INTERVISTA A GIUSEPPE FALCONIERI DELL'ELIZABETH UNIQUE HOTEL

INTERVISTA A GIUSEPPE FALCONIERI DELL'ELIZABETH UNIQUE HOTEL

Abbiamo incontrato uno dei più importanti protagonisti dell'Hotellerie Internazionale per parlare dell'elegante Hotel di Via del Corso a Roma.

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Elizabeth Unique Hotel è una struttura che si è inserita da un anno nel panorama dell’accoglienza di lusso nella Capitale. Qual è il polso del turismo a Roma in questo momento?

Che domanda difficile… Si, partiamo dalla prima parte della domanda. È poco più di un anno che abbiamo aperto questa struttura e mi piace ricordare che in questa mia ultima, intesa come più recente, esperienza abbiamo fatto un grande intenso lavoro di preparazione del progetto, prima ancora di aprire l’Hotel. Nella fase di pre opening vi è stata una forte attenzione nell’analizzare i trend di mercato e i segmenti di clientela, per comprendere al meglio le potenzialità dell’Elizabeth e definire a chi si potesse orientare, quale fosse la clientela che potesse intercettare e quali tipi di servizi questi determinati target di utenza ambissero. La famiglia Curatella, proprietaria dell’Elizabeth, ha affidato allo studio dell’architetto Toni Marincola la realizzazione di ciò che era stato in qualche modo pre configurato nella fase di brainstorming. E’ in atto una fortissima evoluzione del settore turistico, aumentano i numeri di viaggiatori a livello mondiale e, quindi, anche in Italia; clienti sempre più sofisticati ed esigenti che percepiscono il concetto di lusso, con criteri, con dei “desiderata” e che non sono più quelli di 10, 15 o 20 anni fa. Anche Roma forse dovrebbe porsi in un modo diverso rispetto al passato, evolvere. È sotto gli occhi di tutti un progressivo decadimento complessivo della città, ormai ventennale, che non può non avere un impatto anche sul tipo di clientela turistica che sceglie Roma come meta. Quindi, fuori dai luoghi comuni, ritengo auspicabile - se non indispensabile - un complessivo sforzo di tutte le componenti produttive di questa città indirizzato all’innalzamento della qualità dell’offerta complessiva dei servizi. Il disagio percepito dal cittadino romano è “tel quel” quello che percepisce un turista. Per il bene che vogliamo a questa città, tutti noi che lavoriamo nel settore dell’accoglienza, percepiamo quanto sia divenuto non procrastinabile quel salto di qualità per dare la giusta dignità a Roma nei confronti di una competizione internazionale che diventa sempre più agguerrita.

Questa risposta ha già in parte anticipato una seconda domanda in quanto ha affrontato il tema del degrado della nostra Città. Anche noi ci sentiamo in imbarazzo quando mostriamo la nostra città agli stranieri e vorremmo nascondere certe brutture. Quanto, effettivamente il colto viaggiatore dell’Elizabeth, percepisce di tutto questo decadimento? Quanto potremmo fare di più tutti insieme per fare in modo che ci sia un’offerta adeguata da ogni punto di vista: per i trasporti, per l’accoglienza per l’offerta artistica culturale e storica che potremmo offrire a Roma?

Non sono un amministratore pubblico, sono solo un modestissimo appassionato delle cose che faccio e le scelte che conducono la mia attività professionale e, comunque, i suggerimenti che la mia esperienza mi consente di dare agli imprenditori di questo settore, sono quelli che derivano dalla mia passione per le persone. Alla fine l’ospitalità altro non è che una genuina passione per l’accoglienza e le persone. Mi piace l’idea di creare una comunità composta da individui con “affinità elettive”, che si sentano parte di un progetto comune, che sia culturale, sociale o, semplicemente, per passare un buon momento insieme.

Che tipologia di clientela sceglie l’Elizabeth Unique Hotel?

La clientela di questa struttura è molto particolare, di nicchia, direi. L’abbiamo immaginata già in fase di pre-apertura come accennavo, cercando di intercettarla perché rappresenta quel tipo di ospite che non cerca l’orpello o il superfluo, ma che apprezza il dettaglio e soprattutto è alla ricerca di un’esperienza di viaggio autentica nel suo complesso, con la capacità di vivere una città come Roma attraverso una lente d’ingrandimento particolare che gli consenta una diversa prospettiva, quella del “genius loci”, quindi con una maggiore interazione con la comunità locale, con una superiore capacità di scoprire le tantissime ricchezze semi- nascoste che questa Città riserva a chi ha voglia di scoprire questi “hidden secrets”. Una clientela che viaggia, abituata alla qualità, capace di apprezzare un tipo di esperienza più vera, più pregnante, e culturalmente di grande spessore.

