Primo Maggio Fedez All'attacco: è Scontro Con I Vertici Rai | Enrica Di Carlo

Primo Maggio Fedez All'attacco: è Scontro Con I Vertici Rai | Enrica Di Carlo

Concerto Primo Maggio Fedez attacca Matteo Salvini e va allo scontro totale con i vertici Rai

stampa articolo Scarica pdf

Non è solo un palco, non è solo una manifestazione musicale: il concerto del primo maggio è un simbolo, un manifesto per il mondo del lavoro e dei lavoratori. L’edizione del 2021 assume con toni ancora più forti il suo significato più profondo: dopo la “pausa” del 2020 causa Covid19 con il concerto tenuto in studio e senza pubblico, quest’anno è tornato live e con il pubblico. Non i 500mila di piazza San Giovanni, ma in 500 all’Auditorium, ma l’obiettivo è ancora più nobile: la rivendicazione del lavoro, dei diritti fondamentali. Un primo maggio di rinascita per tutti, ma soprattutto per i lavoratori del mondo della musica e dello spettacolo fermi da più di un anno e mai come in questo periodo dimenticati. Già questo di per sé è un appello alla politica, fortemente presente quest’anno sul palco del Concertone, a cui si aggiungono sin dal pomeriggio le parole e lo scontro tra Fedez e il leader della Lega Matteo Salvini e tra il cantante e i vertici Rai.

Primo affondo nel pomeriggio. Matteo Salvini è duro sul concerto e tweetta: “Il “concertone” costa circa 500mila euro agli italiani, quindi i comizi “de sinistra” sarebbero fuori luogo”. Si, per Matteo Salvini il Concerto del Primo Maggio è teatro di comizi di sinistra, non una manifestazione organizzata da sindacati confederali in difesa del lavoro e dei lavoratori, piegati, tutti, da un anno e mezzo di pandemia.

La risposta di Fedez non si fa attendere e nel ventoso primo maggio romano annuncia la bufera che si sarebbe riversata in serata. “E’ la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perché venga sottoposto ad approvazione politica…ho dovuto lottare, ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente. Come ci insegna il Primo maggio nel nostro piccolo dobbiamo lottare per le cose importanti”.

E l’intervento di Fedez è arrivato, da brividi, per il contenuto, per la forza che ha richiesto, per il periodo storico e le conseguenze che ha avuto.

Prima l’appello a Mario Draghi: “Caro Mario, capisco che il calcio è il vero fondamento di questo Paese, però non dimentichiamoci che il numero dei lavoratori del calcio e quello dello spettacolo si equivalgono. Quindi, non dico qualche soldo, ma almeno qualche parola, un progetto di riforma in difesa di un settore che è stato decimato da questa emergenza e che è regolato da normative stabilite negli anni 40 e mai modificate fino ad oggi". Quindi l’attacco alla Lega sul DDL Zan: “A proposito di Superlega, due parole per l'uomo del momento, il 'sonnecchiante' Ostellari. Ha deciso che un disegno di legge di iniziativa parlamentare, quindi massima espressione del popolo, che è stato già approvato alla Camera come il ddl Zan, può essere tranquillamente bloccato dalla voglia di protagonismo di un singolo, cioè se stesso". Nomi e cognomi poi di chi nel corso degli anni “si è distinto nella lotta alle disuguaglianze”: Fedez ha elencato alcune frasi di rappresentanti della Lega: “Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno», Giovanni De Paoli consigliere regionale Lega Liguria. «I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali», Alessandro Rinaldi consigliere per la Lega Reggio Emilia. «Gay vittime di aberrazioni della natura», Luca Lepore e Massimiliano Bastoni consiglieri comunali leghisti. «I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie», Alberto Zelger consigliere comunale della Lega Nord a Verona. «Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza», Stella Khorosheva candidata leghista. «Fanno iniezioni ai bambini per farli diventare gay», candidata della Lega Giuliana Livigni”.

Fedez non si nasconde. L’approvazione per le sue parole è trasversale, ma il cantante è intenzionato ad andare fino in fondo. Aveva parlato della censura da parte dei vertici di Rai 3, fatto smentito dalla Rai, ma in serata ha pubblicato la telefonata intercorsa tra lui stesso e la vice direttrice di Rai 3 Ilaria Capitani e i suoi collaboratori.

Una telefonata da cui emerge l’imbarazzo della Rai che si nasconde dietro un “questo non è il contesto corretto per dire quelle cose”. Ferma la posizione del cantante che ribadisce “da un palco che rappresenta la riapertura e il futuro, nel vostro futuro i diritti civili sono contemplati oppure no?”.

Una telefonata che farà rumore in Rai, soprattutto perché la rete interessata è quella che da sempre è paladina di libertà. Il video e la reazione del cantante lanciano comunque un doppio messaggio: oltre il contenuto, infatti, vi è la forma. Quella forza e quella fermezza sono le stesse che tutti dovrebbero avere quando si tratta di difesa di diritti e di principi.

Enrica Di Carlo 

© Riproduzione riservata