FLAVIO OREGLIO

Ho il coraggio di dire di no. Una parolina, un monosillabo sempre più raro che in questo mondo popolato da aspiranti o affermati yesmen, suona un po’ come una bestemmia.

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FLAVIO OREGLIO

Scritto da Joanna Longawa

Cabarettista, comico di Zelig, musicista, aforista e scrittore milanese, Flavio Oreglio, quest’anno festeggia Trentennale, trent’anni di carriera sul palcoscenico. In un’intervista registrata online per Unfolding Roma l’artista ricorda i più belli ed i più importanti momenti della sua vita lavorativa, dal debutto in un pub di zona Navigli allo spettacolo recente ‘‘Discorso sul metodo dell’attor comico’’, svelando con una certa dose di orgoglio che “in questo mondo popolato da aspiranti o affermati” è uno dei pochi che ha il coraggio di dire no.

Che cosa si prova dopo trent’anni di lavoro sul palcoscenico? Come ricorda le sue prime esibizioni nei pub situati lungo i Navigli di Milano?

Il traguardo dei trent’anni di palco è sicuramente qualcosa di importante. Sinceramente non avevo idea di come sarebbe stato e devo dire che è una bella sensazione. Quando penso agli esordi e guardo foto, documenti e filmati (che ho conservato gelosamente) provo una sorta di auto-tenerezza e mi ritrovo ad ammirare il mio coraggio nell’affrontare quelle sfide. Erano anni in cui tutto si stava trasformando e io provavo a inseguire sogni che sono riuscito a realizzare.

Le sue tre prime pubblicazioni “Scritti giovanili” (1976 – 1977) “Ridendo e sferzando” (1985 – 1995) e “Il momento è catartico” (2000 – 2005) Le hanno reso famosissimo in Italia. Attualmente lavora su un nuovo libro o altro progetto?

In questo momento sto lavorando sul progetto del Trentennale che mi terrà occupato per il 2015 e il 2016. Lo so che un biennio per festeggiare il Trentennale sembra una cosa assurda, ma l’anno prossimo lavoreremo all’insegna del “Abbiamo fatto Trenta, facciamo Trentuno”. Per il Trentennale abbiamo in programma la riproposta dei miei lavori in forma antologica oltre a eventuali lavori specifici che sono in via di definizione. A oggi ho pubblicato un cofanetto-antologia del primo periodo (1985 – 1995, prolungatosi fino al 2000). Il cofanetto si intitola, infatti, “Ridendo e Sferzando – Antologia di buoni spropositi” ed è stato prodotto da Papico Eventi in tiratura limitata (350 copie numerate e firmate dal sottoscritto). Roba da collezione. In autunno uscirà invece l’antologia del “Momento catartico” per la casa editrice Salani e per l’anno prossimo strutturerò i momenti successivi: “Siamo una massa di ignoranti. Parliamone” e il prequel “Scritti giovanili”. Nel 2015 sarò in tour con due spettacoli: il primo, estivo, s’intitola “Trent’anni ridendo e sferzando” mentre in teatro porterò il “Discorso sul metodo dell’attor comico”.

I tempi per l’Italia e l’Europa non sono divertenti, ogni giorno siamo testimoni della morte di migliaia di migranti africani sul Mediterraneo. Lei è però comico, cabarettista. Di cosa ride di solito, di cosa ride adesso?

Si ride come sempre della cosa più sconcertante: la stupidità umana. Si ride dell’uomo e delle sue contraddizioni che si manifestano sempre nello stesso modo anche quando le circostanze mutano e nuovi eventi sopraggiungono ma non è solo questione di ridere. Il cabaret – quello vero, che non è il surrogato del varietà che oggi designiamo con tale nome e che imperversa in TV - non è fatto solo di risate.

Com’è cominciata la sua avventura con Zelig e quanto è durata?

