Amedeo Miconi

Amedeo Miconi

RockVirus è un album rock con momenti morbidi ed intimisti.

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Amedeo Miconi inizia a suonare la chitarra a quattordici anni da autodidatta sino ai vent’anni, quando si iscrive all’università della musica di Roma. Ha acquisito parecchia esperienza “live” suonando e collaborando con molti gruppi, (sia musica originale che cover band), spaziando tra il Pop, il Pop-Rock, il Rock e l’Hard rock, passando per il Blues fino alla musica Leggera, sia italiana che internazionale. Lo incontriamo per parlare del suo album strumentale “Rockvirus” per Videoradio, album che vanta la collaborazione di ospiti internazionali, quali Jennifer Batten, John Giblin e Mel Collins, e musicisti italiani che lavorano spesso al fianco di grandi artisti nazionali ed internazionali, come Salvatore Scorrano, Gigi Zito e Salvatore Leggieri, Mario Guarini, Primiano Di Biase, Stefano Maggio.

Partiamo dal titolo: Rock Virus

Il titolo mi è venuto in mente per un paio di suoni di chitarra e di tastiera, (che ho utilizzato nella title track), che mi hanno fatto pensare ad una ambientazione in stile “Alien” e giocando con l’idea del rock come contaminazione virale, ovviamente intesa in senso positivo, è uscito fuori Rockvirus. Questa idea ha avuto senso anche per il fatto che nel disco sono presenti brani più morbidi che rendono quelli rock ancora più “virali”.

In RockVirus sono presenti grandi nomi della musica internazionale, come nasce questa collaborazione? e come si crea un punto d’incontro musicale?

Ho avuto il privilegio di avere tre special guests eccezionali, quali Jennifer Batten (Michael Jackson, Jeff Beck, ecc…), Chitarra, Mel Collins, (King Crimson, Dire Straits, Alan Parsons Project, ecc…), Sax e Flauto, John Giblin, (Simple Minds, Peter Gabriel, Phil Collins, ecc…). Sono grandissimi musicisti che ho ascoltato tante volte, spesso al fianco di artisti che amo da sempre. Ho pensato a loro perché sapevo che avrebbero dato un contributo molto importante al mio lavoro, dopodiché li ho contattati tramite amicizie comuni ed una serie di felici incontri. Loro mi hanno messo disposizione il loro immenso bagaglio tecnico, la loro espressività e, non ultima, la loro grandezza anche come persone. Il tutto ha fatto sì che si creasse un punto d’incontro musicale in maniera totalmente naturale. Sono riusciti ad entrare nel mood del brano di turno in modo perfetto.

Da una collaborazione qual è l’arricchimento maggiore che ne deriva?

Nel caso di questi grandi artisti, vedere la semplicità che hanno nel lavorare ad un brano già ti arricchisce e ti insegna qualcosa, anche solo per le idee che propongono alle quali non avevi pensato e che quindi migliorano il lavoro. Poi ogni brano che si registra lascia qualcosa, anche grazie ai collaboratori che possono essere diversi di volta in volta, ognuno con il proprio bagaglio di esperienza. A questo proposito è stata fondamentale anche il resto della line-up, composta da grandi professionisti: Salvatore Scorrano, (Steve Phillips, Dire straits, Loretta Goggi, ecc), Gigi Zito, (Nada, Gianni Bella, ecc...) e Salvatore Leggieri, (Renato Carosone, Lucio Dalla, Max Giusti, ecc...), alle batterie, Mario Guarini, (Claudio Baglioni, Samuele Bersani, Gino Paoli, ecc...) al basso, Primiano Di Biase, (Dire Straits, Neri Marcoré, Richard Bennet, ecc...) alle tastiere, al piano alle riprese del suono, Stefano Maggio, (Popstars, Jennifer, Kirchheim, ecc,,,), alle tastiere e al programming.

Un album molto variegato: da sonorità dolcissime (Lonely Drops), ad atmosfere vagamente country (Pluto’s Ride). Come descriverebbe quest’album?

