MOLOTOV D'IRPINIA, L'INTERVISTA

MOLOTOV D'IRPINIA, L'INTERVISTA

DA UNA ESIBIZIONE LICEALE AD ESSERE ARMA POPOLARE A PACIFICA ESPLOSIONE DI COLORI E SOPRATUTTO MUSICA.

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Amore a prima festa è il loro ultimo album, conosciamoli meglio.

Molotov d’Irpinia, è impossibile non cominciare dal nome, ordigno campano pronto a esplodere in musica? Come è cominciato tutto?

Tutto inizia per noia e per scherzo. La nostra storia è comune a quelle di tante band nate in cantina che iniziano a suonare per il vero piacere di farlo, per ammazzare il tempo in un piccolo paese di provincia. Poi casualmente arriva il primo palco, poi il secondo, poi il centesimo .

Il nome non lo abbiamo scelto, ma ci venne assegnato in modo provvisorio, per permettere un’esibizione liceale. Poi però lo abbiamo mantenuto, modificandone il significato, da arma popolare a pacifica esplosione di colori e musica.

Amore a prima festa è in ordine l’ultimo vostro lavoro, vi sentite più maturi, più consapevoli della vostra forza o lo siete sempre stati?

Per arrivare a questo album, che sicuramente è il più maturo, abbiamo affrontato un percorso di crescita constante, fatto di successi e di errori, lungo quasi 15 anni . Ora abbiamo un ottimo bagaglio, tantissima esperienza in studio e live. Tuttavia abbiamo ancora voglia di crescere.

9 tracce tutte in italiano con tante storie raccontante in maniera semplice, a volte anche troppo, ma dirette al punto. Amore a prima festa parla d’amore, nel 2019 conta ancora parlare d’amore?

L’intento è stato quello di creare un album semplice e spensierato, come una festa. Più che dell’amore, parla infatti del concetto di festa, visto però da vari occhi, vari punti di vista, compresi quelli dell’amore.

Credo che di amore non si debba mai smettere di parlare, soprattutto nel 2019, che vorrei ricordare come l’anno dell’amore e non dell’odio e non solo nella musica.

Pura curiosità: nella traccia Paolo ride sempre, chi è Paolo e cosa rappresenta.

Paolo è la personificazione di una delle malattie più taciute e subdole, la depressione. Paolo è la maschera attraverso la quale affrontiamo questo tema (perchè non tutto è festa). Paolo nasconde questo suo problema dietro un sorriso, ma la realtà spesso è invisibile agli occhi e sorda alle orecchie.

Il singolo uscito da poco è Chi Guida, amicizia a volte significa approfittare, cosa rappresenta per la tutta la band la parola amicizia?

Approfittare e amicizia sono due parole che tra di loro non sposano bene. Per dirla in termini del singolo, per noi amicizia è essere “l’uno l’autista dell’altro”

Social, Facebook, Instagram ma soprattutto youtube, sapete come arrivare ai vostri fans. Cosa vi piace dei social e cosa odiate se ne odiate qualcosa.

Dei social ci piace il fatto di poter immediatamente mettere a conoscenza chi ci segue, di tutte le novità circa la banda, dai live ai dischi, passando per i video, o semplicemente poter condividere un pensiero o un’idea. 

Quello che odiamo è l’importanza che si tende ad attribuire ai “numeri” social, spesso finti e non garanti della qualità o bellezza di un lavoro.

L’ultima traccia contiene nel titolo e nel ritornello la parola “pisciare”. Oggi come oggi dove tutto sembra sdoganato, dove i rapper e similari possono dire tutto e di più, una band per sentirsi estremista deve mettere la famosa parolaccia nel testo, peraltro molto bello. siete d’accordo?

Credo che nella poesia in generale, le parole non abbiano bisogno di essere etichettate come buone o cattive. Sono solo il mezzo per esprimere un concetto, per disegnare un’immagine mentale. Non penso quindi che sia la necessità di sentirsi alternativi o estremisti, è semplicemente un modo per essere più diretti, rafforzare un concetto, non far svanire la magia. Il mondo della poesia e dell’arte è pieno di esempi di questo tipo, così come quelli della musica, anche d’autore, come De Andrè, per citarne uno . Non è prerogativa quindi dei repper o della trap ecc. tutto sta a sapere ascoltare.

E’ il vostro quarto album, avete mai pensato di scrivere qualcosa per Sanremo o l’avete già fatto? Cosa ne pensate del carrozzone del festival?

Si, anche se non lo sentiamo un mondo completamente nostro. L’accesso è difficilissimo, e non è oro tutto quel che luccica. Il problema non è il festival in sè, il problema reale è quello che succede dopo il festival, quando le luci sono spente, e si progetta il palco per l’anno successivo.

Tuttavia, non ci poniamo limiti, e va detto che parteciparvi sarebbe comunque un’esperienza unica.

Avendo alle spalle tanti concerti, ci raccontate un aneddoto della band relativo a qualche live?

Ce ne sono tantissimi, difficile da ricordare.

Una volta mi sono tuffato dal palco sul pubblico che mi ha sorretto! Ne vado fiero, non capita a tutti!

Una volta sul palco arrivò un reggiseno ….

Domanda difficile, oggi bisogna per forza collocare la musica in sezioni ben definite. Voi in quale vi piacerebbe essere collocati? Musica popolare? Ma poi alla fine cosa significa musica popolare?

Beh, in realtà la musica popolare è stato il nostro punto di partenza. La musica popolare è quella dialettale, che caratterizza un determinato popolo, che si basa su strumenti tipici e particolari. Iniziando così negli anni abbiamo avvertito l’esigenza di cambiare rotta, di trovare la nostra strada. Oggi possiamo definirci forse una rock band d’autore, che fa incursioni nel folk, nello ska e nel punk. Molotov d’Irpinia è la parola giusta per descrivere tutto questo.

Un motivo in più per invogliare a comprare il vostro disco Amore a prima festa.

Lo avete ascoltato su Spotify? :)

Grazie

Giuseppe Calvano


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