La serata del 23 agosto dell’Etruria Eco Festival ha avuto un filo conduttore particolarmente riconoscibile: la parola. Quella pronunciata, cantata, rappata, trasformata in ironia oppure utilizzata come strumento di critica. Prima Frankie hi-nrg mc e poi Daniele Silvestri hanno ricordato quanto la musica italiana possa ancora essere uno spazio nel quale intrattenimento e pensiero riescono a convivere.
Frankie hi-nrg mc conserva una presenza scenica impressionante. È ancora un fantastico frontman, capace di dominare il palco attraverso la parola, il ritmo e soprattutto un rapporto diretto con il pubblico.
Ma ciò che continua a renderlo particolare è la qualità della sua scrittura. I suoi testi hanno mantenuto quella capacità di osservazione critica che ha caratterizzato tutta la sua produzione: sono pungenti, ironici, politicamente consapevoli e attraversati da uno sguardo lucidissimo sulle contraddizioni della società italiana.
La sua non è mai stata una musica di protesta costruita attraverso slogan facili. È piuttosto una scrittura che smonta i meccanismi del potere, del conformismo e dell’ipocrisia sociale attraverso l’intelligenza delle parole. Ed è sorprendente constatare quanto alcuni temi affrontati nel corso della sua carriera continuino a risultare attuali.
Sul palco questa componente intellettuale non sottrae energia allo spettacolo. Accade esattamente il contrario: Frankie trasforma il pensiero in ritmo. La critica sociale diventa performance e il pubblico viene coinvolto non soltanto fisicamente, ma anche nella necessità di ascoltare ciò che viene detto.
Poi arriva Daniele Silvestri e il registro cambia senza perdere profondità.
Silvestri appartiene ormai pienamente alla migliore tradizione del cantautorato contemporaneo italiano, ma conserva una caratteristica che lo rende immediatamente riconoscibile: la capacità di attraversare continuamente il confine tra dimensione individuale e dimensione collettiva.
Può raccontare una relazione, una fragilità, un sentimento privato e poco dopo spostare lo sguardo sulla società, sulla politica, sui diritti, sulle responsabilità collettive. Il passaggio non appare mai artificioso perché nella sua scrittura il privato e il pubblico appartengono alla stessa esperienza umana.
È un cantautore sensibile alle sfumature. Non cerca necessariamente la dichiarazione definitiva: osserva, interroga, utilizza l’ironia e lascia spesso che siano le contraddizioni stesse a parlare.
Durante la serata questa attenzione ha raggiunto anche questioni legate alla dimensione costituzionale e alla nostra cultura nazionale. Ed è significativo che temi apparentemente lontani dall’intrattenimento possano entrare naturalmente in un concerto senza trasformarlo in una lezione. È questa, del resto, una delle possibilità più alte della canzone d’autore: parlare a moltissime persone senza rinunciare alla complessità.
La scelta di affiancare Frankie hi-nrg mc e Daniele Silvestri è risultata per questo particolarmente felice. Due linguaggi diversi, due storie musicali differenti, ma una medesima fiducia nella parola come strumento di interpretazione della realtà.
Da una parte l'urgenza ritmica, tagliente e apertamente critica di Frankie; dall'altra la capacità di Silvestri di muoversi tra sentimento, ironia, coscienza civile e osservazione politica.
Il risultato è stato qualcosa di più di una successione di concerti. È stata una serata nella quale la musica ha recuperato una delle sue funzioni più importanti: non soltanto accompagnare il nostro tempo, ma aiutarci a comprenderlo.
E in un festival gratuito, partecipato e profondamente inserito nella vita di una comunità, questo significato diventa ancora più evidente: la musica torna a essere uno spazio pubblico, un luogo nel quale divertirsi, riconoscersi, ma anche pensare.
Monia Manzo
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