Addio A Milva: Ultima Grande Diva Della Canzone

Addio A Milva: Ultima Grande Diva Della Canzone

La camera ardente sarà allestita al “Piccolo” di Milano dove tutta la sua carriera è decollata.

stampa articolo Scarica pdf



C’è una cosa che mi ha colpito nei tanti “coccodrilli” (così si chiamano in gergo giornalistico gli articoli commemorativi, già confezionati, che riassumono in poche righe la carriera di un artista, appena scomparso, ndr), letti tra ieri e oggi. Che Milva sarebbe stata dimenticata negli ultimi anni dai media che contano. Io aggiungerei: “per fortuna!”.

Cosa avrebbe potuto ancora dare una stella di prima grandezza alla televisione di oggi? Rilasciare una intervista sulla sua lunga malattia alla D’Urso? O inscenare una finta litigata a “Forum”? O giudicare cantanti destinati a non lasciare il segno a un talent show? Far parte del muro ad “All together now”? Accompagnare dei bambini allo “Zecchino d’oro” o a “Ti lascio una canzone”? Essere giudicata dalla Lucarelli e da Mariotto a “Ballando con le stelle”? O forse fare la concorrente a “Tale & quale Show”? Ripercorrere ancora la sua lunga e gloriosa ed impareggiabile carriera da Fabio Fazio o, peggio ancora, dalla Venier o da Eleonora Daniele? Dare dei consigli sul make-up dalla Guaccero? O partecipare “L’isola dei famosi” o al “Grande Fratello Vip”?

La verità è che la televisione negli ultimi vent’anni è completamente degenerata. Non si investe più in un’idea e si ripesca sull’usato sicuro. Non a caso, Milva, insieme ad Heather Parisi, condusse “Al Paradise”, ultimo canto del cigno del varietà in grande stile, firmato da Antonello Falqui. Per lei da tempo non c’era più posto e lo ha accettato serenamente, diradando le sue apparizioni e scegliendo di pubblicare pochi ma mirati album.

Accanto alla sua vena di interprete raffinata ed elitaria, aveva anche rincorso quella ci cantante pop. Lo aveva fatto tra la fine degli anni sessanta con brani come “La filanda” e nel 1985 compì una svolta musicale, incidendo il singolo italo disco “Marinero”, contenuto nell’album “Corpo a corpo”, prodotto e arrangiato da Giancarlo Bigazzi, Totò Savio (il cui nome è strettamente legato ad un’altra grande come Loretta Goggi) e un ancora acerbo Raf.

A Sanremo negli ultimi trent’anni era tornata solo tre volte. Nel 1990 con “Sono felice”, scritto per lei da Ron e nel 1993 con “Uomini addosso”, composto da Roby Facchinetti e Valerio Negrini dei Pooh che, nonostante il clamore suscitato, non arrivò nemmeno alla serata finale. L’ultima partecipazione risale al 2007 in un’edizione quasi revival, dove in gara c’era anche Johnny Dorelli, con “The show must go on”, titolo quanto mai oggi profetico, composto da Giorgio Faletti, prestato allora alla narrativa.

Ieri è uscita di scena come le grandi dive, vivendo gli ultimi istanti con l’amatissima figlia, l’affetto più grande, e la sua segretaria – ufficio stampa. Una che ha lavorato con Luciano Berio, Umberto Eco, Vangelis, Ennio Morricone, Astor Piazzolla, Giorgio Strehler, Mikis Teodorakis, Alda Merini, Franco Battiato e l’elenco potrebbe continuare “ad libitum”… cosa altro doveva ancora fare?

Fin quando ha potuto, lei si è sempre donata al suo pubblico, ripagandolo con spirito di abnegazione, disciplina ferrea e grande sacrificio: ieratica come una dea, di una precisione quasi maniacale.

Il mito di se stessa lo ha alimentato per sottrazione, non autodistruggendosi come tante colleghe con patetiche partecipazioni, dove si canta il solito “medley” di tre brani in croce per rinverdire, o meglio sbiadire, il ricordo di quel che si è stati.

Martedì mattina sarà allestita la camera ardente al Piccolo di Milano, dove i cittadini potranno rendergli l’ultimo saluto. Da quel teatro, dove il suo amore per Brecht, era cominciato.

Emanuele Pecoraro

© Riproduzione riservata