VINILICI E Claudio Coccoluto Il Guru Del Vinile

VINILICI E Claudio Coccoluto Il Guru Del Vinile

Da oggi su Amazon Prime Video, distribuito da 102 Distribution, il docufilm Vinilici - perché il vinile ama la musica

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Da oggi su Amazon Prime Video, distribuito da 102 Distribution, il docufilm Vinilici - perché il vinile ama la musica, produzione interamente italiana sulla riscoperta del vinile e sulla ritrovata passione per questo supporto. Numerose e prestigiose le testimonianze presenti nel film: Renzo Arbore, Carlo Verdone, Elio e le Storie Tese, Mogol, Claudio Coccoluto, Giulio Cesare Ricci, Red Ronnie, Gianni Sibilla, Claudio Trotta, Lino Vairetti, Bruno Venturini ed altri ancora.

Si tratta di un nostalgico ritorno al passato o di un’opportunità per il futuro?

Io ho voluto approfondire l’argomento con il guru dell’underground, Claudio Coccoluto, strafamoso in Italia e all’estero, DJ, artista, producer ed esperto dell’universo musicale, non solo di quello elettronico.

Vinilici parla della riscoperta del vinile, perché era stato abbandonato?

Per quel che mi riguarda non ho mai abbandonato l’uso del vinile, eppure sono un malato di tecnologia, di tutte le ultime tendenze.

Io sono un vero e proprio appassionato di musica, e mi sento di affermare che la passione per la musica non passa su CD, un suono che considero troppo chirurgico, superato, ora con le piattaforme digitali siamo abituati alla musica “mordi e fuggi”, da ascoltare al volo, in cuffia, in solitaria.

Abbiamo perso il gusto di ascoltare la musica, ma io sono un po' come i cinesi … aspetto sulla sponda del fiume, che tutti tornino al vinile.

La musica “seria” viaggia su digitale o su vinile? Che differenza c’è?

Guarda anche la musica classica viaggia su vinile, anche se poi esistono le versioni in CD e digitale. Il “pianissimo” (il volume più basso della musica classica) in digitale è una riproduzione fedelissima, in vinile fa fatica.

Il CD ormai è spacciato definitivamente, soppiantato dalle piattaforme digitali, ma se vuoi fare veramente il figo, pubblichi un vinile, anche solo un EP, adesso fa tanto artista arrivato!

Negli anni ‘70 avere un rack hi-fi a casa era un elettrodomestico indispensabile, ci si incontrava con gli amici, lo facevo anch’io, si metteva il vinile sul piatto, si ascoltava e poi se ne parlava, se ne discuteva. Era condivisione musicale, aggregazione, ora non c’è più comunicazione a quel livello, si è perso il gusto.

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Che cosa rappresenta la musica per te?

Per me, dopo l’aria, c’è la musica è un mio elemento vitale, la musica è quella cosa che ti attraversa e cambia il tuo stato molecolare, la tua giornata, il tuo umore. Facci caso, quando hai una giornata no, sei nero, metti la tua musica e ritrovi la calma, l’equilibrio.

E’ come quando senti un pezzo, che magari non è neanche il tuo genere preferito, però hai un riflesso incondizionato, una scarica elettrica, ti parte il piedino, non puoi stare fermo.

Non ho un genere di musica che non mi piace, ho dei generi di musica che non capisco, ed ultimamente ce ne sono…

Qual’è la più bella location dove hai suonato la tua musica e perché?

Ho suonato ovunque, dal Ministry of Sound di Londra, al Sound Factory Bar di New York, passando per i migliori locali del mondo, dal Giappone alla Corea e chi più ne ha più ne metta, ma il mio posto e a Roma, la mia location perfetta è il GOA.

Il Goa e suonare con Giancarlino, quella è la mia situazione ottimale, perché è come essere a casa mia, della mia musica, un feeling talmente forte che “nella serata perfetta” i dischi non li scegli tu, l’energia te li fa salire direttamente sul piatto (sfido chiunque a dimenticare i giovedì ultrabeat del GOA!).

Vinilici che cos’è per te? Ti hanno definito un esperto, un collezionista

Per carità collezionista mai… Io sono un accumulatore seriale, ho più di 70.000 vinili, tutti ascoltati, catalogati, messi in due garage, nel mio studio di registrazione, a casa dei miei, ovunque.

Ho iniziato a comprare il mio primo 45 giri a 9 anni "Goats Head Soup" degli Stones è stato il primo. Il vinile per me è un’emozione vera. C’è un lavoro di squadra nella produzione di un vinile, una vera e propria filiera musicale, dalla musica alla copertina – negli anni ’70 trovavi tutto scritto sulla copertina di un vinile - alcuni sono vere e proprie opere d’arte.

Mai buttato un vinile, li tengo in archivio, proprio perché so che immenso lavoro sta dietro ad ogni singola produzione.

Al momento il mondo degli eventi e dell’intrattenimento è fermo causa emergenza sanitaria, noi aspettiamo con ansia che tutto posso ripartire perché ci manca alla consolle Cocco DJ.

Intervista di Stefania Vaghi

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