portata avanti da una sceneggiatura dalla struttura classica del cinema italiano contemporaneo. Da una parte abbiamo la rappresentazione di una parte del Paese, che gestisce il potere, (Benedetta è la figlia del sindaco), ha risorse economiche e culturali, un’estrazione geografica del centro nord ed un’inclinazione politica verso destra. Dall’altra parte, abbiamo chi ha una posizione più in basso nella scala sociale, ma sostituisce ai valori della scalata sociali quelli dell’inclusione e della lotta all’emarginazione.

Il filo conduttore è, e qui ci ricorda il fortunato Come un gatto in tangenziale, un amore adolescenziale tra la pariolina protagonista e l’ex galeotto, interpretato dal giovane e bravo Luigi Navarra.

Una comunità a girare il film:

Girato in un solo mese, per rispettare un budget stringente, il film si è avvalso della collaborazione attiva di molti membri della Comunità che viene rappresentata ed ha coinvolto, oltre ai protagonisti interpretati da attori professionisti, anche membri che realmente fanno parte di casa famiglie e che rappresentano sullo schermo la loro disabilità con molta empatia e naturalezza.

Lo stile della regia cerca interpretare lo sguardo dei giovani. C’è da dire che, a parte la protagonista Benedetta, il resto degli adolescenti viene ritratto come privo di empatia: sono tutto indifferenti, quando non attivamente respingenti.

L’altro giovane protagonista, Kevin, rappresenta il contraltare al successo che Benedetta ottiene attraverso la sua crescita personale: egli fallisce nel tentativo di cambiare e migliorarsi come persona, ma questo fallimento è importante per il film, perché gli conferisce una grande forza realistica.

Anche il parroco del paese fa un percorso che lo porta, dall’indifferenza iniziale, all’acquisizione di una più forte empatia verso l’altro.

Alcuni attori sono andati a passare dei giorni presso vere case famiglia per coglierne meglio le dinamiche e trovare un’interpretazione realistica, ma non retorica.

È vero che uno dei meriti del film è far conoscere la realtà di queste forme di contenitori sociali, ma, nello svolgimento della pellicola, queste piccole comunità divengono il simbolo dei valori dell’accoglienza e mostrano come il dare si tramuti sempre nel ricevere un arricchimento alla propria personalità. L’idea del film è, infatti, che coloro che vengono considerati gli ultimi della società, possono in realtà essere d’aiuto agli altri per far evolvere la società verso un livello più alto di coesione sociale.

Il progetto, che è nato tre anni fa, in una situazione sociale e politica differente, oggi assume, data la contingenza storica, un valore dirompente.


Finale all’americana

Abbiamo condiviso le nostre perplessità su un finale fin troppo buonista e poco realistico con il regista, il quale molto sinceramente ce ne ha spiegato la genesi nella volontà di portare il messaggio che la pellicola veicola ad un pubblico vasto.

Del film rimangono le interpretazioni, tutte molto buone, tra le quali spicca quella di Erica Zambelli, vero personaggio positivo del film, che rappresenta la forza ed il coraggio della madre di famiglia e della donna che crede.

Abbiamo apprezzato meno qualche personaggio tratteggiato superficialmente, al solo fine di rappresentare dei cliché, come ad esempio il rifugiato di colore e la donna dell’Est ex prostituta, la cui storia viene, comunque, resa leggera dalla brava Caterina Gramaglia.

Da vedere se:

vi piacciono i film dal forte impatto sociale e che arricchiscono a livello individuale.

Da perdere se:

cercate un’estetica ricercata, con una fotografia raffinata ed uno stile di ripresa molto particolare.

Voto finale: 7 e ½

Gioia Di Mattia 

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