Aida Cooper

Aida Cooper

Intervista con la grande cantante italiana

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Aida Cooper, una delle più maggiori cantanti blues italiane, nasce a Bettola il 19 febbraio 1949. Inizia la sua carriera artistica nell'ottobre del 1966, quando, poco più che adolescente, partecipa alla finale del Festival di voci nuove di Castrocaro. Qui viene notata da un discografico, che le consente di ottenere un contratto con la Fonit Cetra con lo pseudonimo di Aida Nola.
Nel 1967 incide il primo disco, un 45 giri contenente i brani "Molto tempo prima" e "Non è cambiato niente", al quale segue una sua versione de "L'ultimo valzer", incisa anche da Dalida. Negli anni successivi incide alcuni brani partecipanti al Festival di Sanremo, che la casa discografica inserisce nella compilation in vendita a seguito della manifestazione (la sua versione di "Zingara" raggiunge i primi posti nelle classifiche argentine).
Oltre a Loredana Bertè e Mia Martini, ha collaborato con i più importanti nomi della musica leggera italiana tra i quali: Mina, Zucchero Fornaciari, Eros Ramazzotti, Anna Oxa, Fausto Leali, Riccardo Cocciante, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, Franco Simone, Iva Zanicchi.
“Spaccami il cuore” è il nuovo singolo estratto da “Kintsugi Amica Mia”, album su etichetta Bandabebè, in cui l’artista rende omaggio a Mia Martini anche con questo brano scritto da Paolo Conte.

Cara Aida, un caloroso benvenuto e grazie per averci rilasciato questa preziosa intervista. È per noi un vero onore averti nostra ospite.

Grazie a voi, è per me un onore, ci mancherebbe altro. Il Vostro interesse mi lusinga e mi inorgoglisce.

Sei una delle maggiori cantanti blues dello scenario musicale italiano, artista poliedrica e appassionata. Ti ha sempre contraddistinta l’entusiasmo, un impeto focoso e passionale. Ti chiederei di definire, in poche parole, come questo si traduce in sensibilità artistica, in brani così struggenti e accorati che sanno parlare a tutti per la loro vivida immediatezza.

Troppa grazia. Mi fate arrossire.

E meno male che quello che leggete non è la mia insicurezza e il mio essere in fondo timida.

Per reazione e per necessità forse lo traduco in atteggiamenti da front woman a volte anche sopra le righe; a volte anche dove non sarebbe necessario.

Il Blues lo porto sempre con me e mi sarebbe piaciuto tanto continuare, probabilmente è quel lato dell’anima che mi rende leggibile e mi fa apprezzare tutto comunque, credetemi, mio malgrado.

Per quello che ho fatto e per come l’ho fatto non ho mai pensato di avere una sensibilità artistica particolare. Non ho mai lavorato su questa cosa, il mio portato non me lo consente; non ci ho mai pensato.

Certamente tutto concorre e dunque anche inconsapevolmente, inconsciamente si elabora il vissuto e si cerca di renderlo al meglio specie quando ci si misura con brani che hanno un sensibile contenuto umano e di conseguenza artistico. Parafrasando, mi verrebbe da dire che il confronto stimola l’impegno sperando che i risultati siano all’altezza.

Paolo Conte. Un nome che sprigiona per me un’immensa carica emotiva, essendogli particolarmente affezionata soprattutto in seguito a una conoscenza approfondita della sua discografia, maturata nel corso di un soggiorno studio a Malta. Come è nato il vostro sodalizio artistico? Parlaci di questa esperienza e del suo – immagino bellissimo – lascito.

Mi sento veramente piccola messa accanto a Paolo Conte, un maestro, un esempio e un riferimento per tutto il movimento musicale italiano.

E con rammarico devo dire che la mia conoscenza è relativa a quello che all’interno del mio mondo ho conosciuto, ho ricevuto per sentito e a volte per vissuto, di Paolo Conte.

Sinceramente anche per estrazione oltre che per scelte diverse, non ho mai approfondito sino al punto di poter dire di conoscerlo bene o, tantomeno, l’aver interpretato un suo bellissimo brano ha sortito un sodalizio. Purtroppo no.

