Malelingue Il Nuovo Singolo Della Cantautrice Alessandra Ponente

Malelingue Il Nuovo Singolo Della Cantautrice Alessandra Ponente

Il nuovo singolo della cantautrice palermitana.

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Malelingue è il nuovo singolo della cantautrice Alessandra Ponente. Brano scritto a quattro mani con Gaetano Mirabella, il testo si ispira al romanzo "Malavita" di Giankarim De Caro e racconta le storie delle prostitute siciliane vissute a cavallo tra i due secoli.

Abbiamo voluto intervistarne per saperne di più. 

“Malelingue” affronta il giudizio, spesso anche interno al mondo femminile: quanto è difficile rompere questo meccanismo?

È difficile perché il giudizio è radicato nella cultura e spesso interiorizzato, anche senza accorgercene. Per romperlo serve consapevolezza e un cambio di linguaggio: meno etichette, più ascolto. È un processo lento, ma ogni scelta diversa contribuisce a cambiarlo.

La parola “buttana” diventa nel brano un simbolo di riappropriazione: pensi che il linguaggio possa davvero essere riscritto?

Non credo che il linguaggio debba per forza essere riscritto, penso che le parole vadano usate per quelle che sono, non è tanto riscrivere il linguaggio, quanto imparare ad usarlo in modo più consapevole e libero.

Quanto senti che questo pezzo parli della Sicilia e quanto invece di una condizione universale?

Il pezzo nasce da un immaginario siciliano, ispirato al libro Malavita di Giankarim De Caro, ambientato a Palermo che racconta di due generazioni di prostitute tra i primi del 900 e la Seconda guerra mondiale. Quando ho scritto il brano, ho immaginato questa donna dentro quel contesto. Ma il tema va oltre, è una condizione universale, la prostituzione è presente in tutto il mondo, in tutti i contesti ed in tutte le epoche.

Il brano attraversa temi come stigma, marginalità e sfruttamento: che responsabilità senti come artista nel raccontarli?

Più che responsabilità, sento che sia semplicemente giusto raccontare questi temi e non nasconderli. Stigma, marginalità e sfruttamento esistono e fanno parte della realtà, molti artisti ne hanno scritto, raccontato e continueranno a farlo, è il giusto modo per restituire e dare voce a ciò che spesso resta invisibile.

Oggi, secondo te, quali sono le “malelingue” più pericolose? Quelle sociali, culturali o interiori?

Credo siano tutte e tre molto pericolose. Il giudizio della società colpisce il lavoro, il comportamento, le origini, la persona in generale in quanto cittadino, quello culturale colpisce il contesto in cui si vive, ti possono fare sentire fuori posto, rispetto a ciò che ti circonda, mentre quello interiore tocca le fragilità, le insicurezze, sembrano diversi fra loro, ma sono tutti davvero molto pericolosi. Aggiungerei quello dei social, un grande macro-mondo sociale dove le malelingue diventano molto più veloci e pericolose e difficile da controllare e gestire.

Questo brano è anche un atto femminista: cosa significa per te fare musica femminista oggi, senza retorica?

Io non lo definirei un atto femminista in senso stretto. E’ un tema molto delicato quello del femminismo. Ho voluto “semplicemente” raccontare una condizione umana, quella di una donna esposta al giudizio delle malelingue. Provare a fare musica femminista oggi senza essere retorici, per me significa evitare le etichette, i clichè agire concretamente, attraverso una narrazione d’arte realistica e vera.

  

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