Meno Male Che Non Siamo Tutti Feltri

Meno Male Che Non Siamo Tutti Feltri

L'attacco gratuito al personaggio di Camilleri, e indirettamente dunque allo scrittore, ha incendiato le polemiche

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I giovani non hanno ideali, i giovani non fanno nulla dalla mattina alla sera. Litania tipicamente italiana moltiplicata per decenni: pare che ogni generazione sia di default una generazione che si diverte a oziare. Non è così: tra chi studia e ottiene il massimo dei voti, chi si danna per aiutare a mandare avanti la bottega dei genitori, chi sogna di diventare qualcuno, chi viaggia aprendo la mente grazie anche a un'era in cui a pochi euro si può aver visto tutta Europa entro i 30 anni, il futuro ha un bel serbatoio al quale attingere. Al contrario però non è così: sono le nuove leve che non hanno fiducia in lui, soprattutto in un paese non proprio fatto su misura per i sogni come l'Italia. E alla categoria dei ruspanti, aggiungo anche i giovani giornalisti: mi è capitato di incontrarne parecchi e poi in fondo lo sono anche io, persone che si dannano per emergere coi loro scritti in un'epoca di più facile visibilità grazie ai social network, ma per lo stesso motivo anche di ancor più elevata e spietata concorrenza.

Ora, quando capita di leggere, e succede spesso, gli scritti (fossero davvero degli scritti…) o più precisamente gli strilli e le invettive del direttore di "Libero" Vittorio Feltri, come quella pubblicata in settimana contro Montalbano, personaggio di Camilleri il quale è costretto in ospedale da un infarto, ecco che cascano proprio le braccia, e insieme a loro anche quel briciolo di speranza di cui sopra. Per quanti giovani giornalisti corretti, equilibrati, desiderosi, affamati e che non hanno paura di raccontare le cose come stanno, che di certo non prendono un euro, anzi devono pagarsi da soli eventuali spese di trasferta e si dannano per ottenere l'agognato tesserino, il tutto in una corsa podistica verso una personale realizzazione, ce n'è uno che comodamente dalla sua poltrona non perde occasione per pungere oltremodo l'animo di un avversario politico o addirittura un illustre scrittore (perché se offendi il personaggio, offendi anche chi l'ha creato) che mai al mondo ha fatto nulla per attaccare lui a sua volta. Che Montalbano rompa i c. o meno, è una cosa che su un pezzo di carta non andrebbe scritta: l'errore di Feltri, oltre ai toni e alle parole sgradevoli, è ancora una volta mischiare un argomento oltremodo invasivo e seccante come la politica con altre vicende di vita quotidiana come quella di Camilleri, che nulla hanno a che fare col parteggiare per l'una o l'altra parte. Ma come il prezzemolo, ecco che il politichese viene messo proprio in tutti i piatti, anche quelli dove non basterebbe che una spolverata di buon senso.

Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo si sono autosospesi dall'ordine dei giornalisti, e hanno fatto benone: scelta individuale ma segnale importantissimo per la categoria. In un paese abituato a moralizzare a destra e a manca e  poi a mettere la testa sotto la sabbia, è un monito necessario. Inoltre, la cosa bizzarra è che Feltri ha messo le mani avanti quando non era il caso: l'uscita è arrivata in un momento in cui Camilleri non era ancora passato a miglior vita e che il segretario generale del PD sia il fratello di colui che interpreta Montalbano, dovrebbe essere una cosa che c'entra come i cavoli a merenda e non l'ennesimo pretesto per fare l'ultrà delle proprie convinzioni politiche. E poi, alla fin fine, diciamolo: non occorre stupirsi molto per un'ennesima uscita a vuoto dopo che lo stesso quotidiano soprannomina "gretini" chi si schiera dalla parte dell'ambiente o se ne esce con "Bastardi islamici" il giorno dopo gli attentati a Parigi del novembre 2015. Feltri esiste, e con lui il suo giornale, perché come capita per la tv spazzatura, c'è gente che il suo giornale lo compra, lo guarda, lo legge, se ne ciba. Quando capiremo che il più grande potere, quello di decidere di non dar da mangiare a un certo sistema, ce l'abbiamo sotto al naso e nelle nostre mani? Fabio Manenti, sul Fatto Quotidiano, parla di "istinto di sopravvivenza": non aver nulla da dire e fare la sparata perché si venga riabilitati dall'anonimato. L'unica sopravvivenza che ci auguriamo è quella di Camilleri: quanto sarebbe bello sentire la sua risposta, perché sappiamo già che sarebbe ironica e intelligente. Meno male che non siamo tutti Feltri. Ci sono giovani che si danno da fare, che lottano per realizzare i propri sogni, compreso quello di diventare giornalisti. Per svolgere questo lavoro in modo molto più degno di chi si diverte sempre a spararla grossa e sgradevole.

Stefano Ravaglia 

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