Francesca Turco

Francesca Turco

Il telefono è uno strumento prezioso per il nostro lavoro. La tecnologia ha rivoluzionato il modo di comunicare e ci ha fornito enormi facilitazioni per rispondere alle esigenze di immediatezza, reattività e completezza che la professione richiede.

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Buongiorno oggi ospitiamo nella nostra redazione la giornalista Francesca Turco, professionista molto nota nel panorama romano e non solo….

Ciao a tutti e grazie per l’invito.

Buongiorno Francesca per i nostri lettori una tua brevissima biografia per farti conoscere ai nostri lettori…

Sono romana, laziale e giornalista professionista dal 2003. Il calcio è sempre stata una grande passione che mi ha portato a scegliere un percorso che non avevo minimamente immaginato. Ho iniziato scrivendo, continuato con la Tv locale, fino a scoprire il vero grande amore: la radio. Era il '96, l’emittente era Radio Incontro, l’editore Pino Castiello. Un genio della radiofonia romana. Ho un carattere ruvido, sono allergica alle ingiustizie e alla stupidità. Per entrambe non esistono medicinali efficaci, purtroppo.

Ha agito "in un momento di rabbia", dopo aver assunto hashish, e ha picchiato suo figlio "fino a ucciderlo": ha confessato Aliza Hrustic, il 25enne padre del bambino di due anni che è stato trovato morto qualche giorno fa in un appartamento occupato a Milano. Tu hai scelto di fare questa professione parlando di calcio per evitare di raccontare queste drammatiche vicende che "colleghi" di altre testate trattano spesso in maniere poco deontologiche per accalappiarsi un pugno di share in più?

Alcuni spaccati di calcio non sono esattamente aderenti allo scopo ludico e di sana competizione che lo sport richiederebbe. Doverli raccontare fa male proprio per il contesto nel quale si inseriscono. Ma quando leggo fatti di cronaca così aberranti e atroci come quello che hai citato sono vigliaccamente contenta di non lavorare sulla “nera”. Al netto del fatto che sono empatica e non credo riuscirei a rimanere lucida, sarei in difficoltà visto il modo in cui oggi l’informazione tratta e propone questi argomenti. Gli ascolti sono l’unico obiettivo da perseguire, costi quel che costi. Per raggiungerlo, più facile cavalcare l’onda emotiva del momento sul “caso” che più tira, riproponendolo in maniera ossessiva e compulsiva, possibilmente parlando alla pancia del lettore/ascoltatore, alimentandone la morbosità e l’incazzatura. Si assecondano queste derive invece di cercare di educare la gente a un approccio più umano. Mancano purtroppo il rispetto, l’equilibrio, il pudore nel trattare le tragedie e chi suo malgrado ne resta vittima.

In che stato vive oggi il giornalismo locale soprattutto quello romano?

Posso parlare di quello che è stato il mio settore per 23 anni. Quest’anno sono fuori dal giro e non per mia scelta. Questo stop forzato alla fine mi ha dato modo di osservare questo mondo dall’esterno traendone una pessima impressione, una sensazione di decadimento preoccupante. In ogni ambito lavorativo, le hard skills sono importanti tranne che nel giornalismo sportivo. Sono tutti convinti di sapere tutto e poter dire tutto. Non è così. Ormai si tende a blandire l’ascolto per la paura di perdere seguito e visibilità e la radio è sempre meno a servizio dell’informazione qualificata e dell’approfondimento. Larga parte di responsabilità per questo stato di cose la attribuisco agli editori che per meri motivi di budget hanno troppo spesso consegnato il microfono a giovani inesperti o a chi era unicamente in grado di assicurare l’entrata di qualche sponsor. Una mazzata alla professionalità e alla qualità dei prodotti.

Quando si sentono presidenti di società sportive “profetizzare” la chiusura delle radio romane (con la relativa perdita di posti di lavoro) quali pensieri ti vengono in mente?

Pessimi. Una mortificazione del diritto di cronaca, di critica e di opinione definiti inviolabili dalla nostra Costituzione. E parliamo di calcio. Sono piuttosto convinta che il Presidente della Roma non sia il solo ad avere questo tipo approccio con la comunicazione, rispetto ad altri suoi colleghi, ha solo avuto il torto di esternarlo pubblicamente. Voglio comunque sperare che quella di Pallotta sia stata solo una battuta mal riuscita e non un proposito concreto di censura bulgara.

Basta una settimana senza usare smartphone e tablet prima di andare a letto per regolarizzare il sonno degli adolescenti, disturbato dalla luce sulle frequenze del blu prodotta dai dispositivi. Lo afferma lo studio presentato nel convegno della Società Europea di Endocrinologia in corso a Lione: che rapporto hai con il telefonico e soprattutto quanto influisce nel tuo lavoro ? Lo ritieni indispensabile per raccontare storie ed avvenimenti?

