I Beatles A Roma

I Beatles A Roma

Il nostro progetto, lavorando sul repertorio dei Beatles, trova libertà non tanto ovviamente nella creazione dei testi, ma partendo proprio dal patrimonio che i Beatles ci hanno regalato

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Foto di Copertina di Francesca Cinque

Buongiorno abbiamo il piacere d’ intervistare Simone che è uno dei fondatori del gruppo “I Beatles a Roma” progetto tutto romano che ama ricreare sul palco le emozioni dei mitici Beatles.

Iniziamo la nostra intervista con una breve composizione dei componenti della band…

“I Beatles a Roma” sono ormai una delle realtà musicali e teatrali ispirate ai Beatles più dinamiche ed originali della Capitale. Dal marzo 2010 ad oggi hanno pensato, scritto, costruito e messo in scena numerosi spettacoli con grande successo di pubblico. Il narratore è Martino Pirella, alla chitarra e voce c’è Simone Mariani, al basso e voce Luigi Abramo alla chitarra e voce Francesco Cavalluzzo e alla batteria Francesco Pradella. La formazione ha visto la partecipazione di numerosi ospiti, musicisti ed appassionati dei Beatles. Oggi “I Beatles a Roma” è un gruppo di showmen che insieme pensano, scrivono e interpretano, rigorosamente dal vivo, ogni spettacolo o esibizione. Hanno ormai un folto e fedele pubblico di sostenitori che li seguono con entusiasmo durante ogni esibizione e spettacolo, dagli esordi fino ai grandi successi degli ultimi anni

È morto Luca Sacchi il ragazzo ferito alla testa dopo aver provato a sventare una rapina avvenuta ieri sera a Roma e finita con un colpo di pistola in testa. Luca, personal trainer, avrebbe compiuto 25 anni a febbraio. Le sue condizioni sono apparse da subito critiche agli operatori del 118 che lo hanno soccorso e trasportato al San Giovanni, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico che non è bastato a salvargli la vita.

Gli sviluppi di questa storia sono davvero drammatici soprattutto considerando quelli che sembrano essere i futili motivi e l’età dei coinvolti. La cosa che sconvolge è anche che la reazione di Luca Sacchi è stata una reazione che avremmo potuto avere tutti.

Ezio Bosso: «La mia musica di rigore, sacrificio e disciplina nel tempo triste in cui viviamo»: ha ragione ?

Sicuramente, e noi lo viviamo in prima persona: per presentare e creare uno spettacolo, evento o concerto l’obiettivo è quello di far arrivare al pubblico una libertà creativa che può essere costruita sono con la disciplina e la cura.

Una nuova canzone. Definitiva, dice lui. Un nuovo album dal vivo. Un film al cinema. E poi un nuovo tour: stavolta non negli stadi, ma sui palchi dei festival rock italiani, nell'estate 2020. Con una tappa speciale: il Circo Massimo di Roma. La data non è stata ancora scelta, sul tavolo ci sono diverse opzioni e l'annuncio ufficiale dovrebbe arrivare a breve: si parla della seconda metà di giugno. Che idea avete di questo straordinario artista italiano ? Che idea avete dell’utilizzo di questo monumento tutto romano per la promozione musicale ?

Il suo contributo alla musica italiana è stato molto importante. Ha cambiato insieme ad altri il modo di scrivere rispetto ad una certa verbosità del cantautorato. Ed è una grandissima rockstar. La location del Circo Massimo è da sempre un luogo di grandi eventi (personalmente ho ricordi meravigliosi con Gilmour e Roger Waters)

Parliamo del Premio Tenco terminato qualche giorno fa. Un’edizione, la 43esima, aperta da Achille Lauro con l’omaggio di “Lontano, Lontano” e piena di polemiche già prima di cominciare. Il comunicato degli eredi di Luigi Tenco, acqua gelata con cui esprimono disappunto sulla scelta - più commerciale che artistica, a loro dire - di fare esibire il rapper romano: che idea dei nuovi fenomeni musicali del momento e soprattutto possiamo definirli come una evoluzione oppure il contrario?

Come per tutti i fenomeni sarà il tempo a dirci cosa e quanto realmente vale: posso dire però che nel rap generalmente c’è una cura dei testi e un’attenzione alla costruzione dei messaggi che non deve essere sottovalutata. Molti testi pop sono enormemente più deboli di un pezzo rap.

Lo scorso 26 settembre uscito "Yesterday", il film di Danny Boyle nel quale ci s'immagina un mondo in cui nessuno, tranne un giovane musicista, ricorda l'esistenza dei Beatles e delle loro canzoni: voi siete andati a vederlo? Quando siete sul palco il vostro unico obiettivo è quello di ricreare le magiche atmosfere dei “fab four” ?

