DAEV - NEWS FROM THE UNIVERSE

DAEV - NEWS FROM THE UNIVERSE

IL NUOVO LAVORO DEL CANTAUTORE ROMANO. UN ALBUM CON VISTA SUL MONDO.

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Di nome fa Davide, di cognome Fusaro ma il suo nome d’artista e Daev. Romano, musicista a 360° e canta in inglese. Oggi andiamo a dare, innanzitutto, uno sguardo al suo primo lavoro da solista uscito da poco: News from the Universe, sotto casa discografica Twilight Music e, poi, a fare una bella chiacchierata con lui per conoscerlo meglio.

10 tracce, prodotto da Paolo e Pietro Micioni e Massimo Zuccaroli, è un lavoro ben fatto condito con strumenti acustici e elettronica ai massimi livelli non disdegnando l’utilizzo dei cori.

L’album si apre con Boxes, probabilmente il brano più rappresentativo di tutto il lavoro. Molto orecchiabile, la sua chitarra classica apre il pezzo per poi andare in un crescendo con base rock, mai troppo “duro”, ma sempre come un dolce accompagno. Ottimo anche il video di Boxes.

December Song scorre lenta sempre con la voce di Daev presente tra strumenti acustici, sembra di riconoscere anche un banjo, e elettronica mai invasiva.

Fog O molto di rottura dove esce fuori la vena rock di Daev, ma non fatevi ingannare dalla parola rock, il tutto è gestito in modo molto pop usando cori anche alti in special modo nel crescendo finale.

The Reflection è come dal titolo del brano un pezzo molto sensibile, chitarra spesso presente, come del resto in tutto l’album, molto minimizzata l’elettronica con la voce di Daev a farla da padrona. Riflesso del mondo in cui viviamo? Chissà…

In Run Hero l’elettronica si sente da subito, pezzo molto deciso e orecchiabile con un obiettivo fisso di rimanere impresso all’ascoltatore. Probabile dopo Boxes, sia pronto per essere il singolo da lanciare in radio. Molto interessante anche la parte musicale che si alterna al Daev come se davvero fosse una corsa a chi arriva prima.

Wingbeats, battito d’ali, ci porta lontano con la mente, ma rimanendo concentrata sul presente. Ritornello molto orecchiabile e pezzo molto radiofonico.

Zelda è un pezzo ben articolato con miscela voce e pop music, molto veloce e ritmico come se fosse una corsa ad ostacoli. Si parla d’amore, ma senza freni..

In Dear John l’elettronica torna a farla da padrone, un pop dove l’influenza della musica Britannica torna a farsi sentire in maniera molto profonda.

La canzone per riflettere su tutto e il contrario di tutto è la penultima dell’album New from Universe, Wrong side of the world, dove la voce del cantautore e la sua chitarra vengono accompagnati solo in sottofondo dall’elettronica che culla il tutto in maniera celestiale. Brano profondo e interpretato benissimo da DAEV.

Prayer in B chiude l’album, pezzo americano come stile, con inizio basso ed un crescendo finale che potrebbe calare a pennello come chiusura di un film o come pezzo finale di un concerto live. Coinvolgente e deciso.

Ma andiamo a conoscerlo meglio.

In primis Davide Fusaro, perché l’acronimo DAEV?

La prima ragione è, banalmente, la ricerca di qualcosa di più immediato di un nome ed un cognome. Credo anche che la musica sia una ricerca di qualcosa oltre la realtà e quindi ho ritenuto coerente dare un nome a questa parte di me che tende costantemente ad una connessione con l’universo. Ma non volevo evadere dal concreto. Quindi ho cercato un suono che fosse compreso nel mio vero nome, un richiamo che facesse da corda di sicurezza per poter tornare alla mia astronave.

Si definisce “cantautore romano di un’altra Galassia” cioè?

È chiaramente da interpretare in senso ironico. In parte si riferisce a quello che dicevo qualche riga più su. In parte si lega al fatto che quello che faccio è un po’ (un bel po’ mi sa...) fuori dai canoni della scena musicale italiana per contenuti, scelta linguistica e scelte musicali.

