Intervista A Messyah

Intervista A Messyah

Unfolding racconta l'ascesa del talento romano, dai primi passi agli ultimi successi.

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L’underground musicale romano è pieno di talenti che stanno crescendo sempre di più e che molto probabilmente, presto o tardi, conquisteranno le classifiche nazionali. Oggi abbiamo il piacere di raccontarvi la storia e le idee di uno di questi talenti: Messyah.

Volto mascherato e un atteggiamento pacato e educato che poco si addice alla figura del rapper di strada. Messyah sta riscuotendo un discreto successo sulle piattaforme di streaming e alcuni dei suoi brani hanno raggiunto i 55000 ascolti, numeri che sono in crescita. Lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda.

Come hai iniziato a fare rap?

È nato tutto dalla pandemia. Mi è sempre piaciuto scrivere, l'ho sempre fatto per me stesso. Il lockdown mi ha dato il tempo che non trovavo così mi sono attrezzato per coltivare questa passione. Poi ho conosciuto Blasf3mo, che all'epoca aveva già fatto due canzoni, e abbiamo instaurato una collaborazione.

Le prime registrazioni le abbiamo fatte in uno studio modesto, era più in garage. Dopo qualche tempo io e Blasf3mo ci siamo pian piano allontanati: avevamo in mente percorsi diversi che dovevano comunque fare i conti con gli impegni personali di tutti e due.

Dopodiché ho conosciuto Sfanto. L'ho contattato io e ho iniziato a frequentare il suo studio. Sfanto è molto preparato e cura la parte musicale delle mie canzoni, ormai siamo diventati buoni amici. Da questa collaborazione è iniziato il percorso: la prima canzone a vedere la luce è stata A Rigor di Logica.

Come mai hai scelto di non mostrare il viso?

Per timidezza, ma anche perché volevo creare un personaggio che fosse nessuno e che potesse essere tutti.

Perché hai scelto Messyah come nome?

Io sono ateo, ma mi ha sempre affascinato la figura del Cristo, di quest'uomo che porta la buona parola, il messaggero che parla alla gente.

Recentemente hai vinto il Draft Split Tv con la tua canzone I Doni della Morte, come la stai vivendo?

È bellissimo, la gente si è complimentata con me e da lì ho visto un aumento del pubblico: hanno iniziato a scrivermi per manifestare il loro apprezzamento per i miei pezzi e ciò mi ha dato più fiducia in quello che faccio. Infatti sto mettendo a puntino anche una strategia di marketing sotto la guida di Sfanto.

Dimmi qualcosa sulla canzone con cui hai vinto: I Doni della Morte.

La canzone parla appunto della morte che è inevitabile in ognuno di noi e che fin quando non arriva quel momento dobbiamo renderci conto che siamo in possesso di questi fantomatici doni (come in Harry Potter) e dobbiamo sfruttarli affinché quando quella giungerà la potremo accettare in tranquillità. Insomma parla di come la vita sia preziosa e di come vada vissuta appieno.

Che progetti hai Messyah per il futuro?

A Novembre uscirà un nuovo singolo e poi voglio puntare sui live.

Ho un sacco di canzoni ancora inedite e sto valutando come e quando pubblicarle. Mi piacerebbe fare un EP, ma ad oggi lo trovo un progetto impegnativo per il pubblico: ormai viviamo nell'era dei singoli. Avrei il materiale per un intero album, ma per il momento lo trovo un investimento azzardato.

Cosa ne pensi del mercato musicale di oggi?

Non mi piace tantissimo, ti impone tempi molto serrati: i singoli devono uscire spesso e a intervalli di qualche mese e questo secondo me non fa che frammentare l'ascolto di una canzone e l'idea dell'artista in sé.

Qual è il processo creativo del Messyah?

Molto vario. Se scrivo una canzone che parla di me (anche se in verità lo fanno un po' tutte) scrivo di getto e risulta più limpida, se devo fare una canzone come I Doni della Morte mi preparo. Ho rivisto tutta la saga di Harry Potter cercando spunti per poi aggiustare il testo così da renderlo più artistico.

Ci sono molti riferimenti pop nelle tue canzoni, lo fai per moda?

No, non lo faccio per moda, è uno stile che mi piace. Mi intriga la complessità di scrivere in quel modo, anche se cerco sempre di immedesimarmi in chi ascolta così da non essere troppo criptico e lasciare che le citazioni siano abbastanza chiare.

Messyah ha qualcuno a cui si ispira?

Il mio idolo indiscusso è Caparezza. Cerco di imparare molto dalle sue canzoni e dal suo stile. Anche Marracash mi piace tanto e all'infuori dal rap, adoro Tiziano Ferro.

