Ava

Più che politica diretta, nei miei testi è ben presente una filosofia che è quella del Sovranismo Femminile, senza passare per la parità di genere. Questo concetto estremo si basa su alcuni punti fondamentali, tra cui, innanzitutto, la lotta al perbenismo e all’ipocrisia imperante che pregna tutta la nostra classe politica in maniera indistinta, da destra e sinistra.

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Buongiorno, abbiamo il piacere di intervistare Ava, produttrice e cantante romana che ama esprimere con i suoi testi messaggi profondi che fanno riflettere

Buongiorno Ava, come prima domanda ti chiediamo una tua breve presentazione per i nostri lettori

Buongiorno a voi, sono Ava, sono una produttrice e cantautrice romana che per prima ha introdotto in Italia il genere Moombahton cantato in italiano. Il Moombahton è nato negli Stati Uniti negli anni 2000 ed è un genere musicale che mischia il reggaeton alla house music. Detta così potrebbe suonarvi strano, ma sono sicura che se vi dico Major Lazer, Jay Balvin o Sean Paul vi si accende una lampadina!

Parliamo di Elvin Hu, studente 23enne di New York ideatore di una app "work in progress": consente a un iPhone di trasformarsi in un iPod, oggetto che oggi ispira sicuramente nostalgia. Il lettore mp3 di Apple, uscito nell'ottobre del 2001, rivoluzionò il modo di ascoltare musica in movimento. "Mille canzoni in tasca", così Steve Jobs all'epoca lo presentò al mondo, nella prima versione da 5GB con tasti fisici e schermo in bianco e nero. In un’ipotetica raccolta, quali sono i brani che ti piacerebbe “caricare” e ascoltare all’infinito?

Ho ancora il mio iPod, peccato che non funzioni più… Mi si è spezzato il cuore quando mi ha abbandonata, perché dentro avevo canzoni che ora nemmeno ricordo! Ad ogni modo, le playlist di Spotify hanno bene o male preso il suo posto, basta avere l’app nel cellulare per avere a portata di mano qualsiasi canzone. Personalmente ho diverse playlist a seconda degli stati d’animo o dei generi musicali. Generalmente, non manca mai qualcosa di Tori Amos, a cui sono legata fin dall’adolescenza, così come Bjork, Mina, De André. Capace, però, che nella stessa playlist ci finiscano Beyoncè, Nicky Minaj, Netta, Jennifer Lopez, Lady Gaga, London Grammar, Adele, Cardi B, i System of a down, Eva Simons, Maluma, Anastacia, Grimes, Ed Sheeran, Passion Pit, Maria Callas, i Queen, M.I.A, Taylor Swift…vado avanti?

Per il terzo anno consecutivo, la cattedrale di Vienna ha ospitato un concerto pro-lgbt, a cui ha partecipato anche Conchita Wurst; solo che ai cattolici austriaci non piace molto che la loro Chiesa sia usata per questo tipo di eventi. Un duetto con questa artista potrebbe essere interessante secondo te? Il suo stile con il tuo che prodotto creerebbe?

Conchita ha avuto un gran coraggio ad esporsi per le sue idee e con la sua immagine; per alcuni versi, sono felice di vedere artisti capaci di prendere posizioni nella vita. Di sicuro, la sua musica e il suo gesto è stato di ispirazione per moltissime persone. Per quanto riguarda un eventuale duetto, non ho idea di cosa potrebbe uscirne fuori; quello che è certo, è che Conchita dovrebbe essere disposta a nuotare dalle mie parti piuttosto che il contrario. Se il suo stile si lasciasse contaminare dal mio, di sicuro potrebbe uscire qualcosa di incredibilmente diverso dal solito.

Da Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai 2, nella puntata di domenica 1° dicembre, il super-ospite trattato con la consueta reverenza è Mattia Santori, il leader delle sardine, il movimento nato solo ed esclusivamente per dire, in piazza, che Matteo Salvini è tutto il male del mondo; strizzi l’occhio a questo movimento? La politica nei tuoi testi è presente …

Più che politica diretta, nei miei testi è ben presente una filosofia che è quella del Sovranismo Femminile, senza passare per la parità di genere. Questo concetto estremo si basa su alcuni punti fondamentali, tra cui, innanzitutto, la lotta al perbenismo e all’ipocrisia imperante che pregna tutta la nostra classe politica in maniera indistinta, da destra e sinistra.

