Nino Scarico: Il Dj Deve Essere Un Visionario E Un Anticipatore Di Tendenze

Nino Scarico: Il Dj Deve Essere Un Visionario E Un Anticipatore Di Tendenze

Il racconto di una lunghissima carriera, dal 1977 ad oggi, di uno dei protagonisti della nightlife capitolina.

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Nino Scarico è uno dei dj romani che non ha certo bisogno di presentazioni. Il suo nome viene associato alla storia della musica dance capitolina, iniziata nella seconda metà degli anni settanta fino ai giorni nostri. Nino Scarico debutta infatti giovanissimo nel 1977, all’età di soli 15 anni, formandosi come autodidatta. Da allora ha animato, con i suoi djset, i più importanti eventi nelle discoteche più prestigiose. Il 1986 può essere considerato come l’anno della svolta. Con l’avvento della musica house, Scarico fiuta una pista che si rivelerà quella vincente. Dall’Alibi all’Acropolis, passando per il Mais, poi divenuto Le stelle, approda al Radio Londra, dove lavora per oltre 10 anni. E’ proprio qui che propone un nuovo modo di intendere la musica. Da allora la sua carriera non si è più arrestata, arrivando a suonare al Fitzcarraldo di Arezzo, al Pascià di Rimini, a Barcellona, Madrid e, addirittura, a Mosca. Inoltre, dal 1990, affianca alla sua attività di dj quella di producer. Giusto per citare qualche sua hit, ricordiamo A la folie di Seydinah, disco d’oro in Francia e in Benelux, l’underground Rhythm di Laura O and the Heartbeat Line o un grande successo internazionale come Angels degli Electro Blues feat. Limmo. Da svariati anni è dj resident al Frutta e verdura, tempio dell’avanguardia musicale e uno dei pochissimi after hour, degni di nota a Roma.

Il suo nome compare anche nel docufilm “Roma Caput Disco”, diretto da Corrado Rizza, ispirato al libro “I love the nightlife”, scritto dallo stesso regista insieme a Marco Trani, recentemente scomparso. Il documentario, da poco terminato, racconta il mondo della notte partendo dal mitico Piper, fondato a metà degli anni sessanta da Alberigo Crocetta insieme a Giancarlo Bornigia e Fabrizio Bogiankino. Tra le ragazze, che regolarmente ballano nel locale, divenuto un punto di riferimento per i giovani, Crocetta nota una giovane veneziana, Nicoletta Strambelli, che di lì a poco diventerà Patty Pravo, una grande interprete di caratura nazionale. Nel lungometraggio di Rizza, destinato al web, Nino Scarico è accanto ai grandi protagonisti della radiofonia, del cinema e della musica, sia italiana che internazionale: Renzo Arbore, Claudio Cecchetto, Giancarlo Bornigia, Antonio Flamini, Giancarlino, Jovanotti, Raf, Carlo Massarini, Gazebo, Carlo Verdone e Tony Hadley.

Molte di quelle discoteche, che a Roma costituivano dei veri e propri punti di riferimento per il mondo della notte, oggi non esistono pìù. Ad esempio il Gilda, il Veleno, Le stelle e il Jackie O’ hanno ceduto il posto a banche, supermercati o ristoranti. Come mai, dopo la stagione d’oro degli anni settanta, ottanta e novanta, molte discoteche hanno chiuso i battenti?

Dalla fine dei novanta è iniziata una forte crisi economica che ha determinato il tracollo di moltissime attività commerciali e, di conseguenza, anche le discoteche ne hanno fortemente risentito. In più, dal 2002, con il passaggio dalla lira all’euro, le disponibilità finanziare dei clienti sono venute a scemare. Già la gente frequentava meno i locali. Poi, anche alcuni p.r. hanno contribuito a distruggere una fidelizzazione del cliente con il locale. Aggiungici anche che fino agli anni ottanta i vinili venivano comprati direttamente dal locale. Dagli anni novanta, invece, era il dj a portarseli dietro, reperendoli direttamente in pochissimi negozi di riferimento come Goody Music. La discoteca deve essere il fulcro di nuove tendenze e così non è sempre stato.

Tra i tuoi meriti c’è quello di essere stato un vero precursore di nuove mode e stili musicali!

Si, è vero! Negli anni ottanta sono stato tra i primi a portare la musica new wave in Italia, la British Electric Foundation tanto per intenderci! Ogni tanto, ancora oggi, propongo all’ascoltatore più attento dei miei mash up, dove unisco dei brani storici di quel periodo, come i New Order, Depeche Mode e Soft Cell, alla musica elettronica. Dal 1986 ho introdotto la musica house e la down beat, preoccupandomi soprattutto di differenziare le serate, a seconda del pubblico che avevo e che ho davanti.

Oggi la professione del dj è una delle più ambite tra i giovanissimi. Puoi parlarmi della tua attività didattica?

Parto da un colloquio preliminare dove mi basta davvero poco per individuare le qualità di ogni singola persona. Chiaramente, nel corso delle lezioni, mi preoccupo di fornire un approccio non solo alla storia della musica, facendo ascoltare i brani che ritengo più rappresentativi, ma anche a tutti quei film che sono stati determinanti per raffigurare un preciso periodo storico. Non soltanto quelli più blasonati come “La febbre del sabato sera” ma anche altri più di nicchia, come “Grazie a Dio è venerdì” di Robert Klane. In fondo, se ho iniziato a fare questa professione, lo devo soprattutto a questo lungometraggio!

Quali sono le caratteristiche che deve avere un aspirante dj?

Innanzitutto deve essere un visionario, un anticipatore di tendenze, una sorta di rabdomante che insegue la propria pista. Per distinguersi deve trovare il suo mood. E poi, se dal terzo disco, non fa ballare le persone, meglio cambiare mestiere! Ogni corpo umano ha una sua particolare vibrazione. Il dj deve saper captare queste vibrazioni e renderle tali anche sulla pista. Deve saper ipnotizzare il proprio pubblico. Molti dj nel tempo hanno perso la propria identità e originalità. Io fortunatamente no ed è questo il motivo perché sono ancora qua.

Abbiamo parlato di cinema. Quali sono i registi che ami di più?

Lo confesso: ho un debole per quelli di Federico Fellini. Ho amato il mondo circense da lui tratteggiato in autentici capolavori come “La strada” e “I clowns”. Probabilmente, l’ho già detto altre volte, mi ispiro proprio alla figura di un clown. Un artista istrionico e trasformista, in grado di attrarre e ipnotizzare il suo pubblico, come lo era stato Renato Zero che conobbi quando avevo vent’anni.

Pochi giorni fa è stato approvato dal Consiglio dei Ministri un decreto che fissa l’apertura delle discoteche al 50% della capienza al chiuso e al 75% all’aperto. Non posso esimermi dal chiederti la tua posizione a riguardo?

Finalmente si vede uno spiraglio di luce in fondo al tunnel ed è un segnale di ripartenza. Sicuramente questa decisione doveva essere presa prima, senza aspettare tutto questo tempo. E’ indispensabile richiedere il green pass, rispettare le norme che ben conosciamo e sono certo che, visto che siamo giunti in Italia all’80% della copertura vaccinale, man mano ci sarà un aumento graduale della capienza. Per poter tornare finalmente a divertirci come prima in totale sicurezza!

Emanuele Pecoraro

Foto concessa dall’artista

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