MACRO Asilo: Non è Un Addio

Il 22 luglio 2019 sono scaduti i termini per la partecipazione all’avviso pubblico per il conferimento dell’incarico professionale di Direttore Artistico per il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma.

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MACRO Asilo: non è un addio

di Roberta Melasecca

Il 22 luglio 2019 sono scaduti i termini per la partecipazione all’avviso pubblico per il conferimento dell’incarico professionale di Direttore Artistico per il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Termina così, il 31 dicembre 2019, il MACRO Asilo, l’innovativo progetto di Giorgio De Finis che dal 30 settembre 2018 ha cambiato le regole del gioco in una Roma che presto dimentica e tutto contraddice.

Sì, termina il MACRO Asilo, perché quanto proposto dal bando, nonostante ad uno sguardo superficiale possa sembrare mantenere le stesse caratteristiche e priorità, cela invece un clamoroso passo indietro.

Leggiamo infatti: “Il museo Macro si è dimostrato, con il progetto sperimentale MACRO Asilo, in grado di creare, all’interno dei suoi spazi una dimensione aperta alle proposte di artisti, curatori e ricercatori provenienti dalle diverse discipline; nonché di promuovere un dialogo con la città, partecipativo, gratuito e accessibile a tutti....una proposta radicale e coraggiosa, che mette al centro della sua missione e della sua strategia la creazione di processi partecipativi nella costituzione di vere e proprie comunità di indagine e di apprendimento.”

E continua evidenziando le linee guida: “sviluppare, ampliare e dare continuità alle linee di indirizzo basate su apertura, pluralità, pratiche discorsive e dialogiche, creazione di comunità; promuovere l’accessibilità universale; favorire un ruolo attivo dei pubblici nello sviluppo delle attività; dare spazio alla ricerca e alla sperimentazione artistica anche in senso interdisciplinare; valorizzare le collezioni del Macro attraverso rapporti collaborativi con la Sovrintendenza Capitolina che ne ha la titolarità; promuovere e gestire la collaborazione con le istituzioni culturali e formative, le comunità artistiche, le Accademie straniere a Roma; promuovere e gestire la collaborazione con istituzioni italiane ed estere.”

La prima volta che ho letto il bando ho pensato subito che grande elogio era stato fatto all’operazione radicale e coraggiosa di De Finis e che il successo del progetto, in termini numerici di partecipazione ed affluenza ma anche di qualità delle proposte presentate 7 giorni su 7 dalla sua apertura, potesse dare il via ad una nuova stagione dell’arte contemporanea romana. Tuttavia, scrutando attentamente le parole utilizzate, questo bando assomiglia molto ad una copertura, o meglio l’Azienda Palaexpo utilizza il bastone e la carota per regolamentare e “normalizzare” i processi artistici (un ossimoro forse?). Una sorta di istituzionalizzazione di un sistema al fine di coinvolgere quegli operatori che, per loro scelta, sono rimasti fuori dalle dinamiche del MACRO Asilo, dopo averlo criticato e messo alla gogna, trascinando nella stessa sorte quanti hanno lavorato attivamente e presentato progetti artistici.

Da ottobre 2018 a luglio 2019 ho raccolto tutti i libretti cartacei con i programmi giornalieri del museo: il MACRO è stato davvero un museo ospitale, aperto a proposte provenienti da tanti ambiti differenti. In 10 mesi si sono susseguiti progetti di alta qualità, lectio magistralis di tanti ed importanti studiosi e intellettuali, attività laboratoriali e ludiche, coinvolgendo un pubblico eterogeneo e trasformando il museo in un cuore pulsante del territorio. Ogni spazio culturale - museo, galleria, associazione, comunità, ecc. - nel corso della sua esistenza presenta iniziative di vario genere, alcune più convincenti, altre meno, senza per questo venire additato, a priori, come realtà di scarso valore ed interesse. Sta sempre al pubblico la scelta e il discernimento. Come sta a noi, operatori culturali, la volontà di essere protagonisti di un percorso oppure spettatori. E come disse Andrea Camilleri nel raccontare la sua ammissione all’Accademia di Arte Drammatica: “non condividere non vuole dire che il pensiero e le opinioni dell’altro siano sciocche, possono essere idee intelligenti... da qui l’importanza di ascoltare sempre fino in fondo le ragioni degli altri.”

Quanto ho sperimentato nel museo romano mi ha ricordato il format dei musei inglesi, centri culturali ricchi di attività calibrate per diverse tipologie di fruitori, dai bambini e famiglie, agli appassionati ed esperti. Un museo non solo da visitare ma da vivere. Ho trascorso giornate intere tra atelier, lecture, progetti partecipativi ed ogni realtà mi ha lasciato una profonda ricchezza interiore, dandomi la possibilità di sviluppare ed intensificare il mio spirito critico.

Credo che il MACRO Asilo sia stato (e lo è ancora) un momento storico importante per la città di Roma, una visione di cosa l’arte può produrre nelle nostre vite e la realizzazione di quello che sempre apprezziamo nei nostri gemelli europei.

Quindi, addio MACRO Asilo? Non credo perchè l’anima dei luoghi si incarna in chi li costruisce e ne conserva la memoria e l’esperienza, e la riapplica in altri e nuovi luoghi, nella storia personale e collettiva. 

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