Daniele Timpano - Intervista

Cosa può fare la stupidità se prende il potere. "Gli Sposi" al Lunga Vita Festival il 16 luglio, non parla solo del comunismo e della Romania, ma del potere e della retorica dei discorsi pubblici, del potere di Ceaușescu e di sua moglie: idioti e mediocri, ma furbi e scaltri - di Alessia de Antoniis

372
stampa articolo Scarica pdf

Gli sposi - romanian tragedy, in scena il 16 luglio all'Accademia Nazionale di Danza per Lunga Vita Festival, è la storia di un'ordinaria coppia di potere, Nicolae Ceaușescu ed Elena Petrescu. Entrambi vengono dalla campagna e si ritrovano a militare nel Partito Comunista. Niente sembra distinguerli dai loro compagni, tranne il fatto che sono un po' meno dotati della media. “Sono delle creature senza smalto in un mondo senza orizzonte”: così li dipinge David Lescaut, l'autore del testo. Dittatori capricciosi e sanguinari, questi Macbeth e Lady Macbeth dei Balcani hanno seminato la paura nel popolo romeno, per poi finire sommariamente giustiziati davanti alle telecamere, sotto gli occhi del mondo, il 25 dicembre 1989. 

Se il teatro è vita, questo testo è sicuramente interessante, almeno come spunto di riflessione, per intravedere, tra le righe di realtà lontane nello spazio e nel tempo, situazioni che presentano, o potrebbero presentare, germi simili a quelli che vediamo oggi. Come notava il filosofo Giambattista Vico, possiamo ravvedere nella storia ragioni destinate a presentarsi costantemente nel tempo, anche se in gradi diversi, e ciò che si presenta di nuovo nella storia è paragonabile per analogia a ciò che si è già manifestato.

Nonostante alcuni “moderni pensatori”, nel nostro Paese, stiano andando in un'opposta direzione, conoscere la storia è utile, almeno per sapere dove rischiamo di andare. Il teatro, in questo senso, può aiutarci a non perdere quello che la nostra scuola inizia a toglierci: la nostra memoria.

Per David Lescot, autore de Gli Sposi, non c’è niente di cui il teatro non possa parlare: dalle storie più personali, che poi si rivelano sempre politiche, a quelle più globali, dall’infanzia al clima, dai sopravvissuti alla Shoah al potere del denaro, dalle dittature comuniste nei paesi dell’Europa dell’Est alla Comune di Parigi.

Con lo stesso spirito, parliamo con Daniele Timpano, interprete e regista insieme ad Elvira Frosini, della versione italiana del testo.

Daniele, perché tu ed Elvira Frosini avete scelto questo lavoro di David Lescot?

È un testo recente, del 2016. Lescot in genere scrive ed interpreta personalmente i suoi testi: questa è per lui un'anomalia, perché è stato scritto su commissione per la regista Anne-Laure Liegeois.

Il progetto iniziale era una riscrittura del Macbeth per presentare un discorso sul potere. Per farlo utilizza la quasi casuale ascesa dei coniugi Ceaușescu, dalle oscure origini contadine fino ai vertici della Romania comunista, ed è un’ascesa nel grottesco di un’esilarante commedia nera scandita dalla stupefacente mancanza di qualità dei due Macbeth dei Balcani, poco dotati e fallimentari in tutto, tranne che nel gioco in cui primeggiano tutti gli uomini privi di vocazione e di qualità: il potere.

Io ed Elvira abbiamo conosciuto prima l'autore, attraverso un progetto di scambio tra drammaturgia italiana e francese, perché David Lecot ha messo in scena la versione francese di un nostro testo, Aldo morto. In quell'occasione ci siamo scambiati dei lavori e questo in particolare ci ha colpito, soprattutto perché scritto per due personaggi, in linea con le nostre necessità drammaturgiche. Ci piaceva poi l'argomento, che avremmo voluto trattare, e l'umorismo con cui lui lo affronta. È un testo chiaro, lineare, sicuramente diverso da come lo avremmo scritto noi e questa è stata un'altra sfida che ci ha interessato.

Come avete affrontato questa drammaturgia?

