Marco De Vincentiis

Marco De Vincentiis

Marco De Vincentiis, cantautore e attore in Mammanapoli Mood, e Americo Roma, producer, rispettivamente frontman e autore di un sorprendente nuovo progetto musicale chiamato Dellarabbia.

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Abbiamo il piacere di intervistare Marco De Vincentiis, cantautore e attore noto per le interpretazioni in “MammaNapoli Mood” e “Americo Roma”. Producer, frontman e autore è protagonista di un nuovo progetto musicale chiamato “Dellarabbia”. Con lui parleremo di musica e dei tanti fatti di attualità che in questi giorni stanno riempiendo le cronache dei giornali.

I Metallica annunciano di avere raccolto, grazie all’affetto dei propri fans, oltre 460.000 dollari per gli incendi che, nelle ultime settimane, hanno colpito l’Australia. In Italia ancora nessuno ha pensato di raccogliere fondi per questo dramma?

In Italia le questioni connesse ai cambiamenti climatici e a quei mutamenti che stanno stravolgendo il pianeta non sono prese seriamente. Non sono al centro dell’agenda politica e del dibattito pubblico, anche se dovrebbero. I FRIDAYS FOR FUTURE sono lasciati alla buona volontà degli studenti, gli unici ad aver sviluppato una coscienza collettiva su questi temi. Gli artisti e i musicisti tendono a concentrarsi sui propri percorsi di sopravvivenza professionali senza ricordarsi qual è il vero compito dell’arte e della musica, cioè quello di scuotere le coscienze. Provo a spiegarla parafrasando Picasso che diceva più o meno così: “Cosa credi che sia un artista? Uno che ha solo gli occhi per vedere o le orecchie per ascoltare o la voce per cantare? No. L’artista a mio modo di vedere, è un guerriero che usa l’arte per combattere per un mondo migliore e più giusto”.

“L'Iran non vuole la guerra con gli Usa, ma si riserva il diritto all'autodifesa e prenderà tutte le necessarie e proporzionate misure contro ogni minaccia o uso della forza". Lo scrive l'ambasciatore di Teheran all'Onu, Majid Takht-e Ravanchi, in una lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Cosa ti aspetti da questa vicenda?

Mi aspetto nuovi poveri che scappano da nuovi fronti di guerra per bussare alle porte di un occidente che tratta l’immigrazione come fosse il problema. Ma l’immigrazione è solo una conseguenza. Il quadro politico internazionale è destinato a destabilizzarsi sempre di più. La storia ci insegna come questo tipo di situazione sia un vortice, un buco nero in cui finiscono per cadere il nostro futuro e le nostre migliori speranze.

Fino a pochi anni fa, il Festival di San Remo era considerato dagli intellettuali una sciocchezza nazionalpopolare (San Scemo). Ora Rep, la "Bibbia" degli intellettuali, si preoccupa tanto per chi vi parteciperà a vario titolo. E forse qualcuno (ma non di Rep-Idee) avrà già inventato un gioco di scommesse forse denominato TotoRula. Ovviamente Rula Jebreal vincerà a furor di sardine e sarà un trionfo, tanto più se a Bologna il 26 gennaio sarà riconfermato il prode Bonaccini, uno statista che tutto il mondo c'invidia (si sarebbe detto un tempo). Che idea hai del festival di Sanremo e di tutto quello che gira attorno a questa manifestazione? Lo seguirai, hai un tuo cantante preferito tra i partecipanti?

SANREMO, come ogni spazio mainstream che apre una finestra di visibilità per la scena musicale nazionale, è qualcosa che per mia formazione personale tendo a rispettare. Alcuni dei più importanti capolavori della nostra musica provengono proprio da lì. Chi lo chiama SAN SCEMO sbaglia sempre. Il festival è uno specchio in cui si riflette la totalità del costume e della cultura nazionali, non solo della musica. Il gradimento che ognuno di noi ha nel guardare cosa questo specchio riflette è soggettivo. Lo guardo tutti gli anni e lo farò anche quest’anno e farò il tifo per i brani, non tanto per gli artisti. Ci tengo solo a segnalare la presenza a Sanremo giovani di Eugenio in via di Gioia con un brano che parla di cambiamenti climatici. Rula si difenderà da sola, ha la forza necessaria per farlo, anche se dovremmo tutti pensare al trattamento che ha ricevuto e a come vengono trattate le donne, in particolare immigrate, sul suolo di un terra che dovrebbe essere libera come l’Italia. Dalle piazze emiliane e dal movimento delle Sardine ho un’ottima sensazione, sono parte viva di quella rabbia che dovremmo sentire tutti.

