Procuratore, Quanto Mi Costi

L'impero degli agenti che si intascano laute somme sui trasferimenti dei calciatori. Ma dal 2020 qualcosa cambierà

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"Io non avevo procuratori. Non esistevano ai miei tempi, eravamo di proprietà del club. Quando nel 1979 mi ritirai prendevo 70 milioni di lire. Oggi li prendono in cinque minuti". Voce del verbo Gianni Rivera. Un paio d'anni fa, intervistato a Radio Uno, disse la sua in questo modo sulla vicenda Donnarumma, finita poi a tarallucci e vino: la malvagia influenza di Raiola su un povero ragazzino indifeso di diciotto anni che non doveva rinnovare col Milan ma doveva essere ceduto. Anche perchè, anzi, soprattutto, il pizzaiolo metà slavo e metà olandese ci avrebbe guadagnato. E' il calcio moderno, bellezza. Valori alle ortiche, plusvalenze come se piovesse, e giocatori utilizzati come galline dalle uova d'oro per la figura che ormai domina il mondo del pallone più di gol e moviole: i procuratori. Chiamateli così, chiamateli agenti, sempre di loro si parla. Nel 2018, in serie A, l'ammontare delle commissioni versate ai procuratori è stata di 172 milioni, un 19% in più dell'anno prima, seppur nel 2016 si sia toccata anche quota 193.

Contestati e denigrati, additati come null'altro che squali del calcio, quando in realtà c'è un sistema che permette loro di fare chiaramente ciò che ritengono opportuno e muoversi come più preferiscono. Raiola, nel trasferimento di Pogba alla Juventus e poi allo United, ha guadagnato 35 milioni di euro. Additato come responsabile dai tifosi del Milan nel momentaneo mancato rinnovo di Donnarumma, è stato poi la speranza degli stessi quando si paventava il ritorno di un altro suo assistito in rossonero: Ibrahimovic. Tifosi voltagabbana, tanto i soldi non li spendono loro. Occorre però fermarsi: quello del mercato dei procuratori sta diventando una questione fuori controllo con soldi che escono dal pallone senza più farvi ritorno. E vanno in mano non sempre a professionisti del settore, ma soprattutto a chi si è stato bravo ad arrangiarsi: Caliendo, il precursore della categoria, colui che portò Baggio dalla Fiorentina alla Juventus, faceva il benzinaio e vendeva enciclopedie porta a porta. Di Raiola, sappiamo tutto, mentre altri ancora facevano i garagisti. Nella società odierna sapersi inventare un lavoro è tutto: per questo serve solo una grande faccia tosta che permetta di tessere una rete di contatti. E il resto, è a salire. L'acquisto di Rabiot da parte della Juventus, è un finto parametro zero: le commissioni per averlo a Torino hanno raggiunto i 10 milioni. Una quota che dovrebbe rappresentare il 3% del loro del cartellino, una percentuale che spesso viene elusa. 

Ma nella classifica degli agenti sportivi più ricchi al mondo, al primo posto non c'è il calcio: Scott Boras maneggia giocatori di baseball e ha raggiunto guadagni per 105 milioni di dollari. Se volgiamo lo sguardo al pallone, chi se non Mendes al primo posto? Il Wolverhampton, esempio inglese, è ormai cosa sua: almeno sette giocatori, più l'allenatore Espirito Santo, sono di sua proprietà. La sua Gestifute, fondata nel 1996, ha stretto un patto di collaborazione con i cinesi proprietari del club, con le conseguenze del caso. I suoi introiti in un anno sono passati da 77 milioni a circa 100, risultando il primo incontrastato Re dei procuratori calcistici, superando anche la bufera evasione fiscale che lo aveva investito di riflesso al suo più grande assistito, Ronaldo. Verrebbe da dire, bravi loro, perché si sa che chi intasca parecchio si mette in saccoccia anche tanta invidia. Nel mondo del pallone, in totale, sono circa 2,4 miliardi di dollari i movimenti di questo tipo di spesa e il peso di tali oneri si è allargato a perdita d'occhio. Nel 2015 Blatter aveva addirittura liberalizzato la professione: niente più albo, accomodatevi e fate il vostro gioco. La riforma di Infantino, nuovo presidente FIFA, dopo vari incontri con i diretti interessati, dovrebbe invece portare invece dall'estate 2020 qualche modifica: non più un totale unico delle commissioni emanato dal club, ma un rapporto dettagliato di quanto incassato dai procuratori stessi; corsi di aggiornamento obbligatori, oltre all'esame per l'abilitazione. Stesso discorso per i parenti dei giocatori: Wanda Nara vi dice nulla? Ciò che appare lontano è un tetto alle commissioni, che per stringere la cinghia in tempo di Financial Fair Play, sarebbe opportuno. Ma qui, il traguardo al momento resta un miraggio. I procuratori sono stati chiari: mettete prima il tetto agli ingaggi dei giocatori.

Stefano Ravaglia 

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