News from the Universe è il titolo dell’album, che news dobbiamo aspettarci dall’Universo DAEV?

Direi che per aspettarci notizie dall’universo dovremmo prima di tutto provare a capovolgere l’ottica passiva che contraddistingue la nostra società. Non so perché continuiamo a ragionare basandoci sull’attesa di qualcosa. Siamo un minuscolo puntino in mezzo alle stelle, se noi per primi non mandiamo segnali, non possiamo pretendere che l’universo si accorga di noi. Questa è la notizia che riassume un po’ il senso di tutto l’album.

Lei ha dichiarato che News from Universe è una raccolta di brani che spazia tra sonorità che vanno dal rock al gospel attingendo al cantautorato folk, world music e alla progressive. Un miscuglio che secondo lei dove la colloca se proprio dobbiamo fare una scheda musicale?

In generale mi piace attingere a diverse fonti, credo di essere un ascoltatore abbastanza aperto, e non ho mai preso in considerazione l’idea di collocarmi in uno spazio musicale preciso. Credo che questo album rientri nei canoni della musica pop pur mantenendo un’identità tutta sua, ma lascio al tempo e ai fruitori il compito di collocarlo. Io ho solo cercato di essere più coerente possibile con me stesso.

Lei, la sua chitarra e l’elettronica mi hanno portato, nell’ascolto dei brani, in una armonia musicale tipica dei cantanti anglosassoni, c’è qualcuno a cui si ispira della musica made in England?

Se parliamo di Made in England nello specifico sicuramente scorrono litri di Led Zeppelin, Police, Cure e Radiohead nelle mie vene. C’è sicuramente qualche goccia di progressive (Yes, King Crimson, Genesis) e un’ossatura Beatlesiana. Senza considerare che quest’album non sarebbe mai esistito senza David Bowie. 

Poi ci sarebbe tutta la parte Made in USA, dalla Black music al movimento Grunge, passando per artisti straordinari come Micheal Jackson, Prince, Jeff Buckley... 

Ci sarebbe tanto altro anche di più contemporaneo, ma finirei domattina.

Mi ha colpito molto Run Hero, un pezzo orecchiabile ma intenso, ci spiega come nasce e quello che vuol far capire all’ascoltatore?

Run Hero è un’invocazione. Una supplica rivolta ad un eroe lontano affinché venga a salvarci da noi stessi, che, nel brano, siamo la causa dell’imminente fine del pianeta Terra. Ma solo il risveglio dell’individuo e la presa di coscienza che in ognuno di noi esiste il potenziale per diventare quell’eroe potranno veramente salvarci.

Parte da Roma, una band ( Reversense ), borsa di studio grazie alla quale può frequentare il Centro Europeo Toscano di Mogol, molti live fino ad arrivare in tv con The Voice of Italy. Cosa pensa dei talent? In molti sostengono che evita tutta la gavetta, dove si impara il mestiere. Li consiglierebbe?

Di gavetta ne avevo già fatta parecchia prima di arrivare al talent. Ma ci sono anche tanti “giovanissimi” che (per ovvi motivi di età) si ritrovano catapultati dalle loro camerette, direttamente su palchi televisivi senza nessuna misura intermedia. Questo non è molto sano. Né per chi si presta, né per il messaggio sensazionalista che viene trasmesso. Se si riescono a mantenere i piedi saldi a terra però, credo che il talent possa rivelarsi un’esperienza utile per l’artista. A me ha dato molta più consapevolezza di me. E un po’ di gastrite.

La domanda che avrà ricevuto spesso, perché solo in inglese? Ci sarà un tempo per brani in italiano?

Ci sarà sicuramente un universo parallelo dove io canto in italiano e Cristina D’Avena in giapponese. Io comunque non mi precludo niente, nemmeno in questo spaziotempo. Canto in inglese perché i miei ascolti sono principalmente anglofoni e perché sono convinto che l’elemento cardine in una canzone sia il suono. Nel suono c’è già tutto. Chiaramente anche il contenuto è importantissimo, dà una forma ancora più concreta ed intellegibile alle emozioni, e per fortuna esistono tantissime lingue per esprimerlo. 

