Marta Bonafoni Consigliera Regione Lazio

Marta Bonafoni Consigliera Regione Lazio

Un’emergenza sanitaria di queste proporzioni e la connessa crisi economica e sociale di cui vedremo gli effetti ancora per mesi, richiede metri di giudizio nuovi per giudicare anche l’operato dei governi

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Abbiamo il piacere di intervistare la consigliera regionale Marta Bonafoni; con lei parleremo delle problematiche che sta vivendo la nostra città, ma anche della nostra Nazione.

Come prima domanda le chiedo una breve presentazione per i nostri lettori.

Sono consigliera regionale ormai da due legislature. Nel 2013, entrai alla Pisana nel listino Zingaretti che scelse, per la prima volta dall’esistenza di quello strumento, di nominare 10 esponenti della società civile nella sua squadra. Io ero (e resto) una giornalista, allora dirigevo l’emittente romana di informazione indipendente Radio Popolare Roma e il Presidente decise di scommettere su di me e sul mio radicamento territoriale. Abolito il listino, nel 2018 mi sono candidata nella sua Lista Civica e risultando la prima degli eletti oggi sono capogruppo. Sono in commissione politiche sociali e salute e in commissione lavoro, diritto allo studio, politiche giovanili, formazione e pari opportunità. Mi occupo, inoltre, di ambiente e di cultura. Giro tantissimo ogni volta che posso (in questo periodo recupero con le varie piattaforme in webinar) perché credo che la politica sia curiosità, incontro e conoscenza.

Mattia Roperto, 14 anni, è stato travolto qualche giorno fa all’Infernetto, quartiere residenziale a pochi chilometri da Ostia, mentre attraversava con gli amici sulle strisce pedonali di via Cilea. Il termine del lockdown ha permesso ai giovani di tornare a drogarsi e ubriacarsi, prendere un’auto e sentirsi di nuovo padroni e a commettere dei reati gravissimi; perché questi ragazzi non seguono le regole? Come risponde la Regione Lazio?

Io non credo che dobbiamo criminalizzare i ragazzi e le ragazze. Anzi, credo che proprio gli adolescenti abbiano dato una grande prova di resistenza e di resilienza durante un periodo difficilissimo che ha stravolto le loro vite, le abitudini, le certezze di cui vive un teenager. Parlo per esperienza diretta, avendo un figlio alla soglia dei 17 anni; in questi mesi ho visto in lui un grande senso di responsabilità, una consapevolezza perfino sorprendente rispetto alla necessità di rispettare le regole. I comportamenti devianti purtroppo sono sempre esistiti (basti pensare che in Italia ogni anno muoiono 9 persone al giorno in incidenti stradali, spesso per uso eccessivo di sostanze), la politica e le istituzioni devono fornire ai giovani un modello di società in grado di includerli e renderli protagonisti, fatto di diritto all’istruzione e spazi per la cultura, sport e condivisione. Come Regione Lazio siamo, infine, all’avanguardia sui servizi che puntano a prevenire le dipendenze e a ridurre i danni da alcol e droghe. Dobbiamo insistere su questa strada e investire pensiero e risorse sulle generazioni in formazione.

Le immagini satellitari che mostrano un'impennata del numero dei veicoli fuori dai principali ospedali di Wuhan lo scorso inverno, suggeriscono che il coronavirus potrebbe essere stato presente ed essersi diffuso in città mesi prima che le autorità riconoscessero la malattia. Come ha vissuto la sua pandemia?

Come tutti sono rimasta travolta, letteralmente scioccata, da quanto ci è capitato. Vivevamo in una società che si credeva onnipotente, che aveva perso ogni senso del limite o, per dirla con Papa Bergoglio, “ci credevamo sani in un mondo malato”. La pandemia mi ha insegnato a ridare ordine alle mie priorità, individuali e politiche. Ed è stata per noi tutti uno specchio impietoso e allo stesso tempo preziosissimo. Ci ha fatto vedere uno per uno i vizi e i ritardi del nostro sistema, le nostre fragilità, ciò che va corretto e ciò che va potenziato. Trovo inaccettabile chi dice “il coronavirus è stata una opportunità”, mi sembra che in questa frase non ci sia rispetto e compassione per le migliaia di vite inghiottite negli ospedali, per quelle famiglie che non hanno potuto salutare i propri cari per l’ultima volta, per il mondo delle professioni sanitarie che ha vissuto tre mesi letteralmente in trincea mettendo a repentaglio la propria salute. Ma Covid19 è stato un “evidenziatore”, questo possiamo dircelo; di quanto poco normale fosse la nostra normalità, di quanto stringa il tempo per produrre un cambiamento, nel segno della sostenibilità ambientale e sociale.

«C’è un pezzo di Stato che rema contro le riforme e contro il governo». Mentre organizza senza sosta gli Stati generali dell’economia, Giuseppe Conte si lamenta dei ritardi dei ministeri, degli ostacoli frapposti ai pareri che ha chiesto, delle resistