Mohabitat

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La musica ci ha decisamente salvato. Ci ha permesso di esprimerci senza utilizzare le parole, di parlare un linguaggio universale.

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Abbiamo il piacere di ospitare il duo toscano Mohabitat che si sono esibiti nei giorni scorsi con due loro interessanti performance artistico /musicali e con un discreto successo di pubblico presso la  Contemporary Cluster. La prima domanda che vi poniamo riguarda il vostro primo incontro, la creazione del duo ed il nome così particolare da cosa nasce ?

Il nostro incontro artistico risale al 2012 quando, arrivando da percorsi diversi, ci troviamo a creare dei mondi unendo le immagini di Hamaranta sulle tracce prodotte da Monoki. Abbiamo trovato una sintonia naturale nel lavorare insieme ed è nato da quel momento il nostro connubio artistico. Già i nostri nomi anticipano la spiegazione del nome, che deriva proprio da “l’habitat di MOnoki e HAmaranta” che arriva ad essere così Mohabitat.

Parliamo di “disco labirinto” la clip si proponeva di offrire una sorta di versione "visiva" della musica con un'interpretazione in lingua dei segni, fruibile anche dalle persone con disabilità uditive, cosicché il brano si trasformava in una sorta di esperimento musicale: era il 2000, sono passati quasi vent’anni da quell’esperimento, ad oggi questa musica ha avuto un tracollo oppure si è evoluta in maniera importante ?

La musica va avanti sempre e comunque, trovare il tracollo o l’evoluzione fa sempre parte di una sensibilità individuale. Noi siamo convinti che è la passione che muove un artista e lo porta sempre a sperimentare, quindi ad evolversi; questo avviene anche per la musica che sicuramente adesso è più presente nelle nostre vite ed è più fruibile, ma abbiamo come l’impressione che sia più un sottofondo, una sorta di rumore a riempire vuoti, piuttosto che un mezzo per mettersi in contatto con se stessi.

Renzo Piano: “quando in un paese crollano i ponti e si alzano i muri è un momento terribile”: la vostra musica nasce per sovvertire questa società che viviamo ?

Il nostro progetto non ha un intento sovversivo preciso, anche se lo diventa nel momento in cui cerchiamo la bellezza. Potremmo dire che questa è la nostra rivoluzione: risvegliare l’attitudine alla meraviglia.

I nuovi iphone XS e XS MAX regalano selfie privi di imperfezioni: tutto merito di un filtro in grado di abbellire il volto : vi fa più paura un mondo imperfetto oppure sognate una musicalità pulita e più lineare…

Noi sogniamo l’armonia che sta in tutte le cose belle e brutte, perfette o imperfette, la cosa che ci fa più paura, è un mondo finto. Anche negli strumenti che utilizziamo, sia per la parte visiva sia per quella sonora, cerchiamo le imperfezioni, lo sporco, che li rende unici. Fossero perfetti e puliti, forse non ci affascinerebbero così tanto. Un po’ come quando vedi le mani di un anziano, segnate dal tempo, tutti quei solchi raccontano esperienze vissute e sono dense di fascino.

Gli Italiani erano un popolo di poeti, santi e navigatori ma soprattutto oggi di solitari: mai come in questo periodo infatti gli abitanti del belpaese se ne stanno soli in casa, lontani dagli amici e dalle relazioni sociali. Un fenomeno in crescita che sta riguardando sia i rapporti con gli amici che quelli di coppia: la vostra musica serve a scuotere le coscienze di tutti noi?

Diciamo che non ci sentiamo così potenti. Ma sicuramente portare le persone in luoghi inesistenti, ineluttabili e densi di carica emotiva, può aiutarle a riscoprire qualche emozione assopita. Ci piace pensare che davanti a una nostra performance, persone con vissuti diversi, possano trovare un punto comune nell’emozione e scoprirsi simili quantomeno nelle sensazioni. Ci piace interfacciarci da sempre con realtà molto diverse tra loro e vedere come, alla fine, quando inneschi il meccanismo della meraviglia, alcune emozioni sono comuni a tutti.

Friedrich Nietzsche scriveva: Senza musica la vita sarebbe un errore: La musica vi ha salvato o ha nascosto dei vostri errori ?

La musica ci ha decisamente salvato. Ci ha permesso di esprimerci senza utilizzare le parole, di parlare un linguaggio universale e di stabilire un’empatia con le persone che hanno assistito alle nostre performance, che è andata oltre la lingua e il proprio background. Ci siamo trovati a dialogare artisticamente con gli avventori di un club sperimentale a Berlino e con gli appassionati di festival di arte contemporanea in Italia.