In Italia si parla molto e si conclude poco. La manifestazione delle sardine è interessante ma temo che farà la fine dei girotondi o simili, in quanto, di fondo, nasce semplicemente come protesta fine a se stessa, senza alcun interesse nella creazione dell’ennesimo partito. Anche quando in passato queste manifestazioni hanno funzionato, alla fine siamo tornati al punto di partenza, nel senso che se queste iniziative facessero davvero il loro dovere, non dovremmo più averne bisogno nel breve-medio periodo e, invece, torniamo sempre indietro.

Inoltre, le sardine, in particolare, hanno raccolto una marea di votanti dei 5 Stelle delusi dal percorso di questo partito.

Capisco la delusione, senza dubbio, ma se chi ha votato i 5 Stelle avesse avuto un briciolo di cultura socio economica in più, non li avrebbe votati, perché questa deriva era facilmente prevedibile. Un popolo che risponde a propaganda fatta su fake news, un popolo che dà credito a chi approfitta della sua ignoranza e che accusa sempre qualcun altro (extra comunitari, omosessuali e via dicendo) del proprio fallimento, piuttosto che assumersi le proprie responsabilità, è un popolo che merita l’attuale classe politica. I politici non sono altro che lo specchio di chi li vota.

A otto mesi dalla partenza del reddito di cittadinanza i numeri certificano, ormai, il drammatico insuccesso della misura voluta dal M5s (e votata anche dalla Lega). Su 700mila beneficiari del sussidio considerati occupabili e quindi inseribili nelle liste di collocamento dei famigerati Centri per l'impiego, in realtà, solo 50mila sono stati contattati per firmare il patto del lavoro, ossia la procedura burocratica che dovrebbe portare - solo in teoria - il disoccupato sussidiato a trovare un impiego, la cosiddetta «fase 2» del reddito; quando parliamo di lavoro in Italia parliamo di utopia? La fortuna di cantare, produrre, fare il “lavoro” che sin da piccola hai sognato, ti stimola a non fermarti e andare sempre avanti, determinata più che mai?

Per citare mia madre, come lavoro “vero” io sono un’imprenditrice, quindi, al momento, la musica non è la mia reale fonte di reddito, semmai è un’emorragia continua di soldi, ehehehe. Il sogno che diventi il mio lavoro al 100%, comunque resta e sto combattendo per questo. Il lavoro in Italia non è un’utopia, è la concezione del lavoro che ha la maggior parte degli italiani ad essere discutibilissima. Io sono e resto contraria a misure di assistenzialismo come il reddito di cittadinanza. Tali misure possono avere senso in un Paese illuminato ma non nel nostro, dove i lavoratori in nero sono milioni e dove il numero dei falsi invalidi è il più elevato di Europa. Ora ci ritroviamo con innumerevoli casi di persone che percepiscono il reddito di cittadinanza, lavorano in nero e prendono una pensione di invalidità (falsa) per un membro della loro famiglia. E questo non vi “indigna”?

Perché, invece, di buttare soldi in questo modo per finanziare dei nullafacenti, non si dirotta questo capitale alle imprese di modo che possano creare posti di lavoro? Il lavoro è, e resta, un diritto, ma prima deve esserci. Se un’azienda non produce, non può pagare gli stipendi, fine del discorso.

I soldi non sono un diritto divino, bisogna guadagnarseli e meritarseli fino all’ultimo centesimo.

Questa cosa a molti italiani non va giù. E l’attuale stallo economico, la fuga degli investitori e la disoccupazione ne è una triste dimostrazione.

Sono sempre di più le donne, single o divorziate, che scelgono di trascorrere il natale da sole; niente gente che mette sottosopra la casa, zero preparativi e recuperi ore di vita evitando la fila per comprare un abbacchio o per uscire dal parcheggio dell'utente. Che idea hai di questo periodo dell’anno, sei una di quelle persone che lo ama oppure sei indifferente?

Non sono una fanatica delle feste in generale, ma nemmeno una detrattrice del Natale. Anzi, è forse l’unico periodo in cui ho modo di stare con la mia famiglia riunita e la mia è una famiglia che non solo è numerosa ma è abbastanza sparpagliata in giro per l’Italia e all’estero, quindi sono anche molto felice di questo. Di contro, non giudicherei mai chiunque, donne o non donne, preferisca trascorrere le feste nella maniera che più gli aggrada. L’unica cosa che evito è di frequentare luoghi affollati nei periodi di maggiore affluenza, cerco sempre, ad esempio, di fare i regali con largo anticipo e infrasettimanalmente!!!

