MAURIZIO LONGHI: NAPOLI, SARRI E LA JUVENTUS.

"Diceva di voler andare fino al Palazzo a prendersi il potere, non essendo riuscito a farlo, si è proposto come membro di quel sistema di potere”.

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Abbiamo il piacere di rivolgere  cinque domande a Maurizio Longhi, giornalista, scrittore e attore teatrale, riguardo al passaggio di Maurizio Sarri alla Juventus e sul Napoli in generale. 

Veniamo subito al dunque, Sarri alla Juventus è cosa? Tradimento o sceneggiata?


“Credo si possa parlare a tutti gli effetti di tradimento, di sceneggiata sono state alcune sue affermazioni. Ha sottolineato il fatto di non aver voluto fare un passaggio diretto dal Napoli ad un’altra squadra italiana, come se questo rendesse meno amaro e beffardo il suo approdo alla Juventus, con la quale i contatti andavano avanti da un anno. Delirante sottolineare anche il fatto che abbia dato il 100% quando era al Napoli, e ci mancherebbe pure, un professionista, soprattutto se guadagna cifre enormi, ha l’obbligo di dare il massimo. Quando era al Napoli alimentò una polemica sostenendo che, per avere un rigore, la sua squadra avrebbe dovuto avere le maglie a righe, chiaro il riferimento alla Juve, mentre nella conferenza stampa di presentazione da allenatore bianconero ha detto che si riferiva al Milan. Questo è un uomo pericoloso, un giorno dice una cosa e poi ne fa un’altra, il prototipo perfetto del calcio attuale dove, in nome di un presunto professionismo, non si tiene conto dei sentimenti. I napoletani hanno esaltato Sarri riversandogli addosso un amore smisurato, che dire, hanno esaltato la persona sbagliata, il tempo è galantuomo e rivela sempre la vera natura della gente”. 



Giacca, cravatta e linguaggio forbito, è già entrato in stile Juventus, secondo te saprà essere così anche dopo qualche decisione non proprio consona, in special modo in Europa?


“Questo è da vedersi, quando allenava il Napoli non lesinava polemiche nei confronti della Juve, ora è passato dall’altra parte. Ormai abbiamo capito che Sarri non ha problemi nel rinnegare se stesso, tant’è che ha dichiarato, apertis verbis, che sarebbe disposto a rinunciare anche alla tuta, da sempre il suo tratto distintivo. Talvolta le ambizioni divorano così tanto una persona da farle perdere tutti i valori che aveva sempre professato. La Juventus proverà per l’ennesima volta a centrare la Champions, chissà se Sarri, che nella più prestigiosa competizione europea ha sempre fatto malissimo, riuscirà a regalare questo sogno al popolo juventino”. 


Sarri entra al San Paolo, Maurizio Longhi, svestendo i panni del giornalista come accoglie Sarri? Fischi o indifferenza, che, come disse Sinisa Mihajlovic, potrebbe fare ancora più male?


“Sarei per l’indifferenza, vorrei far parlare sempre il campo, anche perché per i napoletani battere la Juve con Sarri in panchina avrebbe un sapore ancora più dolce. Meglio lavorare per mostrarsi superiori sul campo anziché perdere tempo pensando al tipo di accoglienza. Però, dopo tutti gli onori che il San Paolo ha sempre reso a Sarri, travolgerlo di fischi gli farebbe capire quanto la sua decisione abbia trasformato l’amore di un popolo in avversione sportiva. Ma l’allenatore toscano ha già fatto capire chiaramente quanto gli interessi molto poco ciò che i napoletani pensano di lui”. 


Hai scritto di recente un ottimo libro sul Portici, S.S. Portici 1906, oltre un secolo di calcio e sport, dove racconti la storia di una società di calcio, dalla facciata a dietro le quinte, dalla storia vera a quella romanzata fatta di racconti, come leggeremo secondo te la vicenda Sarri – tifosi del Napoli tra  40 anni? Sono curioso davvero...


“Grazie per aver citato il mio libro sulla storia ultracentenaria del Portici, squadra della mia città, abbiamo fatto una ricostruzione anno per anno arricchendo la narrazione di aneddoti e retroscena grazie alle testimonianze dei protagonisti. Proprio questo mi spinge ad esprimere ulteriori perplessità sulla conferenza di Sarri da nuovo allenatore della Juventus. Ho trovato di cattivissimo gusto dire di aver ricevuto alcuni messaggi da parte di giocatori del Napoli facendo capire che approvavano la sua decisione. Così ha messo in difficoltà i suoi ex calciatori, dichiarazioni poco avvedute per non dire in malafede. Un po’ come quando Higuain venne al San Paolo da avversario e, travolto dai fischi, indicò De Laurentiis al grido: “Es tu culpa”. Disgustoso, perché scaricare su altri il peso delle proprie decisioni? Chi lo fa come uomo vale meno di zero. Tra 40 anni, si ricorderà l’anno in cui il Napoli andò ad un passo dallo scudetto con un allenatore che disse di averlo perso in albergo per poi passare con quella squadra che si era proposto di combattere. Diceva di voler andare fino al Palazzo a prendersi il potere, non essendo riuscito a farlo, si è proposto come membro di quel sistema di potere”. 


Manolas e Icardi ma non solo, che mercato sarà quello del Napoli? Vedi un Inter favorita con il cambio Spalletti Conte?


“Non credo che l’Inter voglia fare da comparsa, con tutto il rispetto per Spalletti, con Conte cambia tutto: il tecnico salentino non si accontenta di un posto sul podio, ma punterà ai vertici. Vedremo come il club nerazzurro si muoverà sul mercato, ritengo che si farà di tutto per migliorare il livello di competitività della squadra per aprire un ciclo vincente. Relativamente al Napoli, si profila un mercato importante a differenza di quelli degli ultimi anni. Il timore è che possa essere ceduto qualche pezzo pregiato, il riferimento è soprattutto a Koulibaly, Allan e Insigne, se l’ossatura dovesse essere confermata e si dovessero aggiungere elementi del calibro di Manolas e James Rodriguez, mister Ancelotti si ritroverebbe con una squadra rinforzata. È vero che Manolas andrebbe a sostituire un difensore che in sei anni ha dato tantissimo al Napoli come Albiol, ma il greco, in coppia con Koulibaly, formerebbe davvero una diga tra le migliori del campionato. Servirebbe anche un attaccante, preferibilmente con le stesse caratteristiche di Milik, non credo che Icardi sia una pista percorribile, l’argentino si accaserebbe alla Juve in caso di rottura definitiva con l’Inter. Ribadito quanto sia importante un attaccante, dovessero concretizzarsi le voci su Manolas e James Rodriguez si potrebbe parlare di due colpi di un certo spessore”.

 Giuseppe Calvano

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