In seguito al drammatico incidente di Corso Francia, a Roma, i media nazionali (sui social invece la denuncia è più costante e pressante) hanno riscoperto l'altissimo numero di incidenti stradali dovuti all'abuso di alcol. Che idea hai dei giovani di oggi e quale delle tante canzoni da te scritte gli dedicheresti?

I media e in generale la comunicazione da social tendono a costruire distrazioni. In una nazione dove le generazioni più anziane sono gonfie di odio e risentimento ed i giovani sono costretti a partire, per gli organi di informazione è più semplice alimentare questi sentimenti. Dai giovani ricevo sensazioni positive, almeno da quelli che provano ad immaginare il proprio futuro qui in Italia. A loro non dedico una singola canzone scritta, ma integralmente il progetto di “Dellarabbia”. Il nome è stato scelto proprio pensando alla cosa più giusta da usare per rispondere a questo tsunami di odio da cui siamo stati inondati. La rabbia è un sentimento che parte dal cuore, prevede orgoglio. È un colpo di reni che solleva lo sguardo anche all’ ultimo schiavo. L’odio invece, non ha né orgoglio e né cuore.

In pochi giorni il film "Tolo Tolo" ha già raggiunto i 34 milioni di incasso. Ti piacerebbe partecipare con una tua canzone all’interno di un film di questo straordinario attore? Sarebbe utile al tuo successo?

Di sicuro Checco Zalone è uno di quelli che usa l’arte per combattere in un modo tutto suo. Il film è divertente e allo stesso tempo profondo e leggero. E’ un po’ lo stesso riflesso nello specchio della nazione di cui parlavamo prima. Certo che mi piacerebbe e non solo per la potenza mediatica che avrebbe, ma anche e soprattutto perché il lungo percorso professionale che ho intrapreso fino ad ora, mi ha insegnato che le collaborazioni con i “grandi” ti insegnano molto di più di quanto si possa immaginare, sia sotto il profilo umano che professionale.

Partendo dalle numerosissime segnalazioni ricevute, Striscia la Notizia sta analizzando i testi delle canzoni di Claudio Baglioni. Da Franz Kafka a Federico García Lorca, da Jacques Prévert a Pier Paolo Pasolini, passando per Gabriel García Marquez e Oscar Wilde, è clamoroso il numero di poeti, scrittori e autori dai quali il cantautore romano ha preso in prestito frasi, metafore e suggestioni, inserendoli nelle sue canzoni, senza citarli: sei legato a questo cantante? Chi sono gli ispiratori dei tuoi testi e soprattutto quanto e complicato essere “innovativi” quando si crea dell’ottimo repertorio come il tuo?

Citare o evocare suggestioni ed opere di altri, fa parte di qualsiasi processo creativo. Prendere spunto o citare altri artisti può essere utile, intanto a spronare chi ascolta ad allargare i propri orizzonti culturali e poi soprattutto immerge tutte le opere in un unico flusso culturale. Ogni musicista è parte integrante di un universo più ampio, anche noi amiamo citare o anche rispondere alle domande dei testi di altri, non ci trovo niente di male e credo che Baglioni sia stato, specie nella fase del Folk Studio, un assoluto fuoriclasse, colto e ispirato. Evito di commentare Striscia la notizia ed una “inchiesta” pretestuosa che sembra parte delle distrazioni di cui parlavamo prima. Le principali influenze di Dellarabbia sono i cantautori italiani: Dalla, Rino Gaetano, Battisti, Venditti, Morandi, ma anche artisti del folk cantautorale internazionale come Frank Turner, The Tallest man on earth o Markus Mumford.

«Finitela con i cellulari! Siete qui per vedere Renato Zero o per fare i cameraman? Metteteci l'anima e la memoria. Basta con 'ste ca...te»: è appena iniziato il secondo tempo dello show. Renato Zero ha cosi redarguito un gruppo di fans che lo riprendeva mentre si esibiva in un suo concerto: ha ragione oppure no ?

GUCCINI passava metà dei suoi concerti a gridare “SEDUTI!” per impedire alle persone di ballare. RENATO ZERO fa parte di una generazione che vive il divertimento e la socialità in modo molto diverso dalle nuove generazioni. Noi tendiamo invece a non demonizzare il rapporto che oggi si ha con gli smartphone. Sono convinto che il passare degli anni ci restituirà un giusto compromesso tra vita virtuale e vita reale.

