Luca De Nuzzo

Luca De Nuzzo

Con l’avvento di internet la condizione del live si è fatta più fredda, non ci sono più grandi emozioni nei luoghi di incontro, bisogna quindi dirigersi verso nuove formule, ad esempio in mezzo alla natura!

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Il 15 aprile al TAG (Tevere.Art.Gallery) di Roma, Luca De Nuzzo presenterà il suo nuovo disco “VEGETALIA - Lalle è solo il nome di una camelia”. Lavoro che rappresenta per l’artista un’assoluta novità: un disco cantato interamente in italiano.

Nato a San Severo, in provincia di Foggia, Luca subito dopo gli studi lascia la sua città per la Capitale. Qui trova la sua collocazione nella musica d’autore ma con una particolarità: canta nel dialetto della sua città, San Severo. Si impone all’attenzione generale nel 2004, aggiudicandosi il “Premio De Andrè” come miglior cantautore.

Luca è un piacere averti con noi.

Il piacere è tutto mio cara Sara.

I due lavori precedenti, LUCA DE NUZZO – CNI/2005” e jòmene e jòmene – CONTROVERSI/2009, erano in dialetto.  Quanto è stato limitante per un esordiente?

E’ stato senza dubbio molto difficile e complicato ma nello stesso tempo questi anni di “concerti dialettali”, come ho già detto in altre interviste, mi hanno consentito di prendere le giuste distanze da quell’Italietta berlusconiana in cui non mi identificavo e per protesta politico-sociale ho cantato nel mio dialetto lungo tutto il territorio nazionale, fiero di esser scambiato per uno “straniero”. Ora le cose sono cambiate, di poco, ma sono cambiate.

Oggi la scelta di realizzare questo disco in italiano. Voglia di ampliare gli orizzonti cioè pubblico?

Come ti dicevo le cose sono cambiate e quindi oggi necessito di essere compreso, di misurarmi attraverso la lingua nazionale, di poter arrivare a più persone per parlare degli argomenti che mi interessano. Quindi ti rispondo di sì, per aprirmi ad un pubblico più vasto e togliermi di dosso l’etichetta del cantautore dialettale, dato che pur cantando in dialetto, non credo di aver mai fatto parte del rango popolare inteso nell’accezione folk-tradizionale del termine. Ho sempre scritto canzoni d’autore e prima avevo lo “scudo” del dialetto di cui oggi non ho più bisogno, ma questo non vuol dire che non canterò più le vecchie canzoni.

Cosa ascolteremo in questo CD? Quali temi e sonorità troveremo?

Ascolterete delle canzoni, spero scritte bene, che hanno due temi intrecciati tra di loro che poi sono e saranno i due temi portanti di tutto il progetto che seguirà questo disco: uno è il mondo dei vegetali e l’altro è l’amore.

Dal punto di vista musicale non ho abbandonato la forma acustica con strumenti a corde principalmente come nei due precedentii dischi ma in più compariranno set elettronici e diavolerie varie della modernità. Inoltre mi va di citare i tre ospiti importanti ovvero Fabrizio Bosso, Gianni Iorio ed Ezio Zaccagnini che hanno saputo arricchire con colori azzeccatissimi le stanze in cui volevo andare coi miei testi e gli arrangiamenti curati insieme ad Egidio Marchitelli.

Incuriosisce che tu abbia deciso di unire la presentazione del disco ad una cena con cibo a km zero. Come è nata questa idea?

Nasce dal bisogno di convivialità innanzitutto, voglio dire che se prima di cantare dai la possibilità al pubblico di mangiare cibi di una certa qualità, in qualche modo è una forma di ospitalità ulteriore che si ricollega al tema dei vegetali, del verde e della natura. Anni fa, quando avevo già per la testa questo progetto, ricordo che parlavo con un caro amico, tale Danilo Selvaggi, che negli anni a seguire saremmo andati verso una conoscenza superiore della Madre di tutte le arti, l’arte culinaria. Ero e sono profondamente convinto che mangiare bene sia un diritto nella civiltà odierna. Con questo non intendo dire che ci sono alimentazioni tradizionali che bisogna denigrare per moda, semmai possiamo dire che è calata molto la qualità del cibo “commerciale” e quindi sono per l’alimentazione a KM 0, dall’orto alla tavola, senza filtri, conservanti e quant’altro serve a riempire tasche altrui e aumentare le possibilità di tumori e quant’altro sappiamo già derivano dall’aria che respiriamo oltre che dal cibo scadente degli anni del consumismo.

Sono quasi d’obbligo due curiosità sull’alimentazione! Quali sono gli alimenti che non mancano mai sulla tua tavola?