Il testo parte da lontano, da quando Elena Petrescu e Nicolae Ceaușescu erano solo due ragazzi contadini della Valacchia. All'inizio assistiamo ad una certa distanza tra i due protagonisti: lei parla di lui, e lui di lei, in terza persona: sono più narratori che danno informazioni che attori. Si punzecchiano tra di loro, rinfacciandosi i rispettivi difetti, scivolando poi, lentamente, nei rispettivi personaggi. Vengono descritti in maniera sempre più esagerata, distorta. Per l'autore diventano quasi due clown, ridicoli ed inquietanti al tempo stesso. Escono di scena solo alla fine, con la loro morte dopo un sommario processo. Solo nell'ultima fase diventa tutto molto serio, tragico. È una struttura chiara, che noi rispettiamo. Il testo originale è più lungo: abbiamo apportato dei tagli, concordati con l'autore, perché alcune parti richiedevano tempi di esecuzione maggiori, soprattutto i discorsi di Ceaușescu. Abbiamo poi eliminato parti divertenti ma ripetitive. C'era anche una componente video con immagini di repertorio che noi non usiamo: la regia francese, sempre con due attori, prevedeva tre schermi sui quali venivano proiettati film originali, scene di folla durante i discorsi, ed enfatizzava il testo teatrale con tecniche cinematografiche. Il lavoro che abbiamo fatto noi è stato quello di lavorare sul ritmo e sulla fluidità: abbiamo creato un flusso unico che, dall'inizio alla fine, lega tutte le scene, senza inframmezzarle con video. Partiamo da uno spazio completamente vuoto che man mano si riempie di piccoli oggetti simbolici. Anche le sedie sono l'esatta riproduzione di quelle sulle quali si sono seduti Elena e Nicolae durante il processo: in internet si posono trovare le foto di turisti seduti sulle sedie originali, nel luogo dove sono stati processati: cosa esplicativa del moderno modo di vivere la storia.

Un elemento importante che emerge alla fine della drammaturgia è che il potere che processa i due dittatori in modo sommario, non è migliore di quello che si accinge a sostituire.

Elena e Nicolae Ceaușescu sono due dittatori improbabili, due persone senza intelligenza, mediocri e megalomani, una coppia che resiste al di là di ogni previsione. Nel testo Elena dice a Nicolae “sii una marionetta, e sarai tu a tirare i fili”. È una frase inquietante. Oggi abbiamo al governo parlamentari M5S eletti per puro caso, che hanno risposto ad un annuncio, scelti all'interno di un sistema, quello messo in piedi da Casaleggio, che prevede una pletora di incompetenti scelti proprio per essere gestiti. Possiamo vedere in questo testo un monito a fare scelte avventate, con il rischio che una coppia di idioti metta in ginocchio una nazione per un ventennio?....nel nostro caso sarebbe un altro ventennio....

Questo è un testo francese che parla della Romania e lo mettiamo in scena in Italia. Ci sono, pertanto, una serie di distanze. Per quanto empatico, è lo sguardo superiore di Lescot, che ironizza su come Bucarest sia ricostruita in modo tale da somigliare a Parigi, sulla costruzione del palazzo mastodontico oggi sede del parlamento romeno, edificato distruggendo un intero quartiere, sulle posate d'oro che i due dittatori rubano durante la loro visita a Parigi. Viene raccontata con ironia la megalomania di un uomo che vuole fare quello che a Parigi hanno fatto nell'Ottocento. È un testo che parla del passato, ma è stato scritto adesso, quindi inevitabilmente riecheggia dei problemi che abbiamo nella politica attuale. Non parla solo del comunismo e della Romania. Ambisce a parlare del potere e della retorica dei discorsi pubblici. I due personaggi vengono descritti come degli idioti, mediocri, ma al contempo, soprattutto Elena Petrescu, come furbi e scaltri. Emerge un giudizio su quello che può fare la stupidità se prende il potere. Nei discorsi di Ceaușescu, riprodotti nello spettacolo, anche a me risuona qualcosa di familiare. Nonostante una retorica completamente diversa da quella che c'è adesso, ravviso il populismo da quattro soldi che dilaga in questo momento storico, ci sento Di Maio, Salvini e altri. Lo sento anch'io mentre recito quei discorsi. Non so a che situazione politica pensasse Lescot in Francia mentre scriveva, ma queste suggestioni, adesso, in Italia e in Europa, sono presenti. Ascoltando i discorsi di Ceaușescu, si percepisce una buona dose di nazionalismo celata sotto l'apparenza comunista. 

Nicolae nel testo dice: “Sono diventato un intellettuale perché sapevo che nessuno può essere un vero comunista, nessuno può assumersi veramente delle alte responsabilità senza imparare, senza studiare, e sopra ogni altra cosa senza conoscere il pensiero rivoluzionario, la dialettica, il materialismo storico e il marxismo-leninismo”. Quello della cultura, vera o posticcia, è un vezzo andato in disuso? Abbiamo un parlamento con un bassissimo livello di istruzione...