Una clientela che apprezza, quindi, quelli che sono i punti focali dell’offerta dell’hotel come l’eco sostenibilità e l’attenzione al sociale, solo per citarne alcune.

Esserci liberati dalla plastica e dalla carta sono sicuramente due dei nostri punti di forza. Ricordo ancora quando a Parigi, già negli anni ’90, si parlava di come su questi grandi temi della salvaguardia del Pianeta si facessero molti proclami e pochissimi fatti. Iniziando dai piccoli gesti quotidiani individuali si può fare la differenza; il cambiamento inizia proprio da noi ed è diventato estremamente urgente. Noi, nel nostro piccolo universo fatto di 33 camere, siamo orgogliosi di non contribuire alla proliferazione della plastica o alla distruzione delle foreste, augurandoci che nel tempo tutto ciò possa divenire una prassi comune. Ciò che stiamo provando a perseguire in questo albergo è un esercizio di coerenza: il Manifesto dell’Elizabeth Unique Hotel indica una serie di impegni ed azioni che possiamo fare e facciamo realmente. Più che studiare una comunicazione che possa attrarre ed ammaliare i potenziali clienti, declinando cose che lo convincano a prenotare presso la nostra struttura, dichiariamo come incipit, come commitment che decliniamo con trasparenza nel nostro Manifesto, Less is More: poche cose ma al meglio delle nostre possibilità. Questo è il leitmotiv, il fil rouge che lega i vari elementi dell’offerta dell’Elizabeth Unique Hotel.

L’Hotel è anche Pet Friendly?

Sì perché quando si tratta di qualità della vita, di tempo e di spazio, noi dobbiamo immaginare che un cliente che viaggia voglia essere sempre circondato dai suoi affetti. Quindi l’ospitalità non è tirare su delle barriere che rendano difficile l’esperienza degli ospiti ma, al contrario, facilitarne la fruizione. E tanto siamo pet friendly quanto siamo children friendly, perché nel nostro albergo tutti i divani presenti in alcune categorie di camere sono dei divani letto che possono ospitare, in pieno confort e senza nessun supplemento, i bambini fino a 12 anni. Un piccolo gesto “etico” con il quale ci piace pensare che dei genitori che viaggiano e che desiderano vivere un’esperienza a cinque stelle nella Capitale, non debbano sentirsi oberati da un ulteriore costo per condividere questa esperienza di viaggio con i propri figli. Quindi, fornire ospitalità gratuità ai figli dei nostri ospiti, è per noi un altro segnale di empatia, di coinvolgimento e di volontà di essere accoglienti nei confronti dei nostri ospiti.

Per rimanere nel filone “eco”, un’altra chicca è costituita dalla Tesla. Offrite un servizio di transfer verso l’aeroporto con questo avveniristico e prestigioso mezzo elettrico.

Assolutamente sì. Questa è stata una mia garbata ossessione fin dall’inizio che la Proprietà ha assecondato con entusiasmo. Dobbiamo essere coerenti nella nostra offerta eco e questa vettura completamente elettrica e dal design accattivante, risponde perfettamente alla nostra filosofia eco che esce dai canoni dell’accoglienza tradizionale. Piuttosto che accogliere ed accompagnare i nostri ospiti su berline di brand anche molto prestigiosi, abbiamo pensato di distinguerci con un segnale di sobria eleganza e di attenzione per l’ambiente.

Come nasce il nome Elizabeth?

E un tributo nei confronti della mamma del signor Giovanni Curatella, e quindi della nonna di Vittorio Curatella, la famiglia proprietaria della Struttura ed artefice di questa continua evoluzione e nella crescita del portfolio aziendale. Elisabetta era la capostipite che ha guidato la crescita di questa famiglia che si è fatta carico, anche in momenti meno facili, di portare avanti un progetto di educazione e di ricompattamento della famiglia e che stata la guida, anche filosofica e culturale dei signori Curatella. La signora, durante i lavori di riconversione dell’hotel, venne a mancare e i signori Giovanni e Vittorio Curatella hanno voluto renderle omaggio dedicandole la struttura. Unique invece è la distorsione del termine “boutique”, usato per la prima volta da Ian Schrager negli anni ‘70 per identificare quegli hotel di piccola taglia, che esprimono un grande charme e sono dotati di una spiccata personalità nell’accoglienza. Boutique Hotel ci sembrava un termine sicuramente indovinato per la nostra struttura ma decisamente abusato nel corso dei decenni e, giocando sull’assonanza, abbiamo coniato questo termine – “unique”- per mettere al centro della nostra proposta l’Ospite inteso come unico. In una struttura così piccola ogni ospite è un Cliente con la “C” maiuscola; puntiamo a “customizzare” l’esperienza dei nostri Ospiti, cercando di anticiparne i bisogni e i desideri.

