Gianluca Piacentini

Gianluca Piacentini

Non esiste giornalismo sportivo, politico, economico. Esiste il giornalismo, e le regole sono le stesse per tutti, soprattutto quelle deontologiche.

stampa articolo Scarica pdf

Oggi abbiamo come ospite Gianluca Piacentini, giornalista del Corriere della Sera, che ha rilasciato un'interessante intervista  al nostro Mario Di Marzio; buona lettura

Buongiorno Gianluca, benvenuto nella nostra redazione. Per iniziare, ti chiediamo una breve presentazione su di te per i nostri lettori.

Sono un giornalista professionista, dal 2011 collaboro con il Corriere della Sera, mi occupo di sport, calcio in particolare. Conduco anche una trasmissione su Rete Sport, una radio sportiva che parla 24 ore su 24 di Roma. Mi occupo anche di uffici stampa e collaboro con una società di social media management, diciamo che pratico la professione giornalistica a 360°.

«Stagione finita», in tanti se l'erano sentito dire dopo un brutto infortunio. Poi il campionato è finito nel congelatore e per tanti calciatori si è riaperta la porta del 2019/20. Gli ex degenti (o quasi) diventano così i più felici per la ripresa del campionato, insieme ai loro allenatori che potranno contare su più alternative per questo lungo sprint estivo che metterà a dura prova le rose più corte. Questa pandemia ha risolto qualche problema tecnico importante?

Se parliamo della Roma, sicuramente sì. La squadra di Paulo Fonseca potrà contare su calciatori che prima della pausa non c’erano: mi viene in mente Nicolò Zaniolo, che scalpita e quasi sicuramente sarà a disposizione per le ultime gare di campionato e per l’Europa League, ma anche Zappacosta. Tutte le squadre, in generale, hanno potuto recuperare gli infortunati, e questo sarà fondamentale visto che si giocherà ogni tre giorni per un mese e mezzo.

Le novità introdotte dall’Uefa per garantire le partite in questo momento, potrebbero essere utilizzatr anche dopo l’emergenza? Parlo dei 5 cambi ….

I cinque cambi sono una soluzione ottima per questo momento di emergenza. A lungo termine, però, credo che possano essere dannosi, perché sarebbero favorite solo le squadre più ricche con rose lunghe. Già c’è molta distanza tra le prime e le altre, in tutti i campionati europei, aumentando a 5 le sostituzioni questa differenza sarebbe ancora più ampia e i costi della gestione delle squadre aumenterebbero.

Pallotta ha respinto l'ultima offerta di Friedkin: 490 milioni più 85 di ricapitalizzazione. Ma quanto vale davvero la Roma? E il prezzo proposto dal texano è aderente alla realtà?

Prima della sospensione per il Covid-19, Pallotta e Friedkin erano ad un passo dal chiudere la cessione della Roma per circa 750 milioni di euro, compresi i debiti. C’era addirittura chi parlava di contratti già firmati. Oggi tutti gli studi hanno confermato che il mondo del calcio ha avuto un ridimensionamento di circa il 30%. Il prezzo, quindi, sarebbe anche giusto, se non fosse che cedendola ad un prezzo inferiore Pallotta, e soprattutto i suoi soci, non rientrerebbero delle cifre investite negli anni di presidenza. La Roma continua ad essere in vendita, ma Pallotta dovrà andare avanti ancora un po’, provvedendo alla ricapitalizzazione obbligatoria.

Una Roma senza campioni (in caso di una loro partenza) va sostenuta comunque sempre?

Quello è il compito dei tifosi, e andrebbe fatto a prescindere dai nomi. La Roma, storicamente, non è mai stata una società vincente, lo dice la bacheca. Chi da bambino è diventato tifoso della Roma, non lo ha fatto perché gli piaceva vincere me per amore verso quei colori. Da giornalista, il compito è quello di analizzare con obiettività i fatti.

Lavorare chiusi in casa, davanti al pc, non è in contraddizione con il mestiere di giornalista?

Diciamo che negli anni la professione è cambiata molto, purtroppo non in meglio. Oggi c’è una possibilità di accesso alle informazioni superiore rispetto al passato, e la tentazione di “accontentarsi” del flusso delle notizie che arrivano è alta. Se parliamo di questo periodo specifico, il lavoro da casa è diventato una necessità, anche se per molti collaboratori e free lance era un’abitudine già prima.

Le fake news nel mondo del giornalismo sportivo sono all’ordine del giorno?

Le fake news sono un problema del mondo dell’informazione in generale, non solo di quella sportiva. Abbiamo visto come la diffusione di notizie false abbia avuto peso soprattutto nella politica, indirizzando il voto degli elettori verso un partito piuttosto che verso un altro. E’ un fenomeno che si è amplificato in maniera esponenziale con la grandissima diffusione dei social network, che stanno cercando di correre ai ripari per limitarne l’impatto sulle persone.

La protesta è virtuale, ma le ragioni molto concrete. Oggi è stato indetto uno "sciopero" dei professionisti; dalle 10.30 alle 12.30, sui social network dei 22 Ordini aderenti alla protesta, ci sarà anche un dibattito sui provvedimenti e sulle decisioni del governo che vengono contestati, a cominciare dalla mancata erogazione dei contributi a fondo perduto, ma non solo. Qual è la tua opinione a proposito dell’aiuto dello Stato nei confronti della tua categoria? È giusto protestare?