A Vicenza due 16enni insultano il professore in classe e riprendono la scena, facendo poi girare il filmato su whatsapp - uno dei due bulli si avvicina al professore, gli punta la mano addosso, lo offende, mentre l'altro sorride spalleggiandolo: “Bloccalo! Mettilo all'angolo : che ricordi avete dei banchi di scuola ,eravate già propensi a costruire note e colori ? La parola violenza dalle vostre opere non viene mai evidenziata oppure promossa.

Non siamo contro la violenza perché essere contro qualcosa, vuol dire dare energia a questa cosa, sviluppiamo le nostre opere sempre pensando a qualcosa di positivo, siamo per l’opera catartica. Coi banchi di scuola abbiamo un rapporto particolare, una parte di noi si interfaccia quotidianamente e ritrova nei ragazzi molte risorse meravigliose che, in questo momento, sembrano non interessare all’opinione comune. Allo stesso tempo passiamo molto tempo a studiare per poterci dedicare al meglio ad ogni progetto e cercare ogni volta di migliorarci.

In questi giorni si parla del mosaico dell’umanità – l’opera collettiva “place”: una tela virtuale di 1000 pixel quadrati da concedere a chiunque volesse esibirsi: alla fine ha partecipato più di 1 milione di persone ; l’analisi degli scienziati del “Max Planck Institute”: “E’ come osservare un batterio in coltura: Ecco.. come definizione vi piace ? Se vi fosse concesso di inserire un’opera quale scegliereste tra le vostre create ?

Ci sembra interessante come definizione e la reputiamo una bella provocazione alla mania di esserci a tutti i costi. Se dovessimo scegliere una opera ci verrebbe da dire AP|PAR|AT, un’opera audio/visiva, la nostra prima opera, presentata al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, città nella quale abitiamo. Ricordiamo la presentazione e la carica emotiva di quella sera, decisamente un primo passo in questo mondo dell’arte che tanto ci appassiona.

È Morto Stelvio Cipriani, il compositore di «anonimo veneziano» L’autore delle colonne sonore di decine di film italiani è scomparso a Roma a 81 anni. La fama dei suoi brani, per un compositore, è il massimo dei riconoscimenti: la certezza che la propria opera gli sopravvivrà per sempre : Vi hanno mai chiesto di realizzare colonne sonore per dei film ; siete più propensi per dei film visionari oppure vi sentite a più agio con film sulla fantascienza ?

Pensiamo ogni nostra composizione musicale come una colonna sonora. Se la bozza che Monoki compone, l’idea primaria, non riesce ad essere visualizzata da Hamaranta, non ci dedichiamo al suo sviluppo. Talvolta questa cosa crea una tensione che sfocia sempre nel giusto equilibrio, nella capacità di unire i due mondi nel modo più naturale e sincero possibile. Questa è una grande risorsa per entrambi, accogliere senza subire, interfacciarsi apertamente senza farci sconti. Non vorremmo mai fare qualcosa che non ci convince, rischierebbe di incrinare un equilibrio che ci fa sentire liberi di esprimerci.

Martedì 2 ottobre, alle 17.00, al palazzo della ragione a Padova si terrà la Fiera delle parole, si inizia con i solisti veneti e si tratterà il significato della comunicazione : ho notato l’assenza di lettere nelle vostre esibizioni ,scelta casuale oppure voluta ?

Pensiamo che la musica e le immagini siano un buon mezzo per parlare a tutti, indistintamente. Abbiamo necessità di fare le cose per noi ma, allo stesso tempo, ogni progetto vogliamo che sia comprensibile e che lasci qualcosa in coloro che ne prenderanno parte, dai collaboratori al pubblico. Però ci è capitato di utilizzare la parola parlata attraverso monologhi oppure parole scritte sul muro o sui corpi dei performers.

Ci sono dei grazie nella vostra carriera ?

Grazie sempre a tutti per ogni cosa, per le strade difficili, per i fallimenti, per gli incontri sbagliati, per le attese, per le parole al vento e per ogni altra cosa andata bene perché ci hanno inevitabilmente reso quello che siamo.

Progetti per il futuro ?

Fino a Dicembre abbiamo “Ititnerarium” all’interno della galleria Contemporary Cluster. Poi abbiamo in mente di fare un po’ di collaborazioni e di partecipare ad alcune mostre, sia con opere multimediali sia con qualche performance. Poi vogliamo accogliere le richieste per fare spettacoli in location che ci hanno già visto protagonisti, dove torneremo a sperimentare volentieri.

Benedetta Spazzoli

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