PICCOLE CANTANTI CRESCONO

PICCOLE CANTANTI CRESCONO

Le esibizioni di Valentina Aulisi si stanno facendo sempre più strada nei club romani in attesa che una giovane e valida voce riesca ad ottenere il giusto consenso anche sul territorio nazionale

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I club di intrattenimento musicale della Capitale stanno incoronando Valentina Aulisi come nuova reginetta del live grazie a una voce molto particolare che, nonostante la giovane età, già sembra avere raggiunto buoni livelli di esperienza grazie anche ad una grande raffinatezza nell’interpretazione. Un percorso musicale iniziato per un’attitudine naturale manifestatasi sin dall’infanzia con l’ausilio anche di bravi insegnanti che l’hanno spronata sempre allo studio con lezioni di canto e pianoforte. E una piccola conferma arriva pure dalla vittoria al concorso canoro “Saremo Sanremo” che la porta a creare un gruppo familiare, i Valentrio, formato dal padre Ruggiero e dallo zio Guido con cui cantare e esibirsi diventa prima di tutto un puro divertimento.

Allora Valentina, come nasce la tua vocazione musicale?

La musica l’ho sempre sentita dentro sin da bambina, forse perché per me è un mezzo per poter esprimere ciò che sento. Mi dà modo di sfogarmi quando ne ho bisogno ed è un metodo di ritrovamento e scoperta di me stessa. E questo lo hanno capito anche a scuola i miei insegnanti di musica che mi hanno sempre spronata, indirizzandomi verso un percorso musicale.

Come ti prepari per essere una buona musicista e cantante?

Per essere una buona musicista cerco sempre di migliorare ed esercitami il più possibile sia vocalmente che al pianoforte. Credo che oggi non basta avere solo un buon talento ma è necessario anche esercitarlo chiedendo a se stessi sempre il massimo. Ci sono tanti ragazzi bravissimi a cantare per cui per potere emergere è necessario avere quel qualcosa di particolare in più che si conquista solo lavorando duro.

Spesso ti esibisci accompagnata da tuo padre alla tastiera e tuo zio alla chitarra. Com’è suonare in famiglia?

Suonare con mio padre e mio zio è stupendo. Si crea una complicità unica tra di noi, e ci divertiamo moltissimo. Essendo molto giovane cantare con loro mi regala una certa sicurezza e anche quando ci esibiamo nei locali sembra sempre di stare nella nostra intimità quando ci esercitiamo nel salone di casa.

Raggiungere un proprio stile e identità è importante per qualsiasi musicista. Quale vuole essere il tuo? Hai mai provato a scrivere un pezzo?

Preferisco cantare in inglese ma non disdegno la buona tradizione italiana. Mi diletto a passare da un genere all’altro ma mi baso soprattutto sul pop. In riferimento alla musica italiana mi ispiro a cantanti come la bravissima Giorgia, l’insuperabile Mina ea colui che è riuscito a conquistare i cuori di tutti, Ultimo. Per quanto riguarda il repertorio inglese ho molte più ispirazioni come Aretha Franklin, Alicia Keys, Christina Aguilera, Demi Lovato, Emeli Sandé. Riguardo ad una mia composizione ho iniziato a scrivere qualcosa, ma ho bisogno ancora di un po' di tempo per essere sicura di fare uscire un buon prodotto.

Hai mai pensato di partecipare ad un talent?

Ho pensato varie volte di partecipare ad un talent come ad esempio The Voice. La cosa che mi blocca è tutto ciò che c’è realmente dietro questi talent, i quali spesso sono pilotati e fatti apposta solo per far divertire il pubblico.

Quali pensi possano essere le difficoltà maggiori per sfondare nel mondo dello spettacolo?

Per entrare nel mercato discografico ci vuole volontà, impegno, un po’ di fortuna e, delle qualità da far valere ma, soprattutto è importante credere in se stessi. Fondamentale, poi, è non arrendersi davanti alle difficoltà come, ad esempio, la mancanza di esperienza, la scarsa conoscenza di occasioni utili per farsi conoscere, la spietata concorrenza.

Che sensazioni hai quando suoni davanti al pubblico?

Poco prima di suonare e cantare in pubblico c’è sempre un po’ quell’ansia che prende, che fa pensare al peggio, che sbaglierai tutto, che non verrai apprezzato. Appena, però, inizio la mia esibizione penso solo ad esprimere i miei sentimenti di fronte agli altri, penso al fatto che finalmente posso comunicare, posso dire agli altri ciò che sento, come esprimo le parole di ogni canzone, e ciò mi fa stare benissimo.

Faresti musica anche solo per esibirti nei club o miri solo al grande successo?

Per me fare musica è una vocazione per cui continuerei sempre anche solo per esibirmi nei club anche perché è, comunque, un’attività che può riservare grandi soddisfazioni. Credo, comunque, che continuerei a suonare anche se dovessi rimanere sola nella mia stanzetta a cantare per conto mio. Ammetto che quando ero piccola mi ripetevo in continuazione che sarei diventata famosa ma oggi mi rendo più conto che, alla fine, anche se il successo ti porta guadagni e a stare sulla bocca di tutti, per me può essere più importante farmi conoscere dalla gente per fargli ascoltare un po’ di mio e per parlargli un po’ attraverso il linguaggio musicale.

Qual è la tua canzone “biglietto da visita”?

Ci sarebbe abbastanza da dire anche se non ne ho una vera e propria. Dipende molto dal mio stato d’animo che spesso fa in modo che mi ritrovi moltissimo in alcuni testi. In questo periodo, per esempio, la canzone che sento maggiormente dentro di me è “Read all about it” di Emeli Sandé.

                                                                              Rosario Schibeci 

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