Il telefono è uno strumento prezioso per il nostro lavoro. La tecnologia ha rivoluzionato il modo di comunicare e ci ha fornito enormi facilitazioni per rispondere alle esigenze di immediatezza, reattività e completezza che la professione richiede. Basta un dispositivo mobile e una connessione Internet per scattare foto, girare video, scambiare mail, contenuti, informazioni. Ma tutto questo deve rimanere un’opportunità senza diventare un rischio.

“Un nuovo grande progetto è alle porte! Iniziano le riprese del documentario che racconterà la mia storia». Francesco Totti celebra così su Instagram il via alle riprese del documentario che lo vede protagonista con una foto che mostra l'ex capitano seduto su una sedia da regista posizionata al centro del campo dell'Olimpico con in mano un ciak: giusto raccontare la storia di questo calciatore? nella tua carriera come ti piace ricordare di questo leale avversario?

Il docufilm sarà tratto dal libro “Un capitano” scritto da Paolo Condò che ha raccontato Totti come pochi altri avrebbero saputo fare. Non mi risulta che il film sarà prodotto con fondi pubblici per cui non vedo nessuno scandalo. Se sarà stata o no una scelta giusta ce lo dirà il riscontro di pubblico che avrà. Il mio personale pensiero su Totti calciatore non può che essere di grande rispetto e ammirazione per un talento straordinario, un giocatore pazzesco come raramente ne nascono. Non spetta a me giudicarne le scelte e i motivi che le hanno determinate, come ad esempio di legare la sua carriera esclusivamente alla Roma. Solo lui, nel suo personalissimo bilancio, sa se è stato un bene oppure no. Nulla da dire su Totti, molto da dire sul “tottismo”, quel movimento che gli hanno creato intorno che, suo malgrado, ha finito per renderlo indigesto a molti.

Negli ultimi giorni nel commentare sui social i nomi dei possibili successori di Allegri, i tifosi della Juventus più o meno si sono espressi in questo modo: “Sarri? Bravo, ma che ha vinto?”. Oppure: “Inzaghi? Bravino”. E ancora: “Mourinho? Ma dai”. Quando è esplosa la bomba Guardiola, invece, sono letteralmente impazziti : secondo te per la prima squadra d'Italia serve un nome tutto nuovo oppure un nome navigato ?

Sicuramente serve un allenatore che sia veramente bravo, non è facile raccogliere l’eredità di Allegri, parliamo di un tecnico, ha  vinto cinque scudetti e quattro Coppe Italia consecutivamente, l’unico dei maggiori campionati europei ad aver conquistato un double nazionale per quattro stagioni di fila. Certo gli si chiedeva qualcosa di più in Europa, ma sicuri fosse facile visto lo stato del calcio italiano? Un calcio ancorato a principi tattici superati e nonostante tutto ancora troppo resistente ai cambiamenti. Tornando alla Juventus, di sicuro prima di un nome servono idee chiare: non vedo un filo conduttore tra i vari nomi letti. Per questo credo che molti siano stati dati in pasto alla stampa per mantenere il riserbo sul vero obiettivo. Di certo a chiunque allenerà i bianconeri spetterà un compito spinoso: se vincerà il campionato avrà fatto il suo, se non vincerà la CL avrà fallito.

Rischia una sospensione temporanea dal servizio il vigile urbano che, durante la finale di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta, disputata all' Olimpico il 15 maggio scorso, ha offeso il tecnico del Bologna Sinisa Mihajlovic dandogli dello «zingaro di me...»: giusto punire questo pubblico ufficiale?

Nutro profonda stima e rispetto per chiunque indossi una divisa e abbia il compito di vigilare, proteggere, tutelare sull’ordine e sulla sicurezza. Ma proprio per questo sono dell’idea che se qualcuno di loro sbaglia nell’esercizio delle proprie funzioni non solo deve essere punito, ma deve esserlo in misura superiore rispetto a un cittadino comune. E’ una questione di credibilità istituzionale a cui non dovrebbe sottrarsi per non alimentare pensieri pericolosi di immunità e intoccabilità.

La crescita italiana nel 2019 sarà pari a zero. Preoccupa inoltre il rapporto tra il debito pubblico e la ricchezza del Paese, al punto da rendere l'Italia «vulnerabile rispetto alle variazioni dei tassi di interesse, limitando le scelte politiche per stimolare la crescita e perseguire obiettivi sociali». Che idea hai del reddito di cittadinanza e del lavoro in Italia?

