Il Giardino

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Medusa è un lavoro per cui speriamo di ottenere la giusta attenzione

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La nostra redazione approda oggi sull’isola sarda e nello specifico nella città di Sassari, per farvi conoscere Il Giardino.

La band formata da Alberto Atzori - voce, chitarra, Fabiano Musinu – chitarra , Carlo Manca – basso, Simone Giola – batteria ed Edoardo Usai – tastiere, è da poco on line con il loro nuovo videoclip Non Fare il punk! Un singolo che anticipa l'uscita del nuovo album della band intitolato Medusa, la cui uscita è prevista per fine aprile.

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Una vostra breve presentazione…

Siamo una band nata a Sassari nel 2015, facciamo rock elettronico e, dopo il nostro primo disco (Il mondo in due, 2016) siamo impazienti di farvi sentire “Medusa”, il nostro nuovo album, attualmente in fase di lavorazione.

Come vi siete conosciuti e quando avete deciso di formare la band?

Io (Alberto, il cantante) e Fabiano (chitarrista) ci siamo conosciuti tramite un amico comune nel 2009 e abbiamo iniziato a suonare assieme. Dopo un paio d’anni siamo riusciti a metter su un gruppo che poi divenne conosciuto col nome di Garden States. Facevamo canzoni in inglese, abbiamo pubblicato diversi EP e un album sotto quel nome. Nel 2015 ho iniziato a scrivere in italiano e, dopo vari cambi di line up, abbiamo raggiunto la formazione stabile dei Garden States che nel frattempo erano diventati Il Giardino per il passaggio alla lingua italiana. Durante le registrazioni del primo disco in italiano, a settembre 2015, si è unito al gruppo Edoardo (tastierista) e con lui abbiamo completato la formazione.

Il Giardino, perché questo nome?

Come ho detto prima, viene dal nome in inglese che avevamo: Garden States. Abbiamo pensato di semplificare in Il Giardino perché più breve e semplice. Il caso volle che la nostra nuova sala prove fosse proprio in mezzo ad un giardino.

Il vostro nuovo disco, Medusa, uscirà per fine aprile, intanto cosa ci anticipate?

Direi che la cosa che si nota subito è che ha un sound molto diverso dal nostro esordio, Il mondo in due. Abbiamo finalmente dato il giusto spazio alle tastiere di Edoardo, in modo da avere un suono più ampio. Anche i testi sono differenti. Nel primo album mi sono scagliato contro più categorie, mentre Medusa è più riflessivo, meno impulsivo. Tratto il tema della bellezza e della dipendenza. Sono 8 pezzi sicuramente più curati dal punto di vista sonoro rispetto a quelli creati in precedenza.

Parliamo del singolo Non fare il punk!, “focalizzato sulla necessità di assumere droghe per godere di ciò che ci circonda”. Immagino sia un discorso un po’ più ampio legato alla scelta di “apparire” più che di “essere”…

Esattamente. Molto spesso vedo persone che cercano di farsi piacere alcune cose forzatamente solo per essere accettate dagli altri. È l’essere schiavi del voler piacere a tutti, ad ogni costo. Questo può essere una specie di droga per alcuni, si vive in relazione a ciò, dimenticandosi chi si è veramente. È un discorso che si riferisce anche al far vedere a tutti i costi che ci si sta divertendo, quando la noia spesso è utile, ti porta ad ascoltare il lato creativo pur di eluderla. C’è poi chi si abitua a tutto e chi non riesce a vedere nulla di bello attorno a sé, e qui c’è il tema delle droghe assunte per indorare la pillola… scusate il gioco di parole.

Cosa pensate della proposta relativa la legalizzazione delle droghe leggere?

Siamo tutti favorevoli. Mettere sullo stesso piano la marijuana e le droghe pesanti è da pazzi. Si sottrarrebbe una bella fetta di introito alla criminalità, si perderebbe il gusto di “farlo perché è illegale” e si potrebbe avere un maggior controllo sul traffico delle sostanze. L’alcol è forse più pericoloso delle droghe leggere, ma viene accettato per convenzione sociale. Ovviamente, bambini che leggete, tutto con moderazione.

E’ limitante far musica vivendo su un’isola? Ci sono molti artisti meridionali ad esempio che decidono di trasferirsi a Roma o Milano per avere una chance in più…

A dire la verità sì. La Sardegna è un po’ come una gabbia dorata, è bellissima, ha tanti pregi, posti e tradizioni fantastiche ed è la nostra casa, però ci porta ad affrontare dei costi molto più alti per quanto riguarda gli spostamenti e ci penalizza parecchio per questo. Se in futuro riusciremo ad avere una fan base più consolidata al di fuori della Sardegna, potremmo anche pensare di trasferirci in una delle città principali, Roma tra tutte perché io ci sono anche nato!

Parliamo delle vostre influenze musicali, cosa ascoltate?

La cosa divertente è che ognuno di noi ascolta musica completamente diversa. Io non ascolto tantissimi gruppi e quelli che ascolto c’entrano poco e niente con il nostro sound: Oasis, Metallica, System Of A Down, Led Zeppelin, Black Sabbath, Red Hot Chili Peppers, ultimamente Aurora Aksnes, tra gli italiani i Subsonica e primo tra tutti i cantautori per me è De André. Fabiano ascolta prevalentemente indie, emo e gruppi probabilmente che conosce solo lui e altre cinque persone. Edoardo ha come gruppo preferito i Green Day, gli piace molto Appino, i Tre allegri ragazzi morti, Brunori e cose del genere. Carlo (il bassista) ascolta prevalentemente metal, di tutti i tipi e nazionalità, mentre Simone (il batterista) è appassionato di musica folk sassarese, reggae e rock classico.

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Far parte di una band significa essere sempre d’accordo tutti su tutto? Un episodio sul quale avrete avuto difficoltà ad accordarvi ci sarà sicuramente…

La forza del gruppo è il costante punzecchiarci tra me e Fabiano, litighiamo quasi a tutte le prove, a volte per stupidaggini, a volte per divergenze riguardo la direzione che deve prendere una canzone. Da qui è nata una specie di rivalità salutare per cui tentiamo sempre di arrivare a un qualcosa di migliore. Per il resto, siamo una band che va abbastanza d’accordo, non ci sono grandi discrepanze di vedute.

Lo scorso anno in occasione del Festival di Abbabula, avete aperto il concerto di Appino e de I Cani. Cosa ci raccontate di questa esperienza?

È stato sicuramente un evento che ricorderemo per sempre, il nostro primo grande concerto. Fu una giornata piena perché la mattina registrammo pure la puntata per Balcony Tv. Ricordo una grande agitazione nel pomeriggio, cercavo di riposarmi ma ero troppo carico di adrenalina e tensione per riuscirci. Una volta che ci siamo trovati su quel palco enorme e con la piazza piena, la paura è passata e ce l’abbiamo messa tutta per coinvolgere il pubblico e divertirci. Sia Appino che Niccolò Contessa sono stati molto gentili con noi nel backstage. È stata una bellissima esperienza che speriamo di ripetere al più presto.

Porterete Medusa in giro per l’Italia? Quali aspettative avete per questo nuovo lavoro?

Stiamo aspettando con impazienza di annunciare le nuove date, forse si riuscirà ad organizzare un tour. Medusa è un lavoro per cui speriamo di ottenere la giusta attenzione, non vediamo l’ora di partire ed espandere i nostri confini a diverse regioni italiane per riuscire a raggiungere più persone possibile, abbiamo tutta la voglia e l’entusiasmo per farlo!

 Sara Grillo

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