IL NUOVO MONDO TEATRALE DI RECHERCHE

IL NUOVO MONDO TEATRALE DI RECHERCHE

Doppia intervista a Vittoria Faro e Antonio Pizzola che hanno creato il luogo dove si vive la creatività per un teatro che genera pathos in grado di metterlo al riparo dai sovvertimenti della spettacolarità e in grado di parlare all’uomo e dell’uomo.

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L’appuntamento è a Viale dell'Acquedotto Alessandrino, 42 per un aperitivo dedicato alle sonorita' electro ambient del dj SuperAnto, poi finisci per trovarti in uno di quei luoghi che a Roma sembrano fuori dal mondo reale con in più la testimonianza storica di un pezzo dell’acquedotto perfettamente conservato. La struttura è un capannone di 200 mq immersa nel verde e prende il nome di “Recherche” come luogo dove poter dare sfogo alla propria creatività e in cui potersi prendere una pausa dalla frenesia quotidiana al di fuori del contesto urbano. Oltre alla classe e al senso artistico con cui è stato sistemato il posto, il valore aggiunto è rappresentato dalla possibilità di entrare in connessione con professionisti del settore che hanno tutta l’intenzione di ricreare un legame inscindibile tra esperienza teatrale ed esperienza pedagogica, con un’attenzione seria e costante al momento della formazione e della promozione culturale dando il giusto valore anche alle aree periferiche. Direttrice artistica e ideatrice di Recherche è Vittoria Faro regista e attrice che condivide il viaggio con l’architetto Antonio Pizzola presidente della stessa associazione culturale. Sono loro che ci accompagnano in una sorta di visita guidata dove è facile rimanere affascinati dal loro progetto e dai tanti programmi futuri.

Vittoria, come nasce l’idea di Recherche e cosa vuole rappresentare?

L’idea fondamentale è quella di mettere insieme un architetto e una regista e farli lavorare su un unico progetto portante, ovvero la creazione di uno spazio che potesse elevare e dare un senso di bellezza attraverso il coinvolgimento di tutti i sensi. Tutto quello che rappresenta Recherche è espresso in un manifesto che abbiamo voluto sistemare proprio all’ingresso della struttura per dare subito un’idea dei nostri obiettivi. “Recherche è un punto di comunione, spazio di concentrazione, convergenza e sperimentazione, motore di fermenti e di sfide. Luogo sacro per la conoscenza…”

Mi spieghi meglio la commistione della vostra Associazione con il teatro?

Io parto dal teatro ma ad un certo punto mi sono resa conto di essere stanca dei soliti schemi. Contrariamente al passato, il teatro non usa più lavorare attraverso la metafora ma evidenzia solo un aspetto nudo e crudo senza quell’effetto metaforico che lo contraddistingue dalle altre forme d’arte pur contenendole tutte. Per questo si vuole mirare a un coinvolgimento totale anche del pubblico nell’esperienza teatrale, abbattendo le tradizionali barriere per reinserire il recupero di modelli espressivi propri delle grandi tradizioni popolari e della dimensione del rito. Quindi la comunità è chiamata ad assistere allo spettacolo non solamente in forma ricettiva o fruitiva, ma come parte integrante dello spettacolo stesso. Recherche oltre ad ospitare le più interessanti novità del panorama del teatro di ricerca nazionale e straniero vuole proporre occasioni di riflessione e di approfondimento, nonché di indagine sulla situazione del teatro contemporaneo attraverso: seminari, laboratori, animazione teatrale per bambini, per non esaurire la proposta teatrale nel solo fatto spettacolare.

Questa sede di Viale dell’Acquedotto Alessandrino si può considerare una location fissa?

Fissa come struttura anche se non potrà mai considerarsi come tale poiché è stata concepita piuttosto mobile. Infatti, il bianco della “sala del rituale” vuole essere una sorta di motore propulsore per varie iniziative che alla base hanno sempre quella ricerca di ritorno alle origini, agli archetipi, ai simboli. Qui ho voluto degli elementi che parlassero di umanità e dell’evoluzione che stiamo diventando attraverso la materia così come queste mani che faccio uscire dalla parete come se fossero vive con davanti delle candele che muovendosi generano ombre. Dico agli artisti venite qui e lavorate in simbiosi con lo spazio e insieme a voi lo spazio assumerà la forma che deve prendere. E poi il camerino la “Red Lynch“ dove il rosso delle pareti spinge a scendere in profondità, un viaggio nell’inconscio per prepararsi a vivere mondi paralleli. Questa zona è importante perché anche con la costumeria e le maschere per il travestimento, conduce l’attore a concentrarsi e ad entrare nella parte prima di ogni rappresentazione

Antonio, come mai per il vostro progetto avete scelto una zona come Torpignattara che, dal punto di vista dell’intrattenimento, non è fra quelle più gettonate a Roma?

