La Scortecata Di Emma Dante

Grande successo per "La scortecata" di Emma Dante lunedì scorso, presso l’Accademia Nazionale di Danza, per la chiusura di Lunga Vita Festival.

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Davanti a una platea gremita, che ha fatto registrare il sold out, Emma Dante ha portato in scena “La scortecata”, decima fiaba della prima giornata de Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille di Giambattista Basile.

La vicenda narra la storia di due anziane sorelle, Carolina e Rusinella, che vivono recluse in una catapecchia; la totale solitudine che le accompagna da sempre le ha inasprite, portandole spesso a sopportarsi malamente anche tra loro. Il ménage familiare viene spezzato dall’offerta di un re che, innamoratosi della voce della più giovane delle due sorelle, desidera incontrarla.

Ed è a questo punto che ha inizio lo spettacolo. Le due sorelle sono sedute ricurve su una sedia, intente nello strenuante rituale di levigarsi il dito indice della mano, nell’intento di mostrarlo al re dalla serratura della porta.

Magistrale, da qui in avanti, l’interpretazione di Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola, che in perfetto stile settecentesco, interpretano, rispettivamente, Rusinella e Carolina.

Protagonisti sul palco oltre a loro, solo due sedie, la miniatura di un castello, una porta e un lenzuolo con cui però i due attori riempiono la scena, dando vita a uno spettacolo che calamita lo sguardo dello spettatore dall’inizio alla fine.

Tra battute in dialetto napoletano e rapidi susseguirsi di scambi di ruolo, i due attori si alternano nel recitare la parte delle due sorelle, del re e della fata. Basta un semplice giro della porta o un rapido scambio, quasi impercettibile, di corona, per passare da un personaggio all’altro in maniera assolutamente naturale. Il tutto, reso ancor più realistico, dai movimenti del corpo e dalla postura degli attori che si calano perfettamente, non solo nel ruolo femminile, ma, soprattutto, nelle movenze ricurve e traballanti che caratterizzano l’anzianità delle due protagoniste.

Carica di pathos la scena finale in cui Carolina, resasi conto che non potrà mai ottenere l’amore del re, chiede alla sorella maggiore di scorticarle via la pelle, per poter ritrovare, al di sotto della pelle avvizzita, un po’ di giovinezza e la speranza di trovare l’amore.

Una morale forte che lascia capire, come troppo spesso per “apparire” finiamo con il dimenticare la nostra vera essenza.

Un applauso a scena aperta, accoglie i due attori allo spegnersi delle luci, per un successo veramente meritato che si propaga alla bravura della regista che, ancora una volta, ha saputo dar vita a un qualcosa di veramente straordinario e memorabile.

Alessia Graffi

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