Frustrato E Astioso. Conte è In Difficoltà Ma Non Ammette Il Fallimento

Frustrato E Astioso. Conte è In Difficoltà Ma Non Ammette Il Fallimento

L’autonominato premier delle due Italie convoca una conferenza stampa a reti unificate in cui attacca l’opposizione senza contraddittorio.

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Ormai siamo alla farsa. La convocazione a reti unificate per annunciare quanto ampiamente anticipato dalla stampa circa il prolungamento delle chiusure  è servita per attaccare pubblicamente Giorgia Meloni e Matteo Salvini, in pieno stile da regime, senza possibilità di replica alcuna. Anche Enrico Mentana, sicuramente non un giornalista vicino alla destra, ha condannato quest’azione che ha decisamente poco di democratico.

L’annuncio dell’apertura di cartolerie e negozi per bambini aggiunge ridicolo alle grottesche azioni di un uomo evidentemente all'angolo, messo alle corde da difficoltà che non riesce ad arginare. Un leader in difficoltà al quale andrebbe tutta la solidarietà umana ma non certo quella politica, per non voler dichiarare il proprio palese disagio, inopportunamente occultato dall'orgogliosa rivendicazione delle proprie azioni e altrettanto tragicamente supportato dal consenso suo sciagurato staff. Un premier per caso, incapace di ammettere il fallimento evidente delle proprie azioni, un uomo pericolosamente vanesio, attratto più dal consenso e dai like che dal perseguire il bene reale del Paese.

Conte ha sfruttato biecamente un annuncio di variazioni al look down per attaccare gli avversari politici dell'opposizione senza contraddittorio, supportando le proprie motivazioni con informazioni infondate e, in buona parte, errate, in sfregio a qualsiasi logica democratica. Un uomo ormai prossimo alla resa ma che non ha l'umanità di dichiararlo.

“La verità - come sostiene lucidamente Laura Tecce su Facebook - è che Conte sta prendendo coscienza di non essere all'altezza della situazione. Che, per carità, è una situazione drammatica, eccezionale, inaudita. Tant'è che ha avuto bisogno di chiamare l'ennesimo "esperto" accanto a sé, il manager Colao. Dopo il comitato scientifico, Borrelli e Arcuri, un altro pezzo "di sovranità" ceduto, un altro passo verso la deresponsabilizzazione politica e verso la tecnocrazia. Decidono tutti tranne chi dovrebbe farlo, con un'opposizione non solo emarginata ma pure attaccata a reti unificate. Spiace dirlo, - prosegue Laura Tecce - ma un politico di razza questo errore grossier, questa gaffe istituzionale non l'avrebbe mai fatta. È nervoso, il presidente. Forse si rende conto che tutti i suoi annunci, fino ad oggi, si sono tradotti in nulla. Forse sa che degli aiuti garantiti agli italiani non è ancora arrivato un euro. E che dall'Europa arriveranno briciole. Forse sente la pressione di un popolo su cui si sono purtroppo riversate scelte sbagliate (e qui anche alcuni sindaci e governatori - anzi un governatore - hanno le loro colpe). O forse nulla di tutto ciò, perché talvolta – conclude la Tecce - il delirio di onnipotenza acceca”.

Ed è proprio il suo delirio di onnipotenza a destare preoccupazione. È proprio il non volersi o non sapersi accorgere del precipitare della situazione, a terrorizzare. Disturba e crea ansia per il futuro del Paese proprio l’inutile orgoglio di non voler mostrare il lato umano e fallace della sua azione, suggerito, rassicurato e spalleggiato dai suoi lacchè che, pur di non lasciare le stanze del potere, continuano a sostenere le sue azioni che, dopo 40 giorni, non hanno prodotto un solo risultato. Mascherine e respiratori, per ammissione di Arcuri, arriveranno, nelle quantità necessarie, solo a crisi conclusa. Grande errore è stato quello di affidare all’INPS la gestione dei contributi da miseria per le partite iva, con il sito in tilt e conseguenti scuse da asilo infantile da parte di responsabili che non pagano mai per i propri errori.

Si rivelerà un boomerang anche la decisione di affidare a SACE la gestione dei prestiti alle imprese, dopo lotte intestine in cdm in cui sono emerse le enormi diversità di posizioni che dividono un governo unito solo dall’amore per la poltrona.

Il capitolo Europa è un ulteriore pietra miliare sulla strada del disastro politico. È un errore marchiano spacciare per vittoria una risoluzione con la quale si rimanda comodamente al 24 aprile le scelte dell’eurogruppo che, evidentemente, escludono ogni possibilità di emissione di eurobond e la formulazione soft del mes solo per sopperire a problemi di carattere meramente sanitario. È del tutto inutile fare proclami a reti unificate, col petto gonfiato dal delirio di onnipotenza, annunciando all’Europa la decisione ferrea delle proprie convinzioni, se poi non si ha la forza reale di opporsi alle logiche economiche dei paesi del nord.

Ed è ridicolo dichiarare che abbiamo fatto sentire all’Europa la nostra voce, quando è evidente che siamo gli zerbini dell’unione europea, sull’opportunità della quale, alla luce della gestione di questa crisi, dovremmo incoraggiare serie riflessioni.

Di Massimiliano Piccinno

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