Sonmi-451 Il Concept Album Dei Tamurakafka

Sonmi-451 Il Concept Album Dei Tamurakafka

Il nuovo concept album della band è un viaggio tra musica e letteratura, ispirato al romanzo “Cloud Atlas” di David Mitchell.

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E’ on air il nuovo lavoro dei Tamurakakfa il concet album Sonmi-451, un viaggio senza ritorno tra musica e letteratura, in quindici tracce, uscito con l‘etichetta abruzzese Danze Moderne.

Il disco ripercorre fedelmente i capitoli del romanzo “Cloud Atlas” di David Mitchell, da cui il lavoro trae ispirazione. Il mondo è fluido e i concetti sono gabbie che limitano la libertà. Ci vuole coraggio per sentirsi liberi, tanto, tanto coraggio.

Tamurakakfa è una band, il cui progetto nasce nel 2014, dal forte impatto visivo e sonoro, un vero e proprio collettivo artistico. In formazione completa sono dieci tra musicisti, attori, danzatori, fotografi e pittori visionari, che propongono uno spettacolo elettrizzante. Sono dei rockers, compositori, colti, cresciuti tra la strada e i conservatori musicali. Il risultato di questo mix è una musica tutta loro, che si nutre di riferimenti letterari.

I Tamurakafka sono Maria Asta (Voce), Massimo Baiocco (Chitarra, Voce, Tastiere), Maurizio Boco (Batteria), Noemi Colitti (Pianoforte, Tastiere, Theremin), Pamela Gargiuto (Violino), Enrico M. (Basso), Joseph Servino (Chitarre), Caterpillar (Voce narrante), Tiziana Cesarini (Voce narrante), Cristiano Quagliozzi (Illustrazioni, Visual art). In collaborazione con Maurizio Luciani (Contrabbasso), Emilia Slugocka (Violoncello).

Ho voluto fare qualche domanda a Massimo Baiocco, cantante e compositore dei brani della band.

Il nome della band TAMURAKAFKA, è ispirato al nome del protagonista del libro Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami, questo album Sonmi-451 si ispira al libro Cloud Atlas di David Mitchell, come mai questa scelta?

La letteratura da sempre è fonte d’ispirazione per i musicisti. Il connubio fra parole e melodia caratterizza la storia della musica occidentale, a partire dal canto gregoriano, che mette in musica i salmi biblici, passando per il madrigale, fino ad arrivare all’opera, al poema sinfonico. Dobbiamo aspettare il periodo classico, nella seconda metà del ‘700, per veder comparire la forma sonata, prima forma musicale che nasce per essere realizzata unicamente in forma strumentale, cioè senza parole. Questo per dire che da sempre noi musicisti ci nutriamo delle opere dei grandi scrittori, che esprimono a parole ciò che la musica evoca tramite i suoni. Mettere insieme le parole e la melodia riunifica le qualità degli esseri umani anche a livello neurologico, integrando l’attività dell’emisfero sinistro (logico-verbale) e dell’emisfero destro (intuitivo-musicale).

Ho amato molto i libri Kafka sulla spiaggia e Cloud Atlas, sono talmente belli e complessi, visionario il primo e poliedrico il secondo, che lasciano ampio spazio all’immaginazione di chi legge, alla mia fantasia musicale.

Come mai la scelta di presentare un concept-album di addirittura 15 tracce?

Leggendo Cloud Atlas nella mia mente nascevano temi musicali, che modellavano le emozioni tracciate nelle pagine del romanzo. Molti dei personaggi del libro risuonavano dentro di me come altre persone, persone che abitano il mio spirito e che avevo la sensazione di rincontrare dopo averle dimenticate per lungo tempo. Sono personaggi eroici, archetipici, perchè racchiudono in sè sogni, aspirazioni, lotte e conflitti che parlano di noi e ci accumunano. Mi sono lasciato prendere la mano, non sono riuscito a fermarmi dallo scrivere prima di 15 brani!

Una band numerosa che mescola sonorità elettroniche e più classiche, abbinate a vere e proprie performance sul palco e fuori dal palco, visual art, fotografia, siete tutti artisti a 360° gradi?

Quando siamo al completo sul palco arriviamo ad essere dieci persone. I nostri spettacoli si servono di tanti mezzi espressivi, perché ci piace raccontare la vita nella sua complessità e nella sua ricchezza. La musica si accompagna ai brani recitati dagli attori, che tracciano il filo narrativo dei concept album, alle azioni di teatro danza e ai video. Spesso organizziamo anche delle mostre fotografiche o pittoriche. Possiamo definirci un vero e proprio collettivo di artisti che collaborano per dare forma a temi di natura esistenziale, che permettono a noi per primi di usare l’arte per mettere in atto un cambiamento e aprire una finestra su altri mondi possibili.

Se dovesse dare una definizione alla Band?

Sai che una delle cose che più spesso ci dicono dopo aver ascoltato i nostri brani è che non si riesce a catalogarli in un genere preciso. Questa cosa ci piace, perchè le definizioni, che si utilizzano per catalogare i dischi, inserirli in diversi scomparti di ipotetiche playlist, spesso non sono altro che schemi mentali e motori che pongono forti limiti alla libertà espressiva, prigioni da cui vogliamo evadere. Molte persone amano definire se stesse e il mondo che le circonda, creando linguaggi identitari ristretti ed esclusivi, come band preferiamo frequentare molti circoli senza appartenere ad uno in particolare.

Lei è l’autore di tutti i testi, anche in collaborazione con Tiziana Cesarini da cosa prende/prendete ispirazione?

Io ho scritto i testi delle canzoni, mentre i brani recitati sono stati composti da Caterpillar, corposo attore romano, e da Tiziana Cesarini, performer e voce narrante. Prediamo ispirazione dalla narrativa, dalla natura, dagli ampi spazi senza limiti, dalle città urbane le cui mura restringono l’orizzonte, dalla vita.

La promessa della mela è il nuovo videoclip on air, che chiaramente è stato realizzato nel periodo del lockdown, ce ne parla?

Come tutti durante il lockdown abbiamo cercato di sopravvivere raccomandandoci al dèmone del web, ricorrendo a tutorial, videocorsi, videolezioni, lavorando in smart-working, suonando via web. Così è nata anche l’idea del video, realizzato con le riprese fatte dagli smartphone di ognuno e montate insieme. Il tema unificante del video è quella specie di danza che scorre nella parte bassa dello schermo. La cosa che ti voglio raccontare è che quella è una forma di Tai Chi, che ho imparato durante quei giorni. Il Tai Chi è un’arte marziale interna, una meditazione in movimento. Nel video compare la forma otto, che è la più semplice, perchè composta solo di otto movimenti, per dire che ho ancora molta strada da fare.

Lei Massimo Baiocco, come si definisce come stile musicale?

Come avrai intuito non amo definire il mio stile musicale, ma posso dirti che ho una doppia formazione: sono nato come musicista rock, influenzato fortemente dal movimento punk, che ha nutrito in me una forte voglia di abbattere le regole precostituite. Al contempo, la curiosità mi ha spinto ad espandere la mia formazione musicale, diplomandomi in chitarra classica al conservatorio, studiando Armonia e Contrappunto: mi sforzavo di apprendere tutte quelle regole musicali, che al tempo stesso mettevo in discussione. La sintesi di tutto questo si chiama Tamurakafka.

Non vi resta che ascoltare e restare letteralmente rapiti da Sonmi-451.

Articolo di Stefania Vaghi

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