Guarda, farei a prima a dirti quelli che mancano…ho avuto un’educazione fortissima sull’alimentazione, oggi mangio molto meno carne di anni fa, non mi interessa diventare vegetariano o vegano per poter consumare degli ottimi cibi prodotti nel territorio circostante, quindi della zona.  Io mangio davvero di tutto, continuo ad avere molta curiosità per pasti che non conosco, non ho mai avuto simpatia per le interiora degli animali, però mangio tranquillamente il fegato. Mangio molto meno i formaggi ad esempio, ho rivalutato molto certe pietanze tipiche delle mie origini e cerco di avere un’alimentazione sana, mangio molto frutta e verdure e oggi cosa non deve assolutamente mancare a tavola di sicuro sono le insalate e il pane. Ma potrei fare un lungo elenco delle cose che mi piacciono… 

Come ti orienti tra piatti mediterranei, bio e vegani?

Devo dirti che non prediligo nessuno dei tre, ma potrei andare in osteria come nel ristorante mediterraneo dove servono le pietanze più ricercate e non avere alcun problema nel sapermi adattare. Ci sono delle zuppe vegane che trovo buonissime ma non sono per i surrogati di formaggio ed affettati presenti appunto nella cucina vegana, quindi mi adatto e prendo solo ciò che gradisco senza condizionare gli altri. Mi hanno insegnato che mentre si mangia non si deve disturbare gli altri né sugli argomenti né negli atteggiamenti. Mangiare deve essere un piacere per tutti ed era un modo per socializzare mentre oggi è diventato un modo per discutere e aggredirsi come idioti sempre a causa delle etichette solite di cui pochi si preoccupano.

Ritornando seri e soprattutto ritornando alla tua musica. “VEGETALIA - Lalle è solo il nome di una camelia”. Cosa ti ha ispirato un titolo così particolare?

Molto semplicemente parlerò di piante e di amore, quindi il sottotitolo non è altro che un modo per evidenziare che la metà del disco potrebbe essere stato scritto ispirandomi ad una donna, quindi ascoltalo e saprai.

VEGETALIA sarà anche una rappresentazione teatrale, uno spettacolo attorno al quale ci saranno iniziative ambientali e nutrizionali. Un progetto bello ed ambizioso, esattamente cosa stai pensando di portare in scena?

Ora siamo in fase embrionale, sto scrivendo il soggetto che poi verrà trasportato in prosa ed alcune canzoni del disco faranno parte dello spettacolo. La particolarità saranno i luoghi che sceglierò per produrre questi spettacoli, ovvero vivai, orti comunali, giardini comunali e qualsiasi altro luogo purché ci siano piante e alberi, quindi vegetali, questo accadrà nei mesi di primavera ed estate. Chiaramente in inverno si andrà a teatro con allestimenti e la partecipazione attiva di piccoli arbusti e piante che occuperanno dei posti a sedere. Questo vuol dire che potrà accadere di goderti lo spettacolo accanto ad albero di limone, ad esempio.

Qualunque siano le origini, per emergere, è quasi sempre necessario munirsi di un biglietto con destinazione Roma o Milano. E’ una scelta che hai fatto anche tu tempo fa…

Assolutamente sì, ma non per ragioni di arrivismo, altrimenti non si spiegherebbero quasi quindici anni di canto dialettale. Roma è la mia città, mia madre raccontava che dall’età di sei anni che avevo espresso il desiderio di viverci, mi affascina molto anche il provincialismo che mi appartiene senza ombra di dubbio e il fatto che è costruita su dei colli pieni di verde.

Sei figlio di un noto commerciante di San Severo. La tua famiglia ti ha supportato in questa scelta o avrebbe preferito un futuro più concreto nell’attività di famiglia?

Mio padre avrebbe voluto cedermi la sua immensa attività commerciale, avevo 18 anni e gli risposi che nella vita avrei voluto cantare. La sua reazione non fu felice, ma poi negli anni ha compreso che ho fatto la scelta giusta. Mia madre è stata la prima della mie fan, nonché mia diretta collaboratrice sulla ricerca di alcuni termini dialettali antichi, da lei ho ricevuto molto sostegno, come da mio fratello maggiore e dalla mie sorelle.

La Puglia è una regione che si sta imponendo musicalmente con manifestazioni importanti. Anche quest’anno Taranto sarà l’alter ego di Roma per il concerto del Primo Maggio. In questi grandi eventi, ritieni ci sia il giusto spazio anche per i meno noti?

Oggi, parlare di notorietà, è molto difficile. Queste manifestazioni potrebbero essere importanti per evidenziare dei talenti nascosti che faticano ad “emergere”, ma credo che spesso siano utilizzate per dare sempre più spazio ai soliti noti. Oramai con l’avvento di internet la condizione del live si è fatta più fredda, non ci sono più grandi emozioni nei luoghi di incontro, bisogna quindi dirigersi verso nuove formule, ad esempio in mezzo alla natura!

Luca, nel ringraziarti di essere stato con noi, vuoi aggiungere qualcosa?

Ti ringrazio molto anch’io Sara, un saluto affettuosamente te e i lettori di Unfolding Roma. Ciao!

Sara Grillo 

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