Francesco Mazzega, condannato a 30 anni per la morte di Nadia Orlando, si è suicidato. L'uomo è stato trovato morto l’altra sera nel giardino della sua abitazione, in Friuli, dove era agli arresti domiciliari. Venerdì, in appello, era stata confermata la condanna a 30 anni per aver ucciso la fidanzata l’anno prima; quando parliamo di femminicidio e violenza contro le donne che cosa ti aspetti dalla giustizia? Pene più severe? E soprattutto come giudichi le donne che non denunciano?

Perdonatemi se anche di fronte a un suicidio non provo né pena né dispiacere, anzi, non posso non pensare: “Meglio così, un assassino di meno in circolazione”.

La giustizia in Italia è una barzelletta, è forse uno degli argomenti per cui siamo maggiormente presi in giro a livello internazionale e a ragione veduta. La mancanza della certezza della pena, oltre alla poca severità di alcune condanne in fatto di femminicidio, rende lecita l’idea per cui ammazzare una donna alla fine si traduca, nella peggiore delle ipotesi, in qualche anno di carcere e nulla più. Per questo motivo, capisco le molte donne che non provano nemmeno a denunciare, sanno che difficilmente saranno tutelate e che, anzi, potrebbero inasprire l’atteggiamento dei propri carnefici.

Di contro, va anche detto che le forze dell’ordine non sono adeguatamente formate e supportate dallo Stato, affinché abbiano i mezzi per proteggere tutte le vittime.

Infine, in un momento storico come questo, dove politici senza scrupoli legittimano atteggiamenti violenti, misogini ed intimidatori, diventa tutto più difficile da gestire ed è un cane che si morde la coda. Personalmente, essendo donna, se dovessi mai trovarmi in una circostanza pericolosa, la prima cosa che farei sarebbe difendermi da sola in qualsiasi modo.

Parliamo del tuo ultimo album: “LO SQUALO”; in che stato d’animo lo hai sviluppato e quanta attenzione hai messo nello sviluppare i testi per completarlo? Gli amori, i dolori e il senso vero della propria scelta artistica sono presenti?

Lo Squalo, ma più in generale AvA, nasce dalle ceneri del mio progetto passato con le Calypso Chaos, band di sole donne di matrice cantautorale pop elettro acustico. Sentivo l’esigenza di dedicarmi a qualcosa di più forte sia a livello musicale sia di contenuti. Per molti anni, durante la mia passata esperienza, mi sono sentita dire che ero troppo moderata, troppo “vestita”, che non approfittavo del mio aspetto e che insomma avrei dovuto tirare su la cresta. Così mi sono creata l’alterego di Ava, che per molti aspetti è l’opposto di Laura. AvA non ha mezze misure, è un personaggio estremo, diretto, schietto e che non si fa problemi ad usare il proprio corpo come un’arma.

Questo primo EP è un vero e proprio progetto di presentazione, dove le tracce raccontano chi è AvA, qual è il suo manifesto, quali sono le sue cattive abitudini, le malattie e soprattutto l’obbiettivo del Sovranismo Femminile.

Quali aspettative e quali obbiettivi speri di ottenere dai tuoi fan?

Come ogni artista che si rispetti, la prima cosa che mi interessava e che, grazie al cielo, sto riscontrando è apparire credibile. In un momento in cui il livello musicale italiano si è appiattito terribilmente, risultare riconoscibile e credibile è fondamentale, di modo che non debba preoccuparmi di tutti i cloni che verranno dopo di me. Essere i primi in una determinata categoria, nel mio caso in un determinato genere musicale, è molto importante anche se da solo non basta.

Quello che spero è che il numero dei miei ascoltatori continui a crescere stabilmente e che continuino a riconoscersi in quello che scrivo.

Dopotutto, i fan se ne accorgono quando qualcosa è vero rispetto ai progetti creati a tavolino. E’ qualcosa che o ce l’hai o non ce l’hai. E se ce l’hai arriva.