L’idea è molto affascinante e ci fa capire come un mondo senza Beatles sarebbe qualitativamente più povero. Ci piace anche molto perché parte dal patrimonio dei Beatles per raccontare una storia. Ed è un po’ il nostro spirito: non abbiamo mai avuto velleità esclusivamente imitative. Veniamo tutti dal teatro, dalla scrittura, abbiamo nel gruppo cantautori e autori di cinema e televisione: per dire che l’approccio tribute ci è stato stretto da subito. E allora nei nostri spettacoli e eventi, pur rimanendo fedeli ai canoni beatlesiani, rispettando arrangiamenti e sonorità, cerchiamo di inserire elementi creativi regalando al pubblico una performance viva.

Domanda banale : quale testo amate di più di questo gruppo ?

Domanda complicatissima! Posso rispondere per me: dovendo scegliere perché costretto da persone armate ti direi “In my life”

Riuscire a pronunciare esattamente l’inglese ha richiesto numerose prove, concentrazione, studio, quali sono state le difficoltà maggiori ?

Creando sempre eventi nuovi, le prove sono fondamentali sia per gli aspetti creativi che per sviluppare sempre di più l’intesa del gruppo: il 1 novembre saremo in scena al Parioli Theatre Club con uno spettacolo che ripercorre tutta la storia musicale dei Beatles dall’ultimo album registrato Abbey Road fino agli esordi nei locali di Liverpool. Questo ha necessitato un lavoro molto intenso e necessariamente curare ogni aspetto, compresa la pronuncia!

Marco Ferradini è intervenuto nel corso della trasmissione “I Lunatici” del week end in onda su Rai Radio 2 ogni sabato e domenica dall’1 alle 5, condotta da Andrea Santonastaso e Roberta Paris . Sui cantautori : Quando si scende dal palco hai l’adrenalina che ti scorre nelle vene e fino alle 4 non riesci a dormire, anche se hai un testo che ti frulla in mente passi tutta la notte a pensare a quali parole mettere. Vi capita mai di pensare testi tutti nuovi da far conoscere ai vostri fans ?

Il nostro progetto, lavorando sul repertorio dei Beatles, trova libertà non tanto ovviamente nella creazione dei testi, ma partendo proprio dal patrimonio che i Beatles ci hanno regalato, cerchiamo di trovare un nostro modo per proporlo con contenuti sempre nuovi. Aggiungo che il nostro Luigi Abramo è anche l’autore del progetto Appia Road che spesso fa parte dei nostri spettacoli in cui ha tradotto in romanesco le canzoni dei Beatles.

Parliamo di talent e su quei giudici da giudicare e le tante incognite di X Factor 13. Mara Maionchi è una garanzia, incuriosisce vedere come gestiranno la diretta tv Sfera Ebbasta, Malika Ayane e Samuel: un commento su questo format e sugli artisti chiamati a giudicare?

Il format dei talent ha delle regole specifiche che si allontanano dal processo creativo di un artista. Quindi basta conoscerle per capire che è altra cosa. Sui giudici vediamo come se la caveranno!

Siamo più popolari di Gesù Cristo adesso. Non so chi morirà per primo. Il Rock and Roll o il Cristianesimo. – Tra le frasi dei Beatles, questa è una delle più celebri. Il cristianesimo, quando John Lennon disse questa frase, era allo sbando. Lennon, dicendo che era “destinato a svanire” paragonò il successo della sua band con quello di Cristo; nella storia musicale mondiale sono loro i più grandi in assoluto ?

Con quella frase John intendeva l’esatto contrario di quello che fu poi divulgato. Lui, infatti, sosteneva quanto fosse paradossale che un semplice gruppo musicale facesse più presa sulle nuove generazioni che i concetti e i messaggi del cristianesimo. Era quindi una frase che tendeva a minimizzare e criticare l’isteria che li circondava. Noi del gruppo ascoltiamo e amiamo tantissimi autori e musicisti e quegli stessi musicisti riconoscono l’enorme impatto dei beatles sulla musica. Quindi sì, sono i più grandi!

Quali sono le problematiche che trovano le giovani band nell’esibirsi qui nella capitale? Avete avuto più consensi al di fuori del contesto capitolino ?

Il vero problema è quello dell’enorme richiesta e disponibilità di molte band di esibirsi in contesti a volte deprimenti e inadeguati, magari andando gratuitamente o per pochissimo. Se tutti dicessimo no a certe gestioni, ci sarebbe magari una qualità più alta dei locali. Noi fortunatamente ci interfacciamo con direttori artistici o locali fidati con i quali parliamo anche dei contenuti dell’evento. Fuori Roma siamo stati e continueremo ad esserci anche perché in centri più piccoli c’è un riscontro di pubblico davvero sorprendente!

Ci sono dei grazie nella vostra carriera ?

John, Paul, George e Ringo!

Progetti per il futuro ?

Come ti dicevo il 1 novembre saremo nel bellissimo spazio del Parioli Theatre Club con il quale collaboriamo da tempo e abbiamo realizzato grandi eventi tutti sold out. Ci saranno sul palco diversi ospiti: Manuel Murgano al piano e tastiere, il gruppo vocale Teste di Croma, Emily Castagna alla voce. Stiamo inoltre già pianificando il cinquantenario dell’uscita di “Let it be” ed un nuovo spettacolo teatrale . Seguiteci sulla nostra pagina facebook “I Beatles a Roma”

Stefano Cigana

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