Armine Harutyunyan

Armine Harutyunyan

La nonchalanche del lato ignobile del web

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When we lose the right to be different, we lose the privilege to be free

Quando perdiamo il diritto di essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi

Charles Evans Hughes (statista e giurista statunitense dei primi del ‘900)

Non si fanno sconti a nessuno quando si è mossi dall’istinto viscerale al body shaming, alla discriminazione di ciò che si discosta dai classici parametri di bellezza. Nonostante la vita di tutti sia costellata da imperfezioni, sbagli e assurdità, non c’è ritegno, non esiste riflessione né parsimonia quando si tratta di condannare il prossimo per il suo aspetto o per la sua condotta, scagliando pietre o pomodori come circensi bendati. La polemica fine a sé stessa è un grido assordante ma fantasma, alla stregua di un invertebrato che pretende di reggersi sul nulla.

Per l’ennesima volta, nei giorni scorsi, i social sono impazzati di polemiche, per lo più vuote e prive di reali argomentazioni, per la comparsa sulle scene di Armine Harutyunyan, 23 anni, modella armena voluta sulle passerelle di Gucci nella sfilata di settembre. E pensare che la ragazza era giunta sotto i riflettori della Milano Fashion Week vestita di una tunica bianca, molto simile a quelle dei carcerati, a suffragio del messaggio che lo stilista fiorentino sta portando avanti da diverso tempo: una lotta contro la prigionia determinata da canoni di bellezza stereotipati quanto incancreniti, a testimoniare quanto siamo ancora in balìa di concetti e pregiudizi che non riescono a conquistare quel minimo di fluidità auspicabile in una società percorsa da cambiamenti e movimenti fluidi.

Mi chiedo quante persone, tra i leoni da tastiera, sono al corrente del fatto che la maison fiorentina ha appena assunto un Diversity Manager, proprio specializzato nel concetto di inclusività. O quanti, tra essi, hanno avuto il coraggio di dissentire per la sfilata di Ellie Goldstein, prima modella con la sindrome di down scelta sempre da Gucci qualche tempo prima. Oltretutto, quella che Armine sarebbe rientrata nella classifica delle 100 modelle più sexy di sempre stilata da Gucci, altro non è che una fake news. A questo si aggiunge la bufala tutta made in Italy di Armine e del saluto romano, quando la modella voleva far riferimento a Giulio Cesare, come si evince chiaramente dal post annesso alla foto in questione. La nonchalance del lato ignobile del web è obbrobriosa, ma chissà che, un’attenta riflessione su quanto successo, possa essere d’aiuto per sparigliare le carte.

Chiara Zanetti

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