Tutto è iniziato e credo finito dalla scelta del brano e successivamente continuato con l’aver sottoposto a Conte l’arrangiamento con la presenza di due giovani rappers Abruzzesi i SOSTANZHA TOSSIKA. Tutto è terminato con il suo no alla rielaborazione proposta e con la stesura del brano preferita da Conte.

Quindi che dire, sperando di non deludere le aspettative della domanda?!?

Se il lascito è stato bellissimo non potrò essere io a dirlo e potrò solo sperare che la mia interpretazione gli abbia reso il merito che si aspettava.

Hai rilasciato una dichiarazione che mi ha letteralmente folgorata in merito al brano: "Con Spaccami il Cuore si viaggia oltre i soliti confini. Si parla d'amore, di quello non patinato, non da social, ma quello volutamente cercato e patito, pienamente vissuto e se necessario anche sofferto. Quello che tormenta l'animo: burrascoso, dissoluto, avventuroso”. Ti va di commentare? L’amore, del resto, è ciò che sostiene la vita conferendogli un senso che va oltre il materiale, al di là del biologico e del fattuale. È, in altre parole, un volo che ci consente di toccare le vette della trascendenza. Qual è la tua visione personale di questo sentimento?

L’amore ha prodotto tanto.

Letterati, filosofi, psicanalisti, storici ne hanno attinto a piene mani. Cinema e teatro, tanto ancora.

La mia visione personale mi rende difficile anche il solo parlarne, spiegarlo poi è impresa ardua.

Certo che potrebbe e dovrebbe essere un volo, mi chiedo a volte anche da egoista, a che serva amare se non per essere amati?

Quando questo avviene, quando si spicca il volo intendo, allora è quando la ricerca ha trovato, ha scovato che esistono mondi condivisibili, scelte e ricerche parallele.

Quando questo succede, si ha la sublimazione del sentimento magari passando anche per stati d’animo diversi prima di arrivare al congiungimento. Entra in gioco anche la passione, e questa riveste un ruolo fondamentale per la “costruzione di un amore”.

La difesa del presunto proprio valore a volte compromette la crescita dell’amore e quindi del rapporto, ma se la spinta è tale da superare questi impedimenti, si arriva poi al punto dove si comprende quando fare un passo indietro invece di continuare a cercare di stare avanti. Quando accade, da lì in poi l’avventuroso, il dissoluto e il burrascoso sono linfa per il futuro e l’amore si esprime nella sua forma migliore e matura.

Questo aiuta a creare brani come Spaccami il cuore e spero anche ad interpretarli.

Il brano "Spaccami il cuore” è accompagnato da un video in versione animata con la produzione di Massimo Massagrande e vede come art director Giuseppe Coviello, il quale dichiara: "Il videoclip animato di “Spaccami il Cuore” propone un'insolita Aida Cooper nella veste di una moderna Baby Jane. Il copione che interpreta è quello di un gioco universale che vede l’alternarsi del ruolo da vittima a carnefice. Vediamo una Aida inedita che 'ride e sorride', assoggettata ai meccanismi più perfidi dell’amore: trasformismo, rancore e vendetta.” Ed è così: la regina che spacca il cuore del re; i palloncini a forma di cuore stilizzato che scoppiano colpiti dalla tua fionda; un cuore spremuto come un agrume, con l’apposito apparecchio da cucina. Tutto molto bello e - a parere di chi scrive – molto vero. Concordo con la posizione di Coviello: l’amore è anche trasformazione e non sempre serena. A volte, è l’esatto opposto. Tu, cosa ne pensi?

Concordo. Tutto semplicemente complicato.

Trasformazione e a volte anche trasposizione. La fase inziale del gioco ripercorre percorsi fanciulleschi. La conoscenza aiuta ad amare ed il tempo a volte rema contro, ostacola, sembra che non basti mai, che non sia mai tanto. Il rincorrere aiuta le incomprensioni, fagocita la parte nera e l’amore sognato a volte diventa l’amore disperato.

