Dalla Morace Alle 'reggae Girlz', L'universo Del Calcio Femminile

Dalla Morace Alle 'reggae Girlz', L'universo Del Calcio Femminile

Parte il Mondiale in Francia: riflessioni su storie e personaggi dell'altra faccia del calcio

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In principio furono Milene Domingues e Carolina Morace. Il calcio femminile, territorio pressoché paludoso e sconosciuto all'epoca veniva immediatamente associato a queste due donne che calciavano un pallone e divennero famose non solo per quello. Brasiliana di San Paolo, la Domingues fu dal 1999 al 2003 la moglie di Ronaldo, quello dell'Inter, mica il Cristiano di oggi. Nella stagione 2001-02, quella in cui il marito perse un clamoroso scudetto al fotofinish nell'ormai leggendario 5 maggio, la nostra modella, ma anche calciatrice, giocò nella formazione femminile del Fiamma Monza. Nel 2003 militò tra le file della nazionale brasiliana che al Mondiale si arrese alla Svezia nei quarti di finale e detiene ancora oggi un record particolare: quello dei palleggi, stabilito nel 2002, che è il Guinness dei primati per il football femminile. Seicento minuti per effettuarne ben 55.198. 

Carolina Morace è stata invece la più forte giocatrice italiana. Da poco rimossa dall'incarico di allenatore del Milan femminile, che ha ricoperto per appena un anno, ha militato in tantissime squadre tra cui Lazio e Reggiana, chiudendo la carriera nel 1998 e segnando ben 105 reti con la maglia della nazionale. Nel 1999 anche lei ha fissato un record particolare, ossia quello di essere la prima e sinora unica donna ad allenare una squadra maschile, seppur per pochi mesi: la Viterbese di un certo Gaucci presidente. Il Mondiale femminile che si apre in Francia e al quale l'Italia è ai nastri di partenza dopo vent'anni di assenza, è solo la punta più alta di un rinnovato quanto inedito interesse generale per il calcio del gentil sesso. Quello che negli anni, almeno in Italia è sempre mancato, e soprattutto poco supportato dal vil denaro. Con l'acquisizione dei diritti tv da parte di Sky, la premiazione della Juventus femminile unitamente a quella maschile nel giorno in cui i bianconeri di Allegri hanno festeggiato l'ottavo titolo consecutivo e le ragazze juventine avevano vinto allo Stadium la partita decisiva contro la Fiorentina, e la qualificazione stessa delle azzurre dopo due decadi, paiono notizie buone a dare la scossa che serviva da troppo tempo al movimento in termini di visibilità e rivendicazione dei propri diritti. Troppo presto per dire se sarà qualcosa di davvero riformante o l'ennesimo fuoco di paglia ma di certo, in un mondo dove le coscienze spesso continuano a dormire beate, smuoverle con determinazione non può che essere un toccasana.

La situazione, all'estero, è d'altronde differente da tempo, o comunque non equiparabile all'arretratezza italiana. Negli Stati Uniti il calcio femminile è quasi una religione: strutture all'avanguardia e i tre mondiali della loro nazionale, tra cui l'ultimo disputato nel 2015, pongono il livello americano a un gradino superiore. Mentre in Spagna a gennaio la sfida di Coppa della Regina richiamò addirittura 50.000 persone al Nuevo San Mames per Atlethic Bilbao-Atletico Madrid, in Italia si fatica a superare le 10.000 presenze di media. In Norvegia poi, nel dicembre 2017, è stata presa una decisione senza precedenti: a Londra, nell'ambasciata norvegese, è stato siglato un accordo alla presenza del capitano della nazionale femminile e di quella maschile con l'approvazione della federcalcio scandinava e del sindacato calciatori, che stabilisce la riduzione del "salary gap" tra uomini e donne militanti nella nazionale, con i primi che si sono ridotti lo stipendio di 60 mila euro e le ragazze che hanno potuto beneficiare di un aumento di quasi il doppio rispetto alle entrate precedenti. L'Italia esordirà domenica contro l'Australia a Valenciennes, per poi vedersela venerdì 14 con la Giamaica. E anche quest'ultima nazionale è protagonista di una storia particolare: nel 2014 Cedelle Marley, la figlia del più celebre Bob, è riuscita a trovare sponsor e soldi per riabilitare le "Reggae Girlz", iniziando un lavoro che cinque anni dopo le ha portate alla qualificazione iridata al pari dei "Reggae Boyz" che giocarono proprio in Francia il Mondiale del 1998. Un universo ancora da scoprire per intero dalle nostre parti, con l'auspicio che questa rassegna rappresenti la spinta definitiva e il calcio femminile non sia immediatamente riconducibile solo a Milene Domingues e Carolina Morace. Di certo, le donne della CT Bertolini sono già riuscite dove i maschi avevano fallito dodici mesi fa: giocare la fase finale di un Mondiale. 

Stefano Ravaglia 

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