Sicuramente anche per un motivo di riqualificazione urbana. E poi, considerato che come impostazione non facciamo parte del teatro classico, era giusto essere una sorta di navicella calata dentro un territorio densamente abitato anche da extracomunitari, una periferia squisitamente popolare. Rispetto ad altri quartieri come San Lorenzo e il Pigneto che si sono evoluti diventando più cool, Torpignattara conserverà sempre un’anima popolare con gente autentica e sicuramente con più multiculturalità. Miriamo proprio a progetti anche con gli stranieri del territorio per un contatto diretto anche con la loro cultura che abbia alla base sempre il carattere umano e le relazioni fra le persone. Grazie, poi, ai bambini che frequentano la nostra struttura stiamo lavorando anche su un altro aspetto quello dello stupore proprio prendendo ispirazione dal senso di meraviglia e dall’entusiasmo generato dai più piccoli. Il Teatro così come l’arte in questo momento, sembra in difficoltà con la comunicazione, perché, soprattutto a Roma, funziona molto con il seguito che riesce ad avere l’artista. L’esperimento che vogliamo fare la sfida che cerchiamo, invece, è di coinvolgere il pubblico senza il traino dell’artista

Hai creato questa piramide capovolta che padroneggia all’ingresso della struttura…cosa vuole rappresentare?

Questo è il nostro simbolo e la nostra cabina di regia. Il concetto è partito da due parametri importanti Il primo è legato al simbolo segno di rigenerazione ma che ci mette in collegamento anche con il mondo dei morti simbolo di rinascita. Il secondo è il deus ex machina quello che originariamente era nella teatralità, gestione della regia, dell’occhio che guarda dall’alto e non più dal basso o dallo stesso livello degli attori. La piramide capovolta assume diversi significati, infondo, noi qui facciamo ricerca e la ricerca significa approfondimento della conoscenza reale quindi è un moto di approfondimento verso il fulcro ma anche un moto che dal fulcro va verso il mondo. Quindi ha una doppia direzionalità. E’ una chiesa sul pensiero libero come ricorda anche la struttura che potrebbe lasciare intendere ad un pulpito, ad una navata fino all’altare.

Cosa propone Recherche per il futuro?

Il nostro spazio è aperto a qualsiasi forma d’arte e spettacolo purché abbia come tema dominante la ricerca. Abbiamo in programma diversi laboratori, scuola propedeutica di teatro, letture classiche e horror accompagnate dal piano, esperimenti di lettura insieme a poeti e scrittori, esoterismo e cultura del massaggio. Da ottobre a gennaio avremo una scuola di teatro sperimentale e un progetto dedicato alla musica barocca e gotica. Inoltre, da gennaio partiranno spettacoli notturni che hanno come tema l’eros. E’ anche possibile affittare la sala per la preparazione di spettacoli e proporre la propria messa in scena all’interno della rassegna teatrale che verrà prevista annualmente. Uno spazio in cui l’artista può scoprire se stesso ed entrare in connessione con gli altri. La nostra intenzione è quella di coinvolgere lo spettatore a 360 gradi con una spettacolarizzazione che può essere nel suono, nella danza, nelle installazioni e in qualsiasi forma d’arte. L’obiettivo per noi è quello di mettere in collegamento tutte queste forme d’arte in un dialogo che non è contaminazione, così come è stato spacciato fino ad ora, piuttosto uno scambio reale fra gli artisti ovvero accogliere l’idea dell’altro e in simbiosi proporre qualcosa che sia attinente. Proprio come in questa serata dove il dj Antonio Pascuzzi ci ha fatto sentire le sue tracce e su queste è stato realizzato un allestimento che è in linea con il suo percorso artistico. Ad aiutarci nell’impresa anche la coordinatrice e attrice Carola Ripani, lo scrittore Riccardo Tiné.

                                                                                         Rosario Schibeci 

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