Manuele Canu

In Sardegna ogni paese vanta almeno un abito tipico, diverso da tutti gli altri. E allora io “rubo” i colori le scollature, i volumi, le decorazioni o le chiusure.

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Nato a Nuoro nel 1985, Manuele Canu è un fashion designer che, forte della sua esperienza professionale presso alcune tra la più importanti case di moda a livello internazionale, nell’estate 2018 ha dato vita al progetto “Manuele Canu Milano”,un brand riconoscibile e assolutamente unico, nel quale il passato si sposa con il presente e la donna è artefice del suo mondo.

L’azienda si rivolge ad una clientela femminile, tra i 25 e i 60 anni, di livello elevato con ampia capacità di spesa. La produzione è completamente Made in Italy e utilizza sartorie lombarde, venete e piemontesi e pelletterie toscane.

La Maison, impegnata sul tema della sostenibilità ambientale, sta sviluppando, con la collaborazione con un’artista contemporanea, un progetto finalizzato a recuperare filature in PVC per la produzione di materiali rigidi che, uniti a materiali nobili, verranno utilizzati per la produzione di accessori.

Ciao Manuele, benvenuto su Unfolding Roma e grazie per aver accettato l’intervista. Hai lanciato il tuo brand due anni fa, dopo aver lavorato per diverse aziende di fashion styling, come hai capito che era giunto il momento di fare questo salto?

Buongiorno e grazie a Voi per questa intervista. Da sempre ho avuto il desiderio di creare una mia piccola realtà lavorativa, ma prima ho dovuto maturare e crescere, studiare e sudare...Dopo 17 anni di lavoro, passione e sacrificio per diversi top brands ho deciso di mettermi in gioco e scendere nell’arena!

Sappiamo che sei molto legato alle tue origini sarde, che cosa c’è della tua isola negli abiti che disegni?

C’è tantissimo della mia Sardegna, aspra, pittoresca e difficile, nelle mie creazioni, anche se non amo eccedere nell’etnico. La mia ispirazione nasce dalle centinaia di varianti di abiti tipici. In Sardegna ogni paese ne vanta almeno uno, diverso da tutti gli altri. E allora io “rubo” i colori le scollature, i volumi, le decorazioni o le chiusure. Nei miei abiti, utilizzo in abbondanza fiocchi – presi dai grembiuli e dalle gonne sarde - per chiudere camice e giacche.

I tuoi modelli si ispirano ad abiti antichi rivisitati in chiave moderna, come è nata l’idea?

L’idea di ispirarmi all’antico nasce dalla passione che ho sempre avuto per la storia e i suoi personaggi, oltre che dall’antiquariato e dall’archeologia. Dal passato si può solo imparare. Mi piace ricordare in particolare la grande Caterina de’ Medici che ha rivoluzionato la cultura francese del ‘500, portando oltralpe la bellezza del Rinascimento fiorentino in tutte le sue declinazioni. Ecco allora la corsetteria, i colli e i pizzi accostati ai velluti. Un esempio di gusto e di raffinatezza che mi ha sempre colpito.

Se avessi una macchina del tempo e potessi passare una settimana in un’epoca passata quale sceglieresti? Che cosa porteresti con te al momento di tornare nel 2020?

Mi piacerebbe fare un viaggio su una galèa greca, partendo dall’Egitto della dinastia tolemaica dove le fibule e gli accessori dominavano tra lapislazzuli e i coralli. Poi mi sposterei in Grecia tra i drappeggi del chitone e gli abiti delle vestali tanto belli quanto sensuali. Qualche giorno nel Rinascimento veneziano e fiorentino tra velluti, perle, ricami in filo metallico e oro, per poi arrivare alla tarda epoca vittoriana dove, tra limiti e eccessi, il corsetto regnava sovrano. Mi porterei nel 2020 ogni tipo colore e di materiale.

La tua azienda sta sviluppando un progetto finalizzato al recupero di filature in PVC per la produzione di materiali rigidi da utilizzare all’interno di accessori. Puoi anticiparci qualcosa?

Il progetto è in via di sviluppo e per ora resta una sorpresa. Posso solo anticipare che nel DNA della maison c’è l’utilizzo di materiali eco-friendly e il rispetto assoluto dell’ambiente.

Come passi il tuo tempo quando non lavori? Hai un hobby o una passione a cui ti dedichi con particolare dedizione?

Ho diversi hobby che cerco di coltivare nel poco tempo libero. Amo le piante, i fiori e l’antiquariato Mi piace molto cucinare i piatti della cultura popolare italiana: da un semplice arrosto, fino alla parmigiana.

Come hai vissuto i due mesi di lockdown? Ne hai approfittato per mettere mano a qualche progetto?

Durante questo periodo di emergenza ho avuto il tempo di riflettere molto e di organizzare il mio futuro. Mi sono dilettato nel restaurare alcuni dei miei quadri, coltivare le mie piante e portare a spasso il mio amato cane.

Se è vero che non tutto il male viene per nuocere, pensi che la pandemia ci abbia insegnato qualcosa?

Spero sia così. Stare chiuso in casa mi ha aiutato ad apprezzare di più la semplicità della vita, il rispetto del prossimo e delle regole.

Puoi usare le pagine di Unfolding per mandare un messaggio a qualcuno, cosa vorresti dire e a chi?

Vorrei lasciare un messaggio a tutti gli italiani: il nostro popolo vanta al suo interno una forza incredibile, fatta di migliaia di anni di cultura, arte e conoscenza, che ci hanno resi unici e grandi agli occhi del Mondo intero. Non siamo secondi a nessuno, anzi...

Adriana Fenzi

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