“Palermo” è il suo ultimo singolo di Maiogabri, al secolo Gabriele Majorana, lo abbiamo voluto intervistare per saperne di più.
Il videoclip traduce il conflitto del brano in una narrazione sospesa tra realtà e memoria: quanto avete lavorato sul confine tra questi due piani?
Molto, riuscire a creare una narrazione convincente che alternasse realtà e ricordi era il principale obiettivo mio e del regista (Costante La Bruna), poiché tutto il videoclip si reggeva e si regge su questo. Ci siamo scervellati, abbiamo buttato giù idee su idee, ma alla fine il risultato è stato soddisfacente; e soprattutto ci siamo divertiti un mondo nel realizzarlo.
L’idea della valigia come contenitore di ricordi è molto potente: è nata insieme al brano o durante la costruzione del video?
I luoghi iconici di Palermo diventano quasi scenografie emotive: c’è un posto tra quelli scelti che senti più tuo?
Sicuramente tra i luoghi presenti nel videoclip quello che più mi appartiene è Mondello, che poi è anche il luogo del primo ricordo: abitando in periferia, sono 10 i minuti che mi separano dal mare, e così molto spesso finisce che vado lì a passeggiare, a passare del tempo con gli amici, a far correre il cane o a pedalare in bicicletta. C’è tutta una storia di pezzi della mia vita passati sotto lo sguardo attento del Charleston (Antico Stabilimento Balneare di Mondello) che ancora non si è conclusa e probabilmente non si concluderà mai.
La scena finale lascia tutto aperto: partire o restare. Ti interessava più dare una risposta o restare nel dubbio?
La chitarra “incontrata” nel video diventa un punto di svolta: rappresenta una scelta artistica o esistenziale?
La chitarra della stazione - che poi sarebbe la mia chitarra da combattimento, ingiustamente maltrattata per un videoclip - rappresenta un po’ la musica all’interno della mia vita, ossia quel fattore X che interviene per salvarmi dagli impegni più insidiosi, permettendomi di trovare un momento di quiete nel quale centrarmi. E’ sicuramente un fattore esistenziale, ecco, per come detto nella domanda: con la musica sono cresciuto sin da quando ero piccolino fino ad oggi, riuscendo a capirmi passo dopo passo; allo stesso modo, non mi immagino a vivere un momento di cambiamento così grande come una partenza senza una chitarra in spalla.
Se dovessi riassumere il videoclip con una sola immagine simbolica, quale sceglieresti?
Il videoclip secondo me si riassume benissimo nella prima inquadratura che si ha quando parte la canzone, abbastanza assurda da non aver bisogno di ulteriori simbolismi: un letto letteralmente posizionato per strada, al centro dei Quattro Canti di Palermo, con un ragazzo in pigiama (io) che vi dorme sopra. “La mia casa è solamente un posto in cui dormire la notte” dice la canzone. Noi ci abbiamo dormito veramente.
© Riproduzione riservata