Che dire? Per quello che ho vissuto è necessario “essere” in due e pensare che forse è molto lineare e più semplice.

Se non ci accorgiamo delle sovrastrutture che stiamo costruendo e non le limitiamo al gioco, rimarrà solo l’amaro e non l’amore. Che strana e fantastica lingua l’Italiano, non il mio da ignorante beninteso, poche vocali che slittano e la parola cambia di significato.

Come uno sguardo o un gesto frainteso.

Kintsugi, il termine che dà il titolo all'album, è l’antica arte giapponese che consiste nel riparare un oggetto di ceramica rotto riunendo i pezzi attraverso l’utilizzo di oro o argento liquidi, in modo da esaltare le nuove nervature create. Ogni pezzo riparato diviene così unico ed irripetibile, le crepe sono impreziosite. La metafora del Kintsugi riassume perfettamente l’essenza della resilienza: cercare di fronteggiare in modo positivo le avversità della vita, esibendo orgogliosamente le proprie cicatrici che ci rendono persone uniche, più mature, più forti. Trovo che nascondere le proprie ferite equivalga a misconoscere la propria umana bellezza. Sei dello stesso parere?

Avrei preferito un mondo in bianco è il nero, quello che vedo è quello che è.

E già in questa affermazione la vita mi ha piacevolmente scalfito: il mio bianco non è il tuo e anche i nostri neri sono diversi. Il mondo è pieno di colori e son tutti diversi.

Le ferite sono subite o volute? Possono essere orgoglio o possono essere altro. L’educazione ha poi secondo me un giuoco fondamentale e per qualcuno non mostrarle è solo buona educazione.

Quello che voglio dire che senza nulla togliere alla resilienza, la forza della propria ricostruzione si vede anche senza mostrarla. In fondo appartiene a te ed al tuo mondo. Chi ti conosce oggi ti conosce per il presente e per, forse, il futuro; il tuo passato in quel momento è dato da quello che sei, da quel che fai e che farete e sarete.

Alcuni passaggi nella vita sono cosi aspri, duri che se anche alla fine fortificano, per qualcuno è troppo coinvolgente parlarne.

Parlaci del tuo legame con Mia Martini.

Da dove inizio?

Nonostante non tutti i periodi siano stati particolarmente fecondi per entrambe, comunque li ricordo pieni di allegria. La nostra amicizia maturava anche in un contesto sociale in fermento, vivo.

Milano in quegli anni si prestava: era la Milano da bere.

Ricordo il teatro d’avanguardia, le cene, le spaghettate in piena notte, la passione di Mimì per tutto quello che era strumento da lavoro, tenaglie, pinze, giraviti. La lettura comune degli articoli sui giornali la mattina. Il caffè a letto… L’affetto comune per il suo cane Movie che era diventato nostro compagno inseparabile.

Come ho già detto altre volte mi legava la sua umiltà, la leggera ironia con la quale affrontava il mondo spesso duro e cattivo fino all’inverosimile.

Della sua vita e delle angherie subite non ha mai fatto nessun manifesto.

Preferiva l’anonimo impegno e se vogliamo lavorare sottotraccia.

Caparbia da calabrese orgogliosa e, comunque, lontano dai riflettori che accettava soltanto quando si esibiva.

Riusciva a fare tutto con semplicità e tanta umanità.

Mimì è stata una Donna piena nel senso, forte e coraggiosa. Una silenziosa combattente contro le male lingue. Ogni scelta è stata una sua scelta, sicuramente solitaria anche se importante e fatta sulla sua pelle.

Anche quando era in guerra con sé stessa ascoltava, ma alla fine era lei a decidere.

Mimì è una dolce e cara Amica che non giudica mai, che sa ascoltare ed abbraccia i problemi caricandosi anche quelli degli altri e appunto perché aveva qualche ferita, possedeva una grande umanità che raramente la portava a giudicare gli altri.

Nel periodo migliore, quello del ritorno, avrebbe potuto vendicarsi specialmente dei “piccoli” che in precedenza avevano banchettato: non lo ha mai fatto.