Io ho iniziato a frequentare Zelig fin dal momento in cui è nato, nel 1986. All’inizio era un cabaret straordinario, degno di tal nome, poi è diventato fenomeno televisivo e ha smesso – come sempre succede – di proporre il cabaret. La mia riconoscenza nei loro confronti è enorme e ancora oggi quando capita ci torno volentieri. E’ sempre un piacere ritrovare amici con i quali ho condiviso un’avventura straordinaria come quella degli anni 2000-2005.

Negli anni 2000 lega con la televisione dove presenta il suo programma “Poesie catartiche” che poi è diventato lo spettacolo teatrale e poi il libro “Il momento è catartico” menzionato sopra. Che intendeva per questa metafora?

Catarsi significa “purificazione, liberazione”. Il momento catartico è quindi un momento liberatorio e purificatorio. La risata è catartica, ma anche la tragedia, come ebbe a osservare Aristotele, può esserlo. Nello specifico del mio piccolo, “Il momento catartico” è diventato un tormentone abbastanza casualmente. Fu Bisio a renderlo tale, io cercavo solo parole complesse, insolite e un po’ pompose per introdurre il momento della poesia, il gioco che avevo previsto era così strutturato: si facevano grandi discorsi in apertura per lasciare poi spazio a una rapida poesia umoristica. La prima cosa che dissi a Bisio fu “E’ il momento della poesia, il momento è catartico”, a lui piacque e si rigiocò questa frase ogni volta che tornavo, facendola così diventare una sorta di marchio. Quando poi, dopo qualche puntata avevo capito che il pubblico identificava quel momento come “il momento catartico” decisi di adeguarmi alla “vox populi” e di considerarlo così anch’io.

Ha lavorato anche con Paolo Bonolis in “Il senso della vita” sul Canale 5. Ripeterebbe ancora quest’esperienza?

E’ stato molto interessante condividere la scena con Bonolis, persona preparata, abile e intelligente. Quella trasmissione poi era particolarmente interessante per le possibilità che offriva e per le tematiche che trattava. Penso che se dovesse presentarsi l’occasione lo rifarei.

Nell’ultimo periodo della sua carriera artistica (2005-2011) ammette in un progetto che “Siamo una massa di ignoranti”. Per questo motivo si è messo a scrivere dei libri sulla storia e la scienza?

Indovinato. Siamo una massa di ignoranti è un’amara constatazione che però nella frase originale era seguita dall’esortazione “Parliamone”. E’ un invito al confronto per capire i nostri limiti e darci una mano vicendevolmente. Il progetto successivo (e attuale) sulla “Storia curiosa della scienza” è stato una naturale conseguenza. A me piace trattare argomenti interessanti (e apparentemente ostici) in chiave satirico-umoristica, sono delle belle sfide sia teatrali sia editoriali, e possono diventare interessanti esperimenti di divulgazione.

‘‘Discorso sul metodo dell’attor comico’’, come ha detto prima, è il suo spettacolo di quest’anno. Dove si può vederlo?

Lo spettacolo sarà in tour nei teatri nella prossima stagione, stiamo lavorando per farlo circuitare al meglio. Non è facile di questi tempi.

E’ autore di vari aforismi raccolti nel volume “Aprosdoketon”. Ha un suo detto preferito (non necessariamente suo)?

Gliene cito due, uno è di Kant e dice: “Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza”; l’altro è mio e sostiene che “Uno più uno fa sempre due, anche se qualche volta ci mette un po’ più di tempo”

Se si dovesse paragonare con Flavio Oreglio di 30 anni fa, che differenze noterebbe? Si riconoscerebbe?

Io non sono mai cambiato e sono restato e resto sempre fedele a me stesso. Una scelta non facile, ma non potrei fare diversamente. Certo, se sei così, devi costantemente lottare e magari vivere anche ai margini del cosiddetto “star system”. La cosa non mi interessa e non mi preoccupa minimamente. Io nella vita ho sempre fatto quello che desideravo fare, vivendo sempre contromano. E sai perché? Perché ho il coraggio di dire di no. Una parolina, un monosillabo sempre più raro che in questo mondo popolato da aspiranti o affermati “yesman”, suona un po’ come una bestemmia.

Grazie per averci concesso questà intervista in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

Joanna Longawa

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