In qualità di rapper, quanto pensi sia importante chiudere una rima?

Per me è tutta rima, è fondamentale chiuderla. Pongo molta attenzione sulla rima, molto più che sulla metrica a cui poi adatto la base.

Parlaci del tuo ultimo singolo Vite Parallele.

È una canzone molto personale e anche molto meno rap. È più melodiosa, più cantata. Parla della difficoltà di congiungere la vita reale con la vita ideale. È un confronto tra la vita del Messyah e il suo alter ego che è costretto a adeguarsi alle esigenze che la vita reale impone quali un lavoro che ti permetta di pagare un mutuo e di andare avanti, ma che allo stesso tempo sottraggono energie al Messyah che scalpita per raggiungere i suoi obiettivi.

Cosa ne pensi dell'autocelebrazione e dell'oste stazione che è parte integrante dello stile rap odierno?

Non mi interessano. Ho pubblicato qualche freestyle un po' autocelebrativi, ma è più per moda che per convinzione. Voglio portare un messaggio differente.

Con chi ti piacerebbe fare un featuring?

Mi piace molto lo stile di Levante: mi ci ritrovo parecchio nelle sue canzoni e nei tempi che porta, inoltre ha una voce molto particolare e soprattutto è autrice delle sue canzoni, cosa che per me è importantissima. C'è da dire che il mondo dei feat è molto particolare: alcuni temono di essere oscurati dalle collaborazioni e alcuni invece se la tirano un po' troppo. E poi non è facile trovare la sintonia di pensiero per creare un brano. Comunque resto aperto alle collaborazioni.

Dacci un parere sul panorama musicale italiano.

Si segue molto la moda. C'è chi riesce a cavalcare l'onda e va avanti e c'è chi arranca. Ad esempio Sfera Ebbasta, che a me non dispiace, sta avendo un successo clamoroso, ma le sue canzoni sono da prendere per quello che sono.

Hai detto che ti piace portare messaggi. Cosa ne pensi dei testi di questa new-wave? Pensi che potrebbero indurre a comportamenti scorretti?

Non ci sono messaggi, sono canzoni da ascoltare senza dargli peso. Purtroppo l'emulazione dei comportamenti già avviene: stanno diventando tutti criminali. Ultimamente hanno anche arrestato qualche rapper e il problema è che chi si ispira a loro prende per buono quello stile di vita. E ancor più preoccupante è che questi individui hanno molto seguito.

Una tua canzone, Il Popolo di Roma, ha aperto un video di Simone Cicalone. Raccontaci com'è andata.

Mandai la canzone a Simone senza aspettativa, poi mi contattò dicendomi che gli piacque molto e così la fece diventare la sigla di uno dei suoi video. La cosa che mi colpì maggiormente è che la canzone destó l'interesse del pubblico e iniziarono a chiedere nei commenti il titolo e l'autore. È stata una bella soddisfazione.

Ti svelerai mai?

Non lo so. Nonostante abbia scritto una canzone dal titolo Non Mi Svelerò Mai, ad oggi sto valutando l'opzione. Se mai deciderò di lasciare la maschera lo farò con l'intenzione di mostrare un personaggio che non sia il me di tutti i giorni e che resti coerente con il passato.

Ultima domanda: perché si dovrebbe ascoltare Messyah?

Perché non dovrebbero? Ovviamente scherzo. In verità credo che la mia musica non sia per un pubblico così vasto. Mi spiego meglio: mi può ascoltare chiunque, non mi reputo chissà chi, però cerco di costruire le mie canzoni in modo che possano essere sviscerate così da coglierne meglio il senso. Questo può essere impegnativo a volte, per questo mi rivolgo a coloro a cui piace questo stile di fare rap. Sono sicuro che, se vi piacciono le rime e la scrittura in generale, almeno in parte vi ritroverete nelle mie canzoni. Grazie

Salutiamo Messyah ancora più convinti di vedere in questo posato ragazzo un astro nascente della musica. E mentre si allontana non si può che considerarlo così straordinariamente semplice nonostante muove i primi passi in un contesto in cui l'eccesso e l'appariscenza regnano incontrastate. Dopo questa chiacchierata non si può che avere fede nel Messyah. Per chi ancora non ha ascoltato alcuna canzone di Messyah, lasciamo i link dei suoi canali social e streaming.

Gregorio Pastorelli

Spotify: https://open.spotify.com/artist/4z7wvXsqtPa95cH0P3ff4z?si=zU6i-X2RR92XXRKND9aEAA

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCVqIJG4ejw5NvQHecRsetjg

Facebook: https://www.facebook.com/IlMessyah/

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