Sì, abbiamo addirittura parlamentari che si compiacciono di essere ignoranti. La cultura oggi è presa in considerazione sono nella misura in cui la puoi monetizzare. Se puoi affittare gli Uffizi, come faceva Renzi, per fare una cena, allora l'arte è fantastica. Se puoi riempire un centro storico, come quello di Lecce, di bar e B&B, allora il barocco leccese è bellissimo. L'arte è più facilmente monetizzabile e, pertanto, è una forma di cultura maggiormente tutelata. Ma, se nella percezione del Paese, la cultura è marginale, il teatro, ad esempio, è la periferia della cultura. Credo che oggi parlare di cultura sia davvero inattuale. Il testo rispecchia un'altra epoca e ironizza, ad esempio, sulle lauree honoris causa ottenute dalla Petrescu in modi poco ortodossi, anche comprando il lavoro di giovani ricercatori, o su Ceaușescu che dice “sono diventato un intellettuale”, nel discorso per i festeggiamenti del suo cinquantesimo compleanno, con gli studenti che cantano in coro, inneggiando al dittatore.

Le grandi ideologie che hanno caratterizzato il secolo scorso, il fascismo e il comunismo, sono state dichiarate morte. Eppure assistiamo a recrudescenze dei valori nazi-fascisti in giro per l'Europa e, in Italia, lo zar Putin che pare finanzi un partito fascista come la Lega. Abbiamo vuoti di potere che rischiano di essere colmati da nuovi aspiranti dittatori?

In realtà credo che il carisma di personaggi come Renzi o Salvini non sia quello duraturo dei dittatori del passato. Durano finché sono in grado di manipolare l'informazione e gestire la comunicazione, finché fanno buone operazione di marketing su loro stessi. La dittatura mussoliniana o quella di Ceaușescu, si basano sicuramente sulla comunicazione, ma c'è anche il culto della persona. Lo stesso Putin non è paragonabile allo zar di una volta. Oggi affidiamo tutto alla promozione di un prodotto: Salvini è un prodotto da commercializzare, una persona trasformata in merce. 

La dittatura di Ceaușescu è una ferita ancora aperta tra i romeni che hanno vissuto quel ventennio. Avete avuto riscontri dalla comunità romena?

Abbiamo avuto tra il pubblico un regista romeno e una giornalista, ad esempio, oppure studenti romeni durante le matinée. In genere abbiamo avuto riscontri positivi. Sui social abbiamo avuto anche critiche perché parlavamo male di un dittatore. In Romania, come accade in Italia con Predappio, c'è chi è nostalgico della dittatura.

Il carcere di Piteşti non è stato diverso da Auschwitz, eppure tutti conoscono il campo di sterminio polacco, mentre nessuno conosce questo istituto di pena romeno. Nessuno sa che tra il 1949 e il 1952, quindi dopo la fine del secondo conflitto mondiale, a Piteşti è stato compiuto quello che Aleksandr Solgenitsin ha definito "il più terribile atto di barbarie del mondo moderno"...

Sì, e tutto questo è accaduto nell'era post diritti umani...

Eppure i coniugi Ceaușescu hanno incontrato capi di Stato come Nixon e De Gaulle...

Come erano accettati in occidente è ben descritto nel testo. Su YouTube si può trovare un video in italiano degli anni Settanta dove si parla benissimo dello sdoganamento di Ceaușescu come cerniera tra l'occidente e i Paesi del blocco comunista. Si parla dei coniugi Ceaușescu con grande stima, rispetto e ammirazione. 

Dopo la rivoluzione del 1989, col desiderio di far parte di tutte quelle trasformazioni iniziate con il crollo del muro di Berlino, la Romania ha, forse anche involontariamente, realizzato una sorta di damnatio memoriae sul ventennio di Ceaușescu. Si parla di almeno un milione di vittime sulle quali è stato steso un velo. La Romania ha un buco nero, nella sua storia, che va, dal 1965 al 1989 ... in realtà dal 1945...

Anche la damnatio memoriae improvvisa, dal dicembre del 1989 in poi, è un sintomo evidente della manipolazione della realtà.


Alessia de Antoniis


Gli sposi | romanian tragedy

Regia e interpretazione: Elvira Frosini e Daniele Timpano

Testo: David Lescot

Traduzione: Attilio Scarpellini

Disegno luci: Omar Scala

Scene e costumi: Alessandro Ratti





© Riproduzione riservata