Giulia Lupetti

La famiglia è la base di tutto: da dove cresci a dove prendi il bene o male dei tuoi parenti. Percorso che porta alla creazione di un nucleo familiare diverso da quello di partenza.

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Nello scenario del Pincio, in un mite pomeriggio di fine Gennaio, incontriamo la modella e attrice Giulia Lupetti. Un curriculum di tutto rispetto ed una carriera professionale che si divide tra Londra e Roma. Sogni, differenze e ambizioni a confronto.

Partiamo dal concetto di ambizione. Qual è per te e qual è il prossimo obiettivo da raggiungere?

Ambizione è arrivare al massimo di cui si aspira. Ambire al top del top. Il mio obiettivo è diventare un’attrice di successo, lavorando all’estero dato che sono di madrelingua inglese.

Hai avuto modo di frequentare scuole del settore?

Si, ho fatto l’Actors Studio a Londra e adesso continuo a frequentare un corso di madrelingua inglese– americano per la recitazione.

Secondo te c’è una sostanziale differenza tra la recitazione britannica e quella italiana?

“Totalmente. Il britannico e l’americano sono differenti. Le persone british sono più snob, più stylish. Al contrario dell’americano. Per quanto riguarda l’Italia, la differenza è totale e la si vede sia dagli attori che recitano che dai film che vengono prodotti. Gli attori italiani a confronto con quelli stranieri, a mio avviso, purtroppo, non hanno niente a che vedere. All’estero c’è una formazione completamente diversa. In America viene considerato un vero e proprio lavoro rispetto all’Italia. “

C’è una maggiore cura verso qualche aspetto in particolare? Per esempio la dizione?

C’è una maggiora cura nel particolare, niente è lasciato al caso. Le persone che svolgono i corsi, sono persone riconosciute e preparate, hanno studiato la dizione, la storia del cinema, del teatro, hanno delle competenze diverse oltre ad avere il talento giusto da mettere al servizio di chi vuole imparare. A seconda dei ruoli da interpretare. In Italia facciamo troppi archetipi sui tipi di personaggi, all’estero un attore è poliedrico.

Potrebbe essere una questione politica questo sistema? Dovrebbe essere rifondato a livello di idee, di sinergie, di attori?

Assolutamente sì. All’estero c’è un gran ricambio. Ai giovani viene data più possibilità di giocarsi le proprie carte in questo mondo. Oltretutto molti Stati sostengono i ragazzi in questo percorso di crescita, erogando fondi e di conseguenza anche i film, rispetto all’Italia, sono migliori. All’estero c’è più meritocrazia. In Italia si vedono sempre le stesse facce, prima che ne arrivi una nuova ne deve passare di tempo. E’ lampante. I migliori attori vengono dall’estero.

Per quale motivo molti attori italiani seguono una linea politica ben definita?

Rappresenta in maniera lampante il modo in cui si vive in Italia. Una serie di insegnamenti da parte dei decani che ci portano a vivere in una determinata maniera. In Italia se vuoi fare l’attore devi essere un po’ stereotipato, entrare in certi ambienti e frequentare un certo tipo di scuole per arrivare a determinati obiettivi, o passare prima da una fiction per arrivare al cinema o avere una fama grande per essere attori. All’estero non è così. Se uno vuole fare l’attore non si deve impelagare in troppi discorsi controversi.

Non credi che il cinema Italiano si sia livellato verso il basso negli ultimi tempi? Colpa delle troppe fiction?

Assolutamente sì. L’italiano viene rappresentato dalla fiction. Orari prestabiliti, non bisogna ragionarci troppo sopra, abitudine. In fin dei conti un attore preferisce fare una fiction perché gli conferisce più notorietà all’inizio per poi provare una possibile carriera. Anche tra le fiction italiane e quelle straniere c’è sempre un abisso di differenza. La tv passa questo. Non tutti hanno la fortuna di possedere un abbonamento per vedere film o sport. O internet. In tv crea più attenzione una cosa ridicola, una messa in scena, un reality. Del reality sono interessanti le dinamiche che vengono a crearsi, solitamente dinamiche molto spicciole, di infime qualità.

La fiction potrebbe rappresentare una via di fuga per il telespettatore?”

Si, anche perché andare al cinema costa. La fiction la guardi così tanto per guardare.

Cosa ti ha lasciato il Grande Fratello?

Un’esperienza divertente. Non tutti hanno la fortuna di andare al GF. L’ho vissuta spensierata, spettattrice all’interno della casa.

C’è un cambiamento di comportamento?

E’ un microcosmo. Non hai niente da fare. Non hai nessun tipo di contatto con l’esterno. Ti interfacci con i personaggi della casa. Non puoi evitare chi ti sta antipatico. La nomination veniva vissuta come morte prematura. Sono entrata e non stavo nel mondo loro.

Non pensi che sia un paradosso la parola nomination in un posto dove non si fa nulla?

Bello non fare nulla tutto il giorno. Chiunque entra nella casa ha un egocentrismo elevato. Si è un grande paradosso ma ci ho riso su.

Nel corso degli anni, quale personaggio ti è più piaciuto e quale meno?

Taricone su tutti. Mi è rimasto nel cuore. Adoravo anche Floriana Secondi. Mi ricordo quello che impazzì per le sigarette (Filippo Nardi n.d.r.), una cosa buffissima.

Quanto sei social?

Tanto. Mi piace Instagram. Prima anche Facebook. Ma Instagram è il top. Non uso twitter.

Città che ti ha colpito?

Londra. Le sue culture, con tre miliardi di cose che convivono bene.

C’è una parte di un film o un film stesso che ti rappresenta o nel quale avresti voluto recitare?

Tanti. Uno dei miei preferiti è “Original Sin”, con Antonio Banderas e Angelina Jolie. Mi piacciono i film ambientati nelle epoche e che sono misteriosi. Mi sarebbe piaciuto recitare in questo film. Un altro film al quale sono legata è il “Diavolo veste Prada” anche solo per indossare capi e borse messe in scena. Anche per recitare con Meryl Streep che reputo un’attrice bravissima e poliedrica. Attrice per antonomasia, credibile in ogni ruolo.

Capitolo unioni civili. D’accordo o contraria?

Non ho niente contro gli omosessuali, se vogliono sposarsi perché no. Secondo me hanno il diritto di farlo anche perché si sposano all’estero e poi ritornano in Italia. Un riconoscimento di quel matrimonio è giusto averlo. Non è concepibile che sia non valido all’interno di uno Stato. Se stanno bene perché impedirgli di vivere insieme? Sull’adozione mi fa un po’ strano. Un bambino dovrebbe crescere di più con un concetto di famiglia.

Cosa vuol dire per te la parola famiglia?

La famiglia è la base di tutto: da dove cresci a dove prendi il bene o male dei tuoi parenti. Percorso che porta alla creazione di un nucleo familiare diverso da quello di partenza.

Sulla questione dell’utero in affitto?

Ognuno deve fare ciò che si sente di fare. Se vuole mettere l’utero in affitto è libera di farlo. Cosa strana che va ad aiutare le donne che vogliono avere un figlio senza adozione. Non ci vedo nulla di scandaloso.

Come ti vedi tra dieci anni?

Spero realizzata con il lavoro, con il mio compagno e con una famiglia.

Mirko Cervelli

foto copertina Marco Garofalo

foto galleria profilo fb G.Lupetti 

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