Una grande umanità.

Ti va di snocciolare, in qualche riga, un aneddoto della tua lunga, intensa carriera?

Tanto tempo….Tanti aneddoti.

Quale racconto?

Quello che vide volare un posacenere da mezzo chilo verso il malcapitato che riuscì per un pelo a scansarlo e il posacenere killer si infilò nell’anta della porta e pagammo la riparazione?

Quello del grande BB King che invitato a suonare in Svizzera pochi anni or sono, gli fecero trovare un palco con una scala assassina da alpinisti e il maestro impiegò ben trenta minuti per fare 15 gradini ed io modestamente l’accompagnai gradino per gradino?

Ah ecco… Forse quello dove un noto blues man Italiano fece cantare una Vocalist di colore, faceva più figura a detta di lui, su di una base con il mio vocalizzo durante un evento in diretta sulla RAI da qualche parte sul Garda?

Oppure quella del prato con 200 posti a sedere che finito l’assaggio del bere e del mangiare, rimase vuoto?

Cantai per pochi intimi fra le stelle di una serata bellissima e mica tanto solitaria, poi in fondo.

Platone sosteneva che la musica è per l'anima quello che la ginnastica è per il corpo. Cos’era al principio la musica per te, e cosa è diventata in seguito?

Bella intervista; anche troppo sopra di me!

Platone… Mi ricordassi di lui come filosofo…Mi ricordo di lui per il fatto che si dicesse che aveva le spalle larghe: l’avrei voluto conoscere solo per quello!

Da bimba, ma tanto bimba, era il gioco nel quale forse riuscivo a giocare meglio. Tanto puro e sano divertimento.

Chiaramente il divertimento continua a distanza di anni ma altrettanto chiaramente è diventato un lavoro, un gran bel lavoro con tanto coinvolgimento. Se da bimba la costante era il divertimento con il passare degli anni sono intervenute altre variabili a fare la differenza.

Di bello c’è che continua il divertimento e l’attenta valutazione della domanda e la cura maggiore, comunque sempre perfettibile, della progettazione delle offerte.

A quali artisti ti senti particolarmente vicina? Non parlo solo dei riferimenti musicali, ma anche in altri ambiti, come quello letterario.

Copio e incollo a costo di risultare datata, ma io mi considero di bocca fine... Tanto per: Aretha Franklin, Etta James, Patty LaBelle, Nina Simone, poi si salta Tina Turner, Stevie Wonder e poi Whitney Houston e poi per le Italiane.... Solo una e sapete già qual è!

Nel mondo letterario, Italo Calvino riscoperto da non molto, mi affascina Pier Paolo Pasolini anche se mi accorgo che i miei strumenti di lettura mi aiutano poco, sono molto rudimentali purtroppo.

Poi i gialli di Camilleri nei quali nuoto come Montalbano nel suo mare.

Cosa consiglieresti ai giovani talentuosi che si trovano nel Mare Magnum del panorama artistico oggi? La tenacia paga?

Mi sembra che in questi ultimi due anni il panorama sia maggiormente maturo e vitale. Più aperto e pronto a conoscere e a farsi conoscere, meno piegato sulla ricerca del successo. Da un certo punto di vista è anche più istruito, quasi colto; a me oggi da più speranza con le diverse sonorità e finalmente la ricerca vocale più attenta. La bella voce di per sé aiuta ma il cuore, la testa, i colori sono le componenti che rendono una voce unica, originale. Finalmente ho visto una maggiore propensione dei ragazzi a curare queste componenti e a curarne meno altre meno importanti.

La tenacia per chi la ha e la coltiva paga sempre e purtroppo a volte anche se il talento è limitato.

Hai altri sogni nel cassetto? E progetti futuri?

Sogni tantissimi e forse anche troppi non proporzionali nel numero allo stato dei fatti, ma quello è connaturato a me stessa.

Progetti… Un tour, qualche altra incisione, serate e poi… Altro ancora.

Chiara Zanetti

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