Nella suggestiva Sala della Protomoteca in Campidoglio è stata presentata Forever, la prima collezione couture dello stilista Elio Guido. Un debutto importante, accolto con entusiasmo da un pubblico attento e partecipe che ha seguito con interesse la sfilata e il racconto creativo di uno dei giovani talenti emergenti della moda italiana.
Il titolo della collezione, Forever, suona quasi come una dichiarazione d’intenti e un augurio per il percorso di questo stilista di origini calabresi, che ha iniziato molto presto a muovere i primi passi in un settore complesso e competitivo. Classe 2001, appartenente alla generazione dei cosiddetti Centennials, Guido è già da alcuni anni presente sulle passerelle e si è distinto per una sensibilità stilistica e una grazia creativa non comuni, soprattutto considerando il suo percorso da autodidatta.
Ho incontrato lo stilista nel backstage poco prima del suo debutto alla terza edizione di Roma Couture, manifestazione ideata e organizzata da Grazia Marino e Antonio Falanga, due figure ormai consolidate nel panorama degli eventi dedicati all’alta moda e riconosciute da pubblico e istituzioni per il lavoro svolto negli ultimi anni.
Le creazioni di Guido non si limitano a sfilare in passerella: raccontano piuttosto un linguaggio creativo che diventa identità, visione e presenza. Forever è un titolo che racchiude una promessa, ma anche una vertigine artistica, un’eco che guarda al futuro.
«Presentare Forever in Campidoglio è un’emozione profonda, una sfida che mi mette alla prova e al tempo stesso un grande onore», racconta lo stilista. «È un progetto pensato per tutte le donne che desiderano riconoscersi nella propria unicità e custodire un’eleganza che non conosce tempo».
Per Guido, la collezione è soprattutto un viaggio creativo e personale. «Forever è il tentativo, forse audace, di trattenere l’eterno nel gesto effimero dell’abito», spiega. «È una riflessione sull’identità e sulla verità, sulla necessità di togliere le maschere per tornare a ciò che è autentico».
Proprio questa tensione tra identità e apparenza attraversa l’intera collezione e dialoga idealmente con la poetica di Luigi Pirandello. Come nelle opere del grande drammaturgo, anche nella visione di Guido l’identità si moltiplica e si nasconde dietro maschere e prospettive diverse. Il riferimento a Uno, nessuno e centomila diventa così una chiave di lettura contemporanea, quasi una riflessione sulla stessa industria della moda, spesso sospesa tra immagine e sostanza.
In passerella questa idea si traduce anche in elementi scenici fortemente simbolici. Le maschere, tema pirandelliano per eccellenza, diventano copricapi scultorei che aprono la sfilata e catturano immediatamente lo sguardo. Le loro forme imponenti, ispirate alla mitra di San Gennaro, evocano una sacralità ambigua e potente, quasi disturbante: un volto che non è più volto, un’identità imposta, che riflette la tensione tra costruzione e autenticità.
Con il procedere della collezione, però, la narrazione si alleggerisce e lascia emergere il dialogo tra forme, volumi e materiali. È qui che prende forma la forza di Forever: un equilibrio delicato tra disciplina sartoriale e improvvise aperture creative.
Il nero domina la palette cromatica, diventando simbolo di profondità e rinascita. In questo scenario grafico emergono volumi monumentali, trasparenze leggere, ricami preziosi, pizzi e paillettes. Le strutture sono presenti ma quasi invisibili, come se la costruzione dell’abito volesse rimanere nascosta sotto la superficie.
Ogni capo nasce da una ricerca meticolosa e da un equilibrio tra opulenza e sottrazione. Ma al centro resta sempre la donna: una femminilità viva, concreta, lontana dall’astrazione. Drappeggi studiati, scollature misurate e schiene rivelate con raffinata delicatezza accompagnano il corpo senza trasformarlo in una maschera, valorizzandone invece l’identità.
Tra i momenti più significativi della sfilata emerge anche un tributo a Valentino Garavani. In una collezione dominata dal nero compare infatti un unico abito rosso: una silhouette a sirena che richiama l’eleganza classica della couture, reinterpretata attraverso una costruzione quasi scultorea. Un incontro simbolico tra tradizione e contemporaneità.
Accanto alla dimensione artistica, la collezione custodisce anche un lato più intimo. Alcuni abiti sono dedicati alle donne che hanno segnato la vita dello stilista: non nomi dichiarati, ma presenze e legami personali che trasformano Forever in una sorta di diario emotivo cucito con fili di memoria e affetto.
Per Guido la couture è anche una sfida quotidiana: ogni creazione nasce in tempi estremamente ridotti e richiede disciplina, concentrazione e visione. Un terreno di confronto continuo dove tecnica e immaginazione si incontrano, segnando l’inizio di un percorso che, come suggerisce il titolo della collezione, aspira davvero a durare per sempre.
Emanuela Scanu
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