Un’esperienza fatta di tante piccole attenzioni e coccole per gli ospiti che abbiamo notato nelle camere. Smartphone, tablet e un fornitissimo frigobar completamente gratuito…

Sì, assolutamente. Ci siamo messi nei panni dei nostri ospiti cercando di interpretarne i desideri e ci siamo chiesti cosa vorremmo trovare in un hotel cinque stelle. Ricordo quando, viaggiando in giro per il mondo, mi venivano chieste cifre assurde a deposito per un adattatore di corrente o ero costretto a pagare costi che definirei “outrageous” per una semplice acqua minerale. Perseguire questa politica mi è sembrato sempre un abuso della disponibilità dei nostri ospiti. Abbiamo voluto provare ad essere un albergo etico, ci siamo dati l’obiettivo di fare il massimo applicando un prezzo in grado di sostenere il nostro sforzo economico e professionale generando profitto, ma senza andare ad appesantire la relazione con il nostro ospite facendo pagare l’acqua minerale piuttosto che il wi-fi o una serie di piccoli benefici che forniamo noi gratuitamente, con la certezza di andare nella direzione di un’alleanza etica e di un rapporto sano con la nostra clientela.

Parliamo del Bar Bacharach Bistrot. Un nome curioso per un luogo elegante che propone un’offerta gastronomica molto particolare.

Abbiamo voluto giocare con le parole. Burt Bacharach è il nome del grande artista e compositore musicale degli anni ’70, ’80 e ’90. “Musicians love Burt Bacharach”, dichiarò durante un concerto Chris Botti, grande trombettista americano di origine italiane, riconoscendo in lui uno dei più grandi musicisti della musica moderna. La musica è un elemento rigenerante, un elemento molto importante per la nostra anima; abbiamo voluto dedicare a Bacharach il nostro bistrot giocando sul suo nome di battesimo. Proponiamo una piccola carta fatta di pani creativi fatti in casa, una selezione molto severa di produttori di nicchia che andiamo a cercare in giro per la Penisola al fine di proporre prodotti genuini, di nicchia. Non abbiamo voluto puntare su una ristorazione gourmet: il bistrot deve essere un altro elemento friendly, che aggiunga qualcosa alla variegata proposta enogastronomica del centro di Roma. La nostra prima colazione copre un’ampia fascia oraria che va dalle sette di mattina fino alle dodici e trenta; non abbiamo un buffet per il breakfast, elemento antitetico al nostro concetto di cinque stelle che contempla una proposta di piatti realizzati con materie prime freschissime e preparati al momento.

Il Bar Bacharach Bistrot dell’Elizabeth Unique Hotel accoglie con eleganza anche importanti eventi, soprattutto nel mondo dell’arte. Quali sono gli elementi che li caratterizzano?

Amiamo fidelizzare persone e non clienti. Ci piacerebbe che chi viene da noi al Bar Bacharach Bistrot perché si sente a casa, perché magari trova al tavolo accanto l’amico con cui conversare amabilmente mangiando qualcosa. Chiamiamolo fare community, chiamiamolo clubbing. Si può creare un ambiente gradevole con un’offerta gastronomica di primissimo livello, che non scenda mai a compromessi con la qualità delle materie prime. Non lo dovrei dire ma non esercitiamo neanche un controllo di gestione sugli acquisti pur di assicurarci sempre la migliore qualità. Non operiamo quindi scelte di tipo speculativo. Vogliamo attrarre persone con una visione illuminata, che condividano la nostra filosofia. Una proficua attività di proselitismo che possa portare, nel medio termine, ad avere un locale di amici che si ritrovano per vivere un momento gradevole.

Ultima domanda sull’arte. L’hotel ha una prestigiosa partnership con la Galleria Russo. Come si esprime questa collaborazione?

Un altro dei momenti che definirei illuminati ed illuminanti nella realizzazione dell’hotel è stato l’incontro fortunato con Fabrizio Russo e la Galleria Russo. Quando ho parlato del progetto a Fabrizio e abbiamo cominciato a ragionare con lui, insieme alla famiglia Curatella, sul futuro mood, sulla “vestizione artistica” dell’hotel, prima ancora che venisse realizzato, ne è nata una partnership entusiasmante Tutte le opere sono state posizionate nelle aree pubbliche dell’hotel e nelle camere con una ratio molto forte, con una reason why ben definita, mai casuale. Il nostro non è un art hotel perché c’è un’esposizione di opere o perché una galleria ha svuotato i propri magazzini, riempiendone gli spazi. Ogni opera d’arte è stata collocata con criterio, realizzando un ensemble di grande armonia, di grande equilibrio e bilanciamento del quale dobbiamo ringraziare Fabrizio Russo che ha lavorato con noi già nelle prime fasi del cantiere. La Galleria Russo ha totale autonomia nella direzione artistica e la nostra fiducia è tale che nessun veto è mai stato esercitato nei confronti della galleria e degli artisti proposti, nella convinzione che ciascuno debba fare il proprio secondo le proprie competenze.