Come dicevo è un album rock che però ha dei momenti diversi, alcuni più morbidi ed intimisti. Mi piacciono moltissimi generi musicali con relative contaminazioni, anche se volevo evitare di fare un disco con 12 brani completamente diversi tra loro, piuttosto volevo delle sfumature diverse cercando di farle rimanere legate da un filo conduttore. Per questo motivo ho dovuto scartare almeno tre brani dal cd, sostituendoli con altri, perché non erano molto adatti alla direzione che aveva preso. Colgo l’occasione per ringraziare Beppe Aleo di Videoradio per il supporto datomi durante tutta la lavorazione.

Cosa la influenza di più? se c’è qualcosa che lo fa…

Credo, per certi versi, che sia utile essere influenzati da qualsiasi cosa, filtrando poi il tutto attraverso la propria creatività, sensibilità ed esperienza, per cercare di rimanere il più possibile personali. Penso di essere influenzato da tutto ciò che ascolto, a volte anche da immagini che possono suggerire suoni o melodie e, ovviamente, è una cosa molto utile quando ci si trova lavorare a dei commenti sonori, anche se questo riguarda più l’ispirazione.

Alcuni suoi brani sembrano pronti per unirsi ad una voce (es.: Amelia’s Garden). Se dovessero chiederglielo lo farebbe? se sì chi gradirebbe sentire cantare un suo brano?

Alcuni brani di “Rockvirus” hanno una struttura molto vicina alla “forma-canzone”. Sono sempre stato appassionato di “musica cantata” oltre che strumentale: Beatles, Bee Gees, Pink Floyd, Dire Straits, e via dicendo…Credo che il motivo sia questo. Forse non mi piacerebbe mettere un testo a qualcuno di questi brani e farli cantare, per via del fatto che sono nati così. Però mi piacerebbe molto lavorare a canzoni nuove, composte con questo obbiettivo. Se dovessi pensare ad un cantante italiano (anche se chiamarlo cantante è riduttivo!), tra i tantissimi che amo, direi Vasco Rossi. Ho per lui un’ammirazione smodata da tantissimi anni.

Come s’inquadra il rock oggi rispetto al passato?

Probabilmente la caratteristica più evidente è che, rispetto al passato, spesso il rock di oggi ha più contaminazioni e che forse l’aspetto “ribelle” si è un po' attenuato. Nonostante questo, credo che il rock sia più vivo che mai, lo dimostrano band più o meno storiche che continuano ad avere un enorme seguito e forte impatto sul pubblico, un esempio italiano su tutti è quello dei (grandi!!) Litfiba.

I giovani seguono ancora il rock o si sono spostati verso altri generi come il rap?

Sicuramente la cultura rap è cresciuta molto negli ultimi anni, però credo che il rock, anche per via delle tante sfaccettature che può avere oggi, rimanga al centro dell’attenzione.

Bryan May mitico chitarrista dei Queen è un appassionato di astrofisica, per lei esiste un interesse lontano dalla musica?

Sono molto appassionato di cinema, anche per via delle colonne sonore che ascolto con piacere, anche in relazione alle immagini. Quindi i miei interessi mi riconducono sempre in qualche modo alla musica.

La musica interviene nella politica, vedi Madonna con Hilary Clinton ecc.. Cosa pensa di questi miscugli, è anomalo o lo trova coerente?

Credo che sia giusto dare dei pareri sulla politica se si vuole o se si viene interpellati, in fondo riguarda ognuno di noi. Però penso anche che per un artista sia bene rimanere fuori da questi argomenti piuttosto lontani da quello che si fa normalmente, a meno che non si scriva un pezzo che parli specificatamente di un tema politico e a quel punto può diventare inevitabile.

C’è un progetto musicale che non ha ancora realizzato?

Mi piacerebbe lavorare ad un disco di canzoni, magari interpretate da più cantanti, (per il discorso di cui sopra), e ad uno strumentale con chitarra acustica e classica, per sperimentare diverse sonorità.

A proposito di progetti, in futuro ne ha già qualcuno in cantiere?

Spero di suonare “Rockvirus” dal vivo con la band,  per il momento sono molto impegnato nella promozione dell’album. A questo riguardo vorrei ringraziare il prezioso lavoro di Lucilla Corioni di LC Comunicazione. Appena possibile, magari dopo un po’ di attività live, mi piacerebbe scrivere altro materiale, destinato ad un nuovo progetto.

Grazie ad Amedeo Miconi

Francesca Uroni 

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