E’ giusto protestare, soprattutto per tutti quei colleghi che non sono garantiti da contratti che invece hanno i giornalisti della “prima repubblica”. Senza garanzie, senza tutele, oggi la maggior parte dei giornalisti sono in una posizione di debolezza nei confronti di editori che li sfruttano, che li pagano una miseria e che ogni anno modificano unilateralmente a loro vantaggio dei contratti, quando ci sono, che in pratica non hanno valore. Senza parlare del mondo delle partite iva. C’è un’enorme disparità tra i privilegi della vecchia guardia e le condizioni lavorative dei giovani e non più giovani precari.

Conte è apprezzato da gran parte dei cittadini, ma è detestato da chi si spartisce il paese da sempre. Dai potentati economici e, quindi, dai loro sguatteri della vecchia politica e della vecchia stampa. Esiste una differenza deontologica tra chi fa giornalismo politico e chi fa giornalismo sportivo?

Non esiste giornalismo sportivo, politico, economico. Esiste il giornalismo, e le regole sono le stesse per tutti, soprattutto quelle deontologiche.

Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha dichiarato a Il Mattino: “Migliorando l’andamento dei contagi, spero si possa consentire un accesso parziale agli impianti di calcio. Sarebbe una straordinaria iniezione di fiducia e di entusiasmo. La ripartenza del campionato? È una grande soddisfazione, un risultato straordinario per il calcio, non per me stesso. Ho svolto con fatica e determinazione un compito in cui ho sentito forte il senso di responsabilità che il ruolo mi impone. Andare oltre gli interessi di parte è stato difficile, ma necessario"; la lega ha imposto la presenza di 300 persone allo stadio per la ripartenza, tra cui 20 giornalisti compresi 10 fotografi …

Il limite dei 10 giornalisti e 10 fotografi lo trovo assurdo. Senza voler ricorrere all’articolo 21 della Costituzione che sancisce il diritto dei cittadini di essere correttamente informati, in un paese che sta ripartendo ed in cui gradualmente si potrà ricominciare a fare tutto quello che si faceva prima del lockdown, compresa la riapertura di cinema e teatri, è assurdo che non si possa andare a lavorare allo stadio. Giornalisti e fotografi, poi, avrebbero tutto lo spazio per rispettare il distanziamento sociale.

Le aziende giornalistiche in tutto l’Occidente sembrano vittime di un crudele paradosso legato al Coronavirus: a una crescita esponenziale di lettori corrisponde un calo drastico degli investimenti pubblicitari che porta a licenziamenti, chiusure, tagli. Voi come state reagendo?

Purtroppo la crescita esponenziale nelle ricerca di informazioni non corrisponde ad un aumento delle copie. L’editoria, tutta, è in crisi ormai da parecchi anni. La gente non si informa più attraverso i canali tradizionali ma sempre di più attraverso vie alternative e quasi mai corrette. Molti giornali pre-pensionano, molte realtà non hanno la forza per sopravvivere. I grandi editori dovrebbero avere il coraggio di investire di più sulla tecnologia, per cercare di raggiungere delle fasce di pubblico che oggi non leggono più i giornali.

Qual è la situazione della comunicazione sportiva romana? La pandemia ha reso migliori i rapporti tra le tante realtà del panorama romano?

Ho la sensazione che la pandemia abbia tirato fuori il peggio dalle persone, e non il meglio. Quella romana, dal punto di vista della comunicazione, è una piazza complicata e variegata, composta da tanti elementi spesso in lotta o contraddizione tra di loro. Personalmente sono felice che sia così, perché dove c’è pluralità di informazione ci sono anche confronto e crescita.

Nonostante i giornali avessero iniziato a scrivere del pericolo del Coronavirus ben prima dell’inizio dell’emergenza, la maggior parte dei cittadini ha impiegato molte settimane preziose prima di crederci. Le persone non si fidano più dei giornali?

E’ innegabile che l’informazione, non solo i giornali ma anche le televisioni, abbia avuto un ruolo determinante e che abbia condizionato lo stato d’animo delle persone. Il problema non è tanto che le persone abbiano perso fiducia nei giornali, quanto che molti non li leggono proprio, i giornali.

Prove d'estate sul litorale del Lazio ma non è ancora boom. Vip a Sabaudia e stop a gite di un giorno a Ponza. Alta l'affluenza sulle spiagge della capitale, ma non si registra ancora il pienone. Controlli anti assembramento, mentre alcuni sindaci chiedono di bloccare il turismo mordi e fuggi. La tua sarà un'estate di lavoro oppure lo strano “calendario calcistico” modificherà il tuo modo di vivere questo periodo?

Sarà un’estate di lavoro, senza dubbio. Il protrarsi della stagione fino ad agosto inoltrato modificherà le nostre abitudini, anche se non più di tanto. Cambiano gli eventi da raccontare: lo scorso anno a luglio e agosto si seguivano i ritiri e si parlava di calciomercato, quest’anno seguiremo il campionato e le coppe.

Ci sono dei grazie nella tua carriera?

Nel mio percorso lavorativo, cominciato sui campetti di periferia a seguire i ragazzini, ci sono stati molti incontri fortunati. Ad ogni bivio posso dire di avere avuto la fortuna di prendere la strada giusta, ma se devo fare un nome faccio quello di Riccardo Luna, che quando era direttore del Romanista, nel 2006, mi ha voluto nel suo giornale e mi ha permesso di diventare professionista, facendomi firmare il mio primo contratto vero. Prima avevo fatto delle cose, compresa una lunga e gratificante collaborazione con il Corriere dello Sport, ma dal Romanista ho cominciato a fare sul serio.

Progetti per il futuro?

In questo momento preferisco concentrarmi sul presente, riprendere a lavorare al cento per cento delle nostre possibilità è già una grande vittoria. Di sicuro sono affascinato da tutte le forme di comunicazione, per cui tengo gli occhi aperti…

Mario Di Marzio

© Riproduzione riservata