In generale, non sono per la vecchia concezione di “stato sociale” inteso come degenerazione e abuso di attività assistenzialiste, ma sono favorevole a tutte le buone politiche di Welfare. L’UE già nel ’92 raccomandava a tutti gli Stati membri l’adozione di misure orientate a garantire condizioni di vita dignitose a chiunque vivesse al di sotto della soglia di povertà. L’Italia è arrivata quasi per ultima, dopo Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Svezia e altre. La misura è corretta e apprezzabile ma dipende dal modello adottato nell’attribuzione e soprattutto dagli obiettivi. Ci deve essere un reale impegno nel ridare centralità alla dignità delle persone non in grado di produrre, un reale impegno nel reinserimento nel mercato del lavoro dei beneficiari idonei all’impiego, anche attraverso percorsi di formazione specifica e addirittura di supporto psicologico come già avviene in molti paesi. Le misure non possono prescindere da una lotta seria alla disoccupazione per arrivare gradualmente alla riduzione degli aventi diritto. In Italia l’adozione di questo strumento mi pare ancora molto confusa e poco strutturata.

«Gender-based violence: It’s not normal that it’s normal». Con questo testo, twittato dal profilo Twitter @UN_Women, l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile ha rilanciato la campagna contro la violenza sulle donne voluta da Mara Carfagna caratterizzata dall’hashtag #nonènormalechesianormale. Un’iniziativa che il vicepresidente della Camera lanciò nel novembre scorso in occasione della giornata istituita dall’Onu per combattere la violenza contro le donne …

Un grande riconoscimento per l’impegno italiano verso il mondo femminile, anche in materia di parità di genere e di empowerment. Un percorso che nel nostro paese sta registrando importanti progressi ma che marcia ancora a ritmo troppo lento. Secondo recenti rapporti europei l’Italia è al 14 posto fra i 28 stati membri. Le donne italiane sono ancora troppo discriminate in casa, nella parità salariale, nell'occupazione: hanno più difficoltà a trovare un impiego perché la maternità è considerata un ostacolo, vengono pagate meno degli uomini anche a parità di ruolo, trovano maggiori impedimenti nell’avanzamento di carriera e nel raggiungere posizioni apicali.

C’è ancora molto da fare.

Ha fatto scalpore il radicale cambio di look di Wanda Nara, showgirl argentina e moglie e agente dell’attaccante dell’Inter, Mauro Icardi. Come documentato su Instagram, infatti, Wanda ha deciso di passare ai capelli castani. Poco fa, l’ultimo post, con una domanda ai suoi fan: “Dicono che le bionde attraggono e che le more fanno innamorare… che ne pensate?“: che idea hai della televonela milanese che vede il Mauro plagiato dalle scelte sue scelte "Tecniche"?

La penso esattamente come Antonio Cassano, che in una puntata di Tiki Taka è stato protagonista di un duro confronto con la signora. Ritengo che la scelta di Icardi di farsi rappresentare dalla moglie sia stata un autogol clamoroso. Wanda Nara non è riuscita a calarsi nel doppio ruolo, non ha capito che da agente avrebbe dovuto ragionevolmente adottare canoni di comportamento diversi e ha finito per isolarlo dai compagni, dall’allenatore e dalla società. E avrà portato qualche grande club a fare riflessioni ulteriori oggi che è più lontano dall’Inter. Non mi spiego come lui abbia potuto permetterlo.

Il tempo che passa non ti spaventa?

Non più di tanto. Sono rassegnata alla naturale evoluzione delle cose.

Amsterdam dice addio alle automobili. Via i parcheggi al centro, più spazio a pedoni e bici. Dal 1 luglio la capitale olandese cancellerà̀ 12.500 posti auto nel centro storico della città. Al loro posto nuovi marciapiedi, nuovi alberi e soprattutto ciclabili e stalli per le biciclette: Roma è una città troppo caotica ,sogni mai di vivere secondo le regole della città olandese ? come vivi la capitale in questo momento ?

Roma non è Amsterdam e mai lo sarà. Mi basterebbe che la mia città tornasse a essere vivibile, è un dolore vederla questo stato. Non aggiungo altro perché il degrado di questa città, a tutti i livelli, è sotto gli occhi di tutti: dovremmo smetterla di cercare colpevoli e iniziare a trovare soluzioni. Sono anni che assistiamo al rimpallo delle responsabilità senza che si faccia un passo in avanti. Anzi spesso se ne fanno due indietro.

Trovi mai il tempo per scrivere un libro?

Trovo a stento il tempo di leggerli figurati se ne ho per scriverli. E poi non c’è al momento un argomento che mi intrighi in modo particolare.

Ci sono dei grazie nella tua carriera?

Non tantissimi per la verità. Il mio vero grazie, convinto e sentito, sarà sempre per Pino Castiello. E’ stato l'inizio di tutto e il vero colpevole di una passione straordinaria che ha saputo trasmettermi perché ha amato la sua radio più di qualsiasi altra cosa al mondo.

Progetti per il futuro?

Vorrei tornare a fare radio come più mi piace. Tornerò se riuscirò a trovare un isolotto dove si possa parlare di calcio a 360 gradi, con serenità, professionalità, obiettività, competenza e leggerezza. Lontana da urlatori improvvisati e pecorecci. Perché anche trattando di pallone si deve essere in grado di offrire prodotti di qualità.

Stefano Cigana

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