Esagerato La Recensione Di Ur

Esagerato La Recensione Di Ur

Il nuovo album di Lelio Morra nulla toglie e nulla aggiunge alla vagonata di It Pop che Spotify e le radio ci propongono da qualche anno a questa parte ma, a differenza dei colleghi più o meno noti...

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NOME: Esagerato

Esagerato: una parola e nove lettere, un disco e nove canzoni. Non esattamente un esordio per il cantautore Lelio Morra, che vanta anni di militanza in interessanti progetti di gruppo. Su tutti, i JFK e La Bella Bionda, una band che ha avuto il suo discreto seguito qualche anno fa, prima dell’avvento dei social, prima dei The Giornalisti, insomma, per certi versi, ere geologiche fa.
Un album concettuale, Esagerato, che racconta in modo più o meno scanzonato la fine di una storia d’amore, tema riproposto nei nove brani presenti in tutte le salse. Come nella super nostalgica Giganti, che apre, o l’orecchiabilissima Nessuno e il discreto sing-a-long di Chissà Perché, una tripletta che trita l’argomento alla bene e meglio e che ci restituisce un Morra effettivamente abbastanza giù per la fine della love story. La fischiettata O2G racconta di come va subito dopo la rottura, “mi innamoro almeno ogni due giorni / perché tu non ritorni / con me non vuoi nemmeno parlare / come se t’avessi ucciso il cane” e ricorda di quando arrivi al punto di parlare da solo con la segreteria telefonica (metafora un po’ demodè per i tempi attuali, diciamo di quando arrivi a lasciare 30 vocali non corrisposti). In Torno a Scuola il nostro fa i conti con i traguardi di vita paragonandoli a quelli di qualche generazione fa, “mia nonna non è mai stata a Berlino / però a 20 anni aveva già più di un bambino / io invece a 30 fumo ancora nel giardino / giocando a nascondino col destino”. Si prosegue più o meno su questa falsa riga fino al clapping de Il Mare Intorno, che dopo qualche ascolto ricorda chiaramente Buon Viaggio (Share The Love) di Cesare Cremonini, e circa i due terzi del cantautorato italiano del momento, e qui si arriva al punto.
Al di là della monotonia, perché è comunque vero che si può raccontare di un solo concetto variegando l’affare finché fantasia permette, Esagerato nulla toglie e nulla aggiunge alla vagonata di It Pop che Spotify e le radio, e chicchessia ci propongono da qualche anno a questa parte. Lelio Morra, a differenza dei colleghi più o meno noti del genere sopracitato, sembra avere comunque un certo carisma ed una discreta capacità di non risultare antipatico già dalla seconda traccia. Certo, non sarà né il primo né l’ultimo ad accomodarsi sullo schema ormai ben rodato e dal colpo sicuro à-la Gazzelle, Paradiso, Carl Brave e vattelapesca, ma risentire i JFK e quella ricerca folk che partiva addirittura dai Beirut, lascia un po’ l’amaro in bocca.
“Questo lavoro mi rappresenta e ho dato tutto quello che potevo. Tra una trentina d’anni sarò contento di riascoltarlo o di suonarlo magari in giro perché so che mi appartiene e che c’ho investito passione e dedizione”, dichiara l’artista sul disco, e gli si augura di riuscire nell’intento. Se non è un problema, però, ti si aspetta riascoltando Le Conseguenze dell’Umore, e ti si congeda con un consiglio: meno Paradiso, più Beirut.

Carmine Della Pia


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