Vitantonio Mastrangelo

Vitantonio Mastrangelo

Si può rimanere stupiti da quanto la propria musica possa essere apprezzata da un pubblico “casuale”, che non è venuto apposta a sentirti, ma che ti ha trovato e accoglie i tuoi brani come un regalo gradito.

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Oggi abbiamo il piacere di intervistare per voi il musicista Vitantonio Mastrangelo con cui parleremo nel progetto artistico Daily Life Soundtrack in uscita proprio in questi giorni.

Se dovessi descrivere il tuo personale rapporto con la musica in particolare, che ritratto uscirebbe di Vitantonio Mastrangelo?

Un amante della musica a 360 gradi. Ascoltatore e musicista appassionato, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e soluzioni.

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I viaggi hanno un ruolo fondamentale all’interno del tuo modo di interpretare la musica: da dove nasce l’idea di unire queste due grandi passioni? Quanto ritroviamo di queste passioni all’interno delle tue produzioni artistiche?

Si, amo viaggiare e amo suonare. Credo che, per un artista, esportare i propri lavori in giro per il mondo sia una condizione necessaria. Durante queste esperienze, le fonti di ispirazione sono molteplici. Suonando musica strumentale, credo che i miei brani abbiano qualcosa di evocativo. In un certo senso, ognuno di questi è un viaggio a se. Il titolo di ogni traccia sta ad indicare le immagini e i luoghi che quel brano mi suggerisce. “Latvian Sunset”, ad esempio, è stata concepita in Lettonia, mentre mi godevo il tramonto dal finestrino di un pullmann.

Sta uscendo in questi giorni il tuo nuovo album: "Daily Life Soundtrack”: come descriveresti questo tuo nuovo album e quali sono le tue aspettative verso il pubblico?

“Daily Life Soundtrack” è la mia prima prova da artista solista. E’ una raccolta di brani che dovrebbero fare, appunto, da colonna sonora alla vita quotidiana degli ascoltatori. E’ un album delicato, evocativo, a volte intimista, ma anche con un senso ritmico spesso spiccato. Quando lo suono dal vivo mi trasmette tranquillità e mi piacerebbe che abbia lo stesso effetto sugli ascoltatori.

Chi pratica arte di strada si trova ad avere a che fare con un pubblico eterogeneo e non per forza capace di capire e interpretare il tuo modo di “fare arte e fare musica”: la necessità di intercettare continuamente il gradimento di un pubblico così vasto ma anche “estemporaneo”, per te è un elemento di stimolo o talvolta anche di preoccupazione?

Si può rimanere stupiti da quanto la propria musica possa essere apprezzata da un pubblico “casuale”, che non è venuto apposta a sentirti, ma che ti ha trovato e accoglie i tuoi brani come un regalo gradito. Suono ovviamente anche nei locali e la differenza principale consiste nel mezzo di diffusione dell’arte. In un club è il pubblico a venire dall’artista. In strada è l’artista che raggiunge il pubblico, un pubblico ovviamente numericamente maggiore. E’ qualcosa di spontaneo, imprevisto e per questo forse più affascinante. Per altro, si stabiliscono spesso contatti con gestori di locali e altri musicisti che ci tengono a collaborare con te, magari per un concerto, e puoi stare sicuro che non sono mossi dall’esigenza di fare numero per riempire una serata, ma da un sincero apprezzamento per la tua produzione artistica. Inoltre, suonare i tuoi brani ad un pubblico “impreparato” ti porta anche a riconoscere le composizioni più apprezzate, quelle che colpiscono immediatamente l’ascoltatore e su cui probabilmente è il caso di puntare di più. A volte c’è qualcuno che si lamenta, ma è una cosa a cui noi musicisti siamo abituati: non oso immaginare quanto devo aver rotto le scatole ai vicini in tutti questi anni.

Quali sono gli artisti a cui guardi con maggiore ammirazione e che magari influenzano in qualche modo le tue creazioni artistiche?

Ve ne sono parecchi. Indicherò solo alcuni contemporanei, tralasciando i grandi. Mi piacciono molto gli Snarky Puppy e alcuni dei loro side project, Julian Lage, gi House of Waters, Go Go Penguin, Asgeir, molte band della scena post-rock e alcuni artisti di musica elettronica. Difficile stabilire da chi o cosa sia stato influenzato maggiormente dal momento che già da bambino ero un melomane appassionato e i miei ascolti spaziano dal metal, al jazz, alla classica senza confini geografici o temporali.

Hai un modo di interpretare l’arte decisamente eclettico che attraversa molti generi musicali e trova varie forme espressive: quanto questo stile espressivo è stato influenzato dai tuoi viaggi e dalle contaminazioni artistiche che senz’altro hai ricevuto?

La mia produzione artistica sicuramente dev’essere stata influenzata dalle esperienze musicali e non fatte in questi anni, ma soprattutto è mossa da una continua ricerca di novità sia come musicista, che come ascoltatore.

C’è qualche circostanza che ti ha particolarmente emozionato e che ti fa piacere ricordare e raccontare ai nostri lettori?

Varie. Al momento mi viene in mente una ragazzina di poco più di 10 anni che durante una esibizione in strada mi dice: “Questo brano è tuo? Questo brano ha reso questa giornata una bella giornata”.

Soprattutto in ambito musicale non sono rare le collaborazioni con altri artisti: c’è qualche cantante o artista con cui ti piacerebbe collaborare in un prossimo futuro?

Sono sempre aperto alle collaborazioni, trovo che l’incontro tra musicisti di stili diversi possa generare delle produzioni veramente originali. Al momento mi piacerebbe registrare dei brani con musicisti con cui ho già collaborato dal vivo. Me ne vengono in mente tre: Ismaila Sane, percussionista finlandese di origine senegalese, Stefan Charisius, musicista di kora tedesco e Mario Somma, chitarrista e cantante di musica napoletana.

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Guardando ancora più avanti: quali sono le sfide che ti attendono nel prossimo futuro? Hai qualche sogno nel cassetto da realizzare in ambito artistico che vuoi condividere con noi?

La sfida è quella di trovare sempre nuovi stimoli e continuare a produrre musica senza mai ripetermi. Un desiderio che spero di appagare presto invece è quello di suonare le mie composizioni negli Stati Uniti, come del resto in qualsiasi altra parte del mondo in cui non abbia ancora avuto modo di esibirmi.

Ringraziamo moltissimo Vitantonio Mastrangelo per aver condiviso con noi alcuni dei suoi segreti in ambito artistico e del suo percorso personale. Auguriamo a Vitantonio di poter realizzare i progetti che lo attenderanno in futuro è di poter continuare a regalarci emozioni attraverso la sua voce e la sua musica.

Federico Ceste 

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