Emma Marrone dal vivo sembra molto più giovane dei suoi 35 anni ed è così minuta che ti chiedi,come tanta grinta e forza possano essere contenute in quel corpo all’apparenza fragile; ritieni questa artista una delle più belle voci degli ultimi anni?

Mi sorprende moltissimo questa domanda perché, tra le tante artiste di cui potevate chiedermi, avete scelto proprio una delle poche di cui non sono assolutamente fan.

Riconosco il suo talento a livello di business woman, dopotutto è una delle poche uscite da un talent che è ancora sulla cresta dell’onda, ma dal punto di vista artistico, preferisco seguire il detto per cui se non puoi dire qualcosa di carino, meglio non dire niente. Lo so che, generalmente, non le mando a dire ma in questo caso il mio parere lascia il tempo che trova, tanto Emma sta e rimane dove sta!

Come sta la musica italiana oggi?

La musica italiana è spaventata e priva di coraggio. Lo so che la discografia nostrana a livello internazionale pesa pochissimo, ciò nonostante, non posso che dispiacermi dei risultati da una quindicina di anni a questa parte. Ammesso e non concesso che i bilanci delle major siano in salute, quello di cui sento la mancanza sono le idee. Sembra che preferiscano investire sul ventesimo clone dello Sfera Ebbasta piuttosto che dare spazio a chi ha qualcosa da dire.

Come se si fosse ridotta ad un’industria focalizzata solo sul far lavorare i propri autori, piuttosto che sulla scoperta e la diffusione di artisti con la A maiuscola. Fateci caso, quante canzoni di Emma potrebbe cantare la Amoroso e viceversa? Quante canzoni potrebbero scambiarsi Baby K e Giusi Ferreri?

Per non parlare delle decine di (t)rapper tutti uguali tra di loro e irriconoscibili.

Ecco, questo sembra più un momento da produzione industriale, piuttosto che artigianale, è più il momento degli interpreti (e dei loro autori) piuttosto che degli artisti.

Se poi vogliamo parlare delle donne, il discorso è ancora più triste. A differenza di un uomo, noi donne abbiamo una data di scadenza che si attesta intorno ai 23-25 anni massimo.

Non abbiamo più il tempo di vivere qualcosa che valga la pena raccontare, al massimo possiamo sperare in un lavoro dietro le quinte e lasciare che adolescenti cantino cose scritte da altri. E qui torna il discorso di prima: ce la vedreste voi una 20’enne a cantare “Adesso il Capo Sono Io” di AvA, oppure Donna Alpha? Risulterebbe credibile?

Poco importa, tanto secondo la filosofia attuale, la discografia investe più su meteore usa e getta che su artisti, evidentemente sono più interessati al guadagno a breve termine piuttosto che ad una rendita costante e potenzialmente maggiore sul lungo periodo.

Quando la musica suonava in tv, erano gli anni del boom dei videoclip e della televisione commerciale e, nel 1984 nasceva Videomusic, il primo canale italiano in cui la musica era la protagonista del palinsesto. I Veejay, figure scomparse dal piccolo schermo, raccontavano – tra sperimentazione, competenza e video musicali – le tendenze da Stati Uniti e Regno Unito; oramai la musica viene diffusa solo tramite app e social, che uso consapevole ne fai?

L’avvento di internet ha impattato sulla musica in maniera inequivocabile. All’inizio è stato un bene perché ha oggettivamente dato la possibilità a molti artisti di emergere, cosa che magari in passato non sarebbe stato possibile.

Di contro, col passare del tempo si è dimostrata un’arma a doppio taglio che, al momento, rimette in discussione tutto.

Basta guardare l’esempio di una nota “influencer” che, nonostante avesse 3 milioni di follower, non è riuscita a vendere 3 T-Shirt con il suo brand a 20€ l’una.

Purtroppo, l’abuso di escamotage e la percezione che tutti possono avere tutto a portata di mano, ha generato questo mostro incontrollabile per il quale non si sa più dove inizia e finisce il bluff.

La mancanza di figure professionali, come potevano essere i VeeJay, e l’improvviso numero di critici musicali improvvisati hanno contribuito ad abbassare scandalosamente la qualità della musica che gira oggi, osannando il dilettante di turno come genio e non fornendo più alcuna guida per un ascolto un attimo più consapevole.