Nel bistrot ci sono due specchi antichi. Sono autentici?

Sì, durante i lavori di riconversione abbiamo recuperato diversi elementi che fanno parte dell’hotel. Sarebbe stato un peccato perdere sia gli specchi che altri elementi come i parquet, che sono stati trattati, rigenerati ed inseriti come testimoni del passato. Anche questo rientra nella nostra filosofia etica. In un mondo di obsolescenza troppo veloce abbiamo voluto dare importanza al tempo stesso sia all’ambiente ma anche al recupero dei valori e delle cose, quasi a ricordare a noi stessi l’importanza di riappropriarci del ritmo del tempo, di non essere mai superficiali. Cerchiamo di ritrovare il tempo della riflessione, dell’approfondimento della ricerca del nostro io interiore, di ricentrarci di nuovo su noi stessi.

IL MANIFESTO DELL’ELIZABETH UNIQUE HOTEL

Il lusso qui non è apparire, bensì essere compresi, trovare appagamento nei piccoli dettagli e ispirazione dalle suggestioni artistiche, in un percorso virtuale da antico a contemporaneo, con l’ulteriore privilegio di entrare a far parte di una community di viaggiatori illuminati. In aggiunta alla contaminazione artistica e culturale, l’Elizabeth Unique Hotel offre i servizi propri dei grandi alberghi a cinque stelle, con criteri di personalizzazione inediti. Siamo convinti che, oggi come mai, l’ospite sofisticato desideri e si aspetti momenti irripetibili, genuini, straordinari, che non hanno prezzo: vero criterio che determina il lusso e che ne costituisce il marchio di riconoscimento. Il nostro impegno è offrire l’alternativa a un sistema di globalizzato e standardizzato, valorizzando e mettendo a disposizione quanto di più raro, autentico, prezioso, in grado di emozionare. Noi ci rivolgiamo a individui, non target di clientela, che associano il termine “lusso” all’autoreferenzialità di operatori, che abusano del termine e non sono più in grado di interpretarlo “Walk it like you talk it”. Applichiamo in ogni ambito con coerenza e impegno i valori della nostra filosofia. Abbiamo cura e rispetto delle risorse umane interne, esplorando nuove forme di coinvolgimento e motivazione al fine di sviluppare un impareggiabile senso di appartenenza. "Qualità reale, non solo percepita". Ogni dettaglio, sia esso estetico o di servizio, è stato concepito e costruito senza alcun compromesso.  Gli impianti tecnologici corrispondono al non plus ultra e garantiscono il miglior comfort nonché sicurezza e prevenzione. L’albergo esercita la propria attività nel rispetto della normativa ed è in possesso di tutti i titoli, permessi e autorizzazioni previsti dagli enti pubblici competenti.

Siamo convinti che le geniali intuizioni e i capolavori artistici rappresentino uno straordinario serbatoio culturale da cui attingere. La creatività e il coraggio di osare e sperimentare, partendo da solide radici storico-culturali, sono il catalizzatore che ci spinge a esplorare nuove forme di ospitalità.

Dal concept dello spazio agli arredi, dall’atmosfera all’accoglienza degli ospiti. I nostri artigiani sono ispirati da tali input e li applicano nella materia. Rifuggiamo dalla produzione industriale, che comprometterebbe l’equilibrio tra innovazione e autenticità. Anche nell’ambito della ristorazione interna, la nostra è una scelta senza compromessi, seppur complessa dal punto di vista logistico: acquistiamo prodotti a km 0 e curiamo una produzione quanto più artigianale, come per il pane e la pasticceria, che vengono realizzati nelle nostre cucine.

Le materie prime consumate nelle immediate vicinanze del luogo di produzione sono un incentivo a rispettare le radici e le tradizioni. Un approccio semplice e genuino, che riprende le antiche abitudini dei nostri avi. Selezioniamo con cura una rosa di produttori locali, in grado di assicurarci alimenti sani e sapori unici, allontanandoci nettamente dalla grande distribuzione. Combattiamo il degrado e la decadenza, mettendo in campo valori etici, estetici e di rispetto ambientale. Crediamo nel fatto che fare profitto non è mai la causa, ma l’effetto di chi persegue la qualità. Intendiamo onorare la nostra eredità artistico-culturale, attraverso un’eterogenea rete di collaborazioni con esponenti della cultura della città, provenienti da diversi percorsi intellettuali.

Il Manifesto dell'Hotel

Giuseppe Falconieri C.I.O. Chief Inspiring Officer.


di Massimiliano Piccinno

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