Fear Of Apathy

Fear Of Apathy

La nostra musica nasce senz’altro dalla periferia.Il messaggio che vogliamo mandare è quello di far vedere il nostro quartiere con un nuovo volto.

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Nella nostra redazione sono venuti a trovarci i ragazzi della band Fear of Apathy prossimi finalisti del contest musicale Maxsi Factor.

Il 25 Agosto Luca e Valerio di Paolo, Valerio Desideri e Michele Santonati festeggeranno i due anni di attività, una realtà metalcore della capitale che ha portato alla luce diversi temi sociali su cui ragionare. I “Fear of Apathy” guardano dentro loro stessi, si raccontano presso la nostra redazione, tra un ritornello ed il suono del basso, tra un videoclip e la periferia: il contesto urbano diventa il palcoscenico assoluto per mettere in mostra ciò che tanti sanno ma fanno fatica ad accettare. Andare controcorrente. Sempre.

"Fear of Apathy" timore dell'apatia. Un nome dal doppio effetto?

Luca Di Paolo: Diciamo di sì. Ognuno di noi deve lottare con l’apatia che ha dentro. Quel senso che ci fa dormire, ci annebbia la vista e ci fa passare la voglia di combattere. Noi lottiamo contro l’apatia tutte le volte che stiamo sul palco e portiamo un concetto, un pensiero. Ormai siamo dei Samurai. Al giorno d’oggi l’apatia è nel cuore di tutti. Ed è triste ancora di più vederla negli occhi di chi ci dovrebbe educare. Nei professori, nei nostri genitori e negli occhi di chi ci comanda. L’apatia è come il nulla di “La storia infinita” di Micheal Ende. Prima o poi si mangerà tutto e noi ovviamente combattiamo affinché questo non accada. Le persone molto spesso ci chiedono che abbiamo da “urlare”. Io vorrei dirgli che se nel ventunesimo secolo usiamo l’urlo per esprimere noi stessi dovrebbero farsi qualche domanda. Poser!

Come mai un sound dal forte impatto sociale?

Luca Di Paolo: La società attualmente ha bisogno di questo. Di qualcuno che dice all’ascoltatore cosa non va. Nella vita si deve puntare sempre al meglio. E per puntare al meglio, va evidenziato quello che non funziona. 

Apatia, depressione, problematiche giovanili. La società molto spesso ignora, fa finta di non vedere. Il vostro sound è un mezzo o una possibile soluzione per affrontare queste tematiche?

Luca Di Paolo: Una soluzione, ci piacerebbe.  L’outro del nostro primo e ormai vecchio ep si chiamava proprio “Medicina”. In quel brano dicevamo << La medicina segreta è rimanere bambini, se hai quattordici anni ricordati come sei adesso e non cambiare mai >>. Però dare una soluzione a ciò è difficile. Più che altro diamo un input ai giovani. Quello magari di alzare le chiappe dal divano e di prendere in mano attivamente la proprie vita. “Get the fuck up!”, citando Dead Poets Society, un nostro vecchio brano.

Il suono è duro, arrabbiato. Vi proponete come nuovo modello senza etichette in una struttura musicale abbastanza delineata?

Luca Di Paolo: Bah. Sì siamo pesanti, ma nell’underground romano c’è di peggio. Nel nostro primo ep che è uscito l’anno scorso eravamo un miscuglio di generi allucinante. Abbiamo scritto anche un paio di pezzi in italiano, cosa che ci ha sicuramente distinto. Adesso stiamo prendendo più influenze dalla scena Metalcore e il nostro repertorio è comunque formato da più pezzi in inglese, anche perché per il nostro genere risulta più orecchiabile e funzionale. Le tematiche sono sempre le stesse però.

Quant'è forte il legame con la vostra periferia e quanto ha influito sul testo e la musica dei vostri pezzi?

Valerio Desideri: San Basilio è il peggior quartiere di Roma. Fa schifo. Ci sono solo tossici, vecchi, rincoglioniti, troie e tamarri. E noi facciamo le canzoni contro di loro!

Luca Di Paolo: La nostra musica è sicuramente influenzata dal posto dove abitiamo, cioè San Basilio. Soltanto Michele il nostro batterista non abita qui, ma c’è praticamente cresciuto. Viviamo in un quartiere dove il tasso di criminalità è veramente alto. Una nostra vecchia canzone, che ci siamo registrati da soli tempo fa, parla di tutto quello che odiamo. Il brano per una serie di motivi si chiama Milk. Ovviamente ci sono vecchi ricordi. Tra questi una famosa scazzottata avvenuta nello spogliatoio della squadra del quartiere: insieme a un mio amico sfigato eravamo spesso vittime di bulli. Se probabilmente fossi cresciuto ai Parioli, i testi sarebbero stati diversi.

Valerio Di Paolo: La nostra musica nasce senz’altro dalla periferia. Si capisce soprattutto nel videoclip di Milk e il messaggio che vogliamo mandare è quello di far vedere il nostro quartiere con un nuovo volto. Quando sentite parlare di San Basilio, sentite parlare di droga e criminalità. Ci auguriamo che un giorno verrà ricordata anche come la nostra “patria” in cui sono cresciuti anche Moro e Mannarino.