Ammira qualcuno del panorama moderno della musica italiana? O anche del passato…

Penso che ci siano stati tantissimi geni nel passato, non voglio rimettermi a fare liste, ma Modugno, Endrigo, De Andrè, Dalla, Battisti, Daniele... voglio ringraziarli. Nel panorama contemporaneo  stimo molto Fabi, Gazzé, Elisa, L’Aura, i Verdena, l’ultimissimo Brunori Sas, Iosonouncane e The Niro.

Nel 2006 partecipa al Muscle Museum, tributo ufficiale alla band britannica dei Muse. Come è stato girare l’Europa suonando live essendo cosi giovane? Ci sono differenze esibirsi a Roma più che a Berlino o una città francese? O la musica unisce sempre?

Andare in tour all’estero a vent’anni mi ha fatto capire cosa significa veramente essere musicisti. È stata un’esperienza fondamentale per la mia crescita. Ci sono delle piccole differenze, ogni luogo ha un pubblico a sé, ma il più dipende da chi sale sul palco.

Ci sono stati attentati ai concerti, anche in locali chiusi come il Bataclan, il suo pensiero e se è preoccupato quando deve salire sul palco per suonare e cantare la sua voce?

Mi è capitato di dover suonare in un luogo pubblico e affollato a pochissimi giorni dall’attentato al Bataclan. È stato impossibile non pensarci, ma allo stesso tempo mi sentivo spronato a mettere tutto me stesso in quel momento e in quello che stavo facendo. Nonostante il male intrinseco, credo che andare (o suonare) ad un concerto con la consapevolezza che possa succedere una cosa così terrificante, abbia in qualche modo restituito ai live ed alla musica in generale una “sacralità” perduta.

Ha pubblicato vari Ep, conosce l’elettronica. Cosa ne pensa del mondo di Internet? Ha davvero sconvolto il mondo musicale oltre tutto il resto? Io da bambino ho comprato il mio primo disco vinile True Blue di Madonna e durante il viaggio per tornare a casa lo tenevo stretto come un tesoro. Ora si viaggia a colpi di Spotify, Youtube etc etc…

Internet è l’artefice di un cambiamento profondo nel mondo musicale sotto vari aspetti. A partire dalla fruizione fino ad arrivare all’apprendimento. Ha avuto ripercussioni sia positive che negative. Senza le grandi piattaforme streaming, ad esempio, probabilmente avrei potuto ascoltare un decimo della musica che ho ascoltato finora e sicuramente il mio percorso artistico ne avrebbe risentito. Ma d’altro canto, con il calo spaventoso delle vendite dei dischi, sono venute a mancare risorse fondamentali alle etichette indipendenti che difficilmente riescono ad investire sugli artisti, o magari prediligono progetti con costi di produzione più bassi, favorendo lo sviluppo di alcuni generi a discapito di altri. Io mi ritengo fortunato, ci tengo a dirlo, ad aver incontrato Paolo Micioni e Twilight Music che da subito hanno creduto in me, nonostante il progetto “Daev” non rientrasse completamente nei canoni imposti dal mercato.

Capitolo Social, li usa? Sono utili alla carriera di un cantante? Vari profili o solo uno?

I social in questo momento sono fondamentali. Sono mondi paralleli che hanno un peso specifico sempre più impattante sulla realtà. Per quanto mi riguarda mi ritengo un po’ “socialpatico”. Non amo particolarmente l’idea che la mia sfera privata, o parti di essa, possano essere di facile accesso più o meno a chiunque. Diciamo che ne faccio un uso piuttosto utilitaristico, abbastanza diretto e quasi esclusivamente per comunicazioni riguardanti Daev.

Prossimi live, appuntamenti e come i nostri lettori possono raggiungere DAEV socialmente parlando!

il 9 Marzo sarò ospite del “RED la Feltrinelli” (via Tomacelli, 23 - Roma) per una chiacchierata su News From The Universe e qualche brano in acustico, mentre il 7 Aprile ci sarà la presentazione ufficiale del disco con concerto in full band al “WISHLIST Club” (via dei Volsci, 126 b - Roma). 

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Giuseppe Calvano

UnfoldingRoma

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