Va bene che la musica non dovrebbe aver bisogno di spiegazioni, ma il saltare da un eccesso all’altro ci ha portati al punto in cui siamo ora: un esercito di replicanti privi di talento ma con gli sponsor giusti (con le dovute eccezioni, chiaramente).

Parliamo di Skioffi, l’allievo di “Amici19” in attesa di giudizio; noto per i testi violenti, sessisti e misogini delle sue canzoni, è finito nell’occhio del ciclone, i social lo vogliono fuori dalla scuola che si vanta di promuovere il talento dei giovani. Certi testi e certi artisti sono da condannare oppure sei per la libertà di pensiero più totale?

Sicuramente, tutto questo clamore mediatico non è casuale, pertanto se Skioffi è entrato ad Amici non aspettatevi che nonostante le proteste ne uscirà, anzi. Non immaginate nemmeno che favore gli stiano facendo tutte queste polemiche; non fanno altro che accrescere la sua popolarità ed instaurare un rapporto stretto con il suo zoccolo duro di fan.

Qui la responsabilità non è da attribuire all’artista, adolescente o meno. Se scrivi cose di una certa violenza, sei libero di farlo e rimanere quello che sei: un coglione che non è nemmeno l’ombra di un uomo.

La responsabilità di questa circostanza e di quello che, eventualmente, ne conseguirà è degli “adulti”, che hanno legittimato la sua presenza in un circuito che ha una grande influenza sul proprio seguito.

L’ho già detto prima, ormai tutto è lecito e pur di fare soldi e share non si guarda in faccia nessuno. Il pudore e l’eleganza sono concetti vintage.

Standone qui a parlare non abbiamo fatto altro che dare adito a quanto ho scritto poco fa, se non fosse stato per la polemica che hanno tirato su, avrei risposto alla vostra domanda con un: “chi diavolo è Skioffi e che nome di merda ha?”

Secondo te, qual è il suo maggior talento?

Il suo management.

È raro trovare persone che non ti usano, che non spremono il personaggio pur di avere 5 minuti di notorietà?

Non è raro, è quasi impossibile. Vieni spremuto pure se non sei noto, figuriamoci se disgraziatamente ci diventi.

La popolarità, improvvisa ed esplosiva, non ti rende felice?

Non ne ho idea perché non sono mai stata popolare e non so se saprò mai rispondere a questa domanda. Più che la popolarità mi renderebbe felice svegliarmi la mattina e potermi permettere di pensare solo a fare musica invece di dover fare un altro lavoro.

Dopo il caso Weinstein e il #MeToo la parola sexy è superata?

No. Rivendico il diritto come donna ad essere intelligente, semi colta e pure sexy. Il caso Weinstein riguarda il solito discorso dell’uomo che promette carriera in cambio di favori sessuali. Sono cose che capitano tutti i giorni anche alla “Cantacessi e figli s.a.s” (cit.Frank Merenda).

Il problema non sono le donne sexy, le donne sono e continueranno ad essere sexy.

Il problema sono gli uomini col cazzo piccolo che vorrebbero abusare della loro posizione di potere, per ottenere qualcosa per il quale non hanno altri mezzi.

Io mi sentirei di rassicurarli: piuttosto fateci la corte. Andate in palestra se non siete in forma, fateci sorprese, conquistateci anche con l’intelligenza se vi riesce e abbiate la pazienza che noi abbiamo con voi.

Io amo gli uomini e detesto vederli buttarsi via così, con questi atteggiamenti da cavernicoli. Sono i primi a non darsi un valore quando si abbassano ad azioni di questo tipo.

Il momento più difficile della tua vita?

Dopo la morte di mia nonna, direi questo.

Quale è la tua idea di felicità?

Poter fare quello che ami nella vita senza dipendere da nessuno se non da te stessa.

Ci sono dei grazie nella tua carriera?

Purtroppo troppo pochi. Sono sempre stata una persona molto incline ed entusiasta della gratitudine, ma mi ritrovo veramente a corto di persone da ringraziare. Posso davvero contarle sulle dita di una mano e sono le stesse di sempre, più una, massimo due, new entry. Molte altre, sfortunatamente, sono andate e venute ma le ho ringraziate lo stesso.

Progetti per il futuro?

Se la conquista del mondo dovesse andare a rotoli, mi vedo bene anche su una spiaggia messicana ad ubriacarmi dal tramonto all’alba!

Stefano Cigana

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