Facciamo un giochino vecchio tra gli appassionati di musica?

Elenchiamo le migliori 3 band di tutti i tempi. Né solisti né esecutori. I gruppi che hanno fatto grande la musica metal !!

Luca Di Paolo: System Of A Down, Metallica e Bring Me The Horizon per la scena Core.

Michele Santonati: Anche gli Iron Maiden non sono da dimenticare.

Valerio di Paolo: Sistem of Down di sicuro, Korn, Linea 77.

Parliamo di band femminili: Evanescence, nightwish, lacuna coil,domina noctis ,within temptation ,epica ,flowing ,tears ,xandria ,sirenia;secondo voi esiste una parità tra le band emergenti ,la musica,i contest ,siete contrari al "sessismo" musicale?

Luca Di Paolo: Noi pensiamo che chi ha qualcosa da dire ha diritto ad un palco. Se delle ragazze vogliono suonare metal non abbiamo niente in contrario, anzi, questo dimostra che il nostro genere è sempre di più qualcosa per tutti. Anche se molte persone ancora non lo accettano. I Lacuna Coil ci piacciono molto e sono un onore per noi italiani. Sono gli unici che sono andati oltre la nostra nazione. Io e mio fratello Valerio, chitarrista del gruppo, li abbiamo anche visti in live a Milano. In apertura ai SOAD.

Valerio Desideri: Anche gli Evanescence sono un gran gruppo.

Tra qualche giorno Roma vivrà il Gay Pride. Non credete che le persone omosessuali abbiano già conquistato i propri diritti e che la manifestazione potrebbe cadere nel banale o peggio ancora nel volgare?

Luca Di Paolo: No, secondo me la loro lotta per i diritti è ancora lunga.C’è ancora tanto pregiudizio. Nel videoclip di Dead Poets Society c’è un pezzo tratto da un telegiornale in cui si parla di un ragazzo di 15 anni che si è gettato dalla finestra. Il ragazzo veniva continuamente preso in giro per la sua presunta omosessualità.

Michele Santonati: Sul Gay Pride penso che ogni persona debba avere gli stessi diritti, non badando all’orientamento sessuale.

La "città eterna" ultimamente è sotto assedio per una brutta pagina di cronaca nera.Se doveste fare un pezzo su Mafia Capitale, come lo intitolereste?

Michele Santonati: Magari “La scatola del coniglio”. A tutti sembra che il coniglio sia scomparso all’interno, invece NO! Il coniglio riappare. In pochi sanno che l’animale è sempre stato dentro.

Luca Di Paolo: Adesso non mi viene in mente nulla. Diciamo che sono abbastanza avvelenato per quanto accaduto. San Basilio di sera non viene praticamente illuminata, perché non ci sono i soldi. Gli autobus passano una volta ogni morte di papa, perché non ci sono i soldi. Il “Roberto Rossellini Cine-tv”, la mia scuola, ha i bagni (visibili nel videoclip di Milk) che cadono a pezzi, perché non ci sono i soldi. Adesso sappiamo che quando un politico dice che non ci sono soldi, vuol dire che i nostri soldi sono nelle sue tasche e che ci sta derubando.

A Roma servirebbero più contest simile a quello dove partecipate?

Valerio Desideri: Sì, così vinciamo sempre.

Luca Di Paolo: Certo, i contest sono sempre una grande occasione per farsi conoscere. E anche per farsi odiare dagli altri gruppi emergenti.

Valerio Di Paolo: Siiiii! Maxsi Factor ha mostrato tanta attenzione verso tutti i gruppi e questo ci ha incoraggiato tanto.

Quali testi sentite più vostri, nella fattispecie quali ritornelli?

Luca Di Paolo: Ce ne sono parecchi interessanti nel nuovo ep ma non li sveliamo. Se volete sentire i nuovi pezzi dovete venire in live. Però il ritornello di Dead Poets Society non è male.

Valerio Desideri: Blood In the sea!!!

Qual'è il vostro rapporto con i social?

Michele Santonati: Per le singole persone sono utili ma non indispensabili.

Luca Di Paolo: Ormai i social per la musica sono indispensabili. Gran parte del lavoro si fa proprio su internet. Grazie a ciò c’è molta più concorrenza nel settore. Ognuno può far sentire il proprio pezzo a chiunque. E’ un fattore positivo. La musica così è più libera ed evita la censura delle etichette e delle radio commerciali. Io ascolto la musica che voglio non la musica che impongono degli idioti.

Avete un rito propiziatorio prima di salire sul palco?

Valerio Desideri: Faccio stretching.

Luca Di Paolo: Delle volte l’anno scorso mettevamo le mani al centro e gridavamo la frase dell’outro di Adesso: << Fai tutto quello che puoi o te ne pentirai!>>.  Un po’ tipo squadra di basket. Recentemente abbiamo perso l’usanza. Comunque siamo sempre molto uniti perché ci conosciamo da un sacco e siamo tutti grandi fratelli.

Grazie ragazzi in bocca al lupo per la finale.

                                                                                                                      Mirko Cervelli 

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