«Sono sola e mi aiuta la Caritas». Sono queste le parole di Gerardina Trovato, cantautrice siciliana, rifiutata da Sanremo, che dopo anni di assenza confessa la sua condizione in un'intervista rilasciata a Il Messaggero. Quando si diventa oppure si sogna di diventare un grande musicista bisogna circondarsi di persone affidabili? Nel tuo percorso musicale hai incontrato personaggi che si sono poi rivelati "inconcludenti"? Cosa ti fa pensare la storia di Gerardina?

Nella patria dei santi, dei poeti e dei navigatori la maggioranza delle persone, oggi, ha paura del mare e di quello che porta. Gli artisti restano poco più che dei saltimbanchi. C’è una bella intervista di Enrico Ruggeri uscita ultimamente, in cui segnala come l’economia generale della discografia italiana sia cambiata. L’arte è usa e getta. La Trovato è solo un esempio della miriade di artisti le cui aspettative e prospettive sono mutate in brevissimo tempo, pensa a quelli che escono dai Talent.

Sei legato da qualche tempo ad una compagnia teatrale (i MammaNapoli mood) che porta in scena spettacoli entusiasmanti sulla storia di Napoli. Quanto sei cresciuto professionalmente grazie a questa compagnia e che progetti artistici ti hanno maggiormente entusiasmato ?

Prima di conoscere Emiliano De Martino non avevo mai considerato l’idea di poter fare l’attore. Grazie a questo meraviglioso viaggio sono ancora più attaccato alla mia “napoletanità”. Napoli è la capitale del Mediterraneo e sta nei testi e nel cuore delle cose che faccio. Oggi sono certo di non voler lasciare il teatro, che continua a darmi molto più di quanto riuscissi ad immaginare.

Il 7 ottobre 2010 il Nobel per la Pace venne assegnato a Liu Xiaobo, uno scrittore cinese che aveva definito Internet «un dono di Dio». Era come aver vinto. Dieci anni dopo è cambiato tutto. Gli utenti della Rete sono passati da due miliardi (nel 2010) a quasi quattro e mezzo. Viviamo attaccati ad uno smartphone e ci prende il panico quando si scarica. Ci siamo abituati al fatto di poter comprare ogni cosa con un clic ed averla a casa il giorno dopo. Abbiamo tutta la musica, i libri e i film del mondo conservati in app facili da usare e a prezzi accessibili. Vivi in simbiosi con il tuo smartphone? Ti fa paura la disconnessione?

Credo si debba necessariamente mantenere un rapporto equilibrato tra realtà e virtuale. Tra internet e socialità pura. Dicendo questo non intendo dire che ci riesco sempre; gli smartphone sono una grande fonte di informazioni e di stimoli, leggeri e anche profondi. Senza non sapremmo molte cose in tempo reale, come oramai siamo abituati a fare. Mi capitano lunghe giornate di disconnessione, specie quando sono in studio per registrare o se ho voglia di leggere un libro e mi emoziona ancora parecchio tenere in mano un vinile di un artista che mi piace, invece che avere la musica solo in forma virtuale. Non mi fa paura internet, ma l’effetto che fa a chi ne dipende completamente. Spesso può capitare di essere in compagnia di tante persone che però se ne stanno in silenzio e a testa bassa. Siamo esseri sociali e forse, abbiamo bisogno degli sguardi degli altri e del confronto diretto, anche se tendiamo a dimenticarcelo.

Ci sono dei “grazie” nella tua carriera?

Prima di tutto a voi per questo spazio. Ma certo, Innumerevoli. Un percorso professionale lo puoi definire “carriera” solo grazie al sostegno e al supporto di tante persone. Grazie a tutti quelli che mi hanno permesso di suonare, sopra, dietro e sotto il palco.

Progetti per il futuro?

Lavoro ai brani di Dellarabbia. Sono in tournee con MammaNapoli Mood e collaboro stabilmente con Officine Utopia. Negli ultimi due anni ho lavorato intensamente alla scrittura e alla produzione dei brani di Dellarabbia. Speriamo che il 2020 sia l’anno giusto per farli uscire. Sento che è arrivato il momento di provare raccontare ad alta voce, e a più persone possibili, storie e punti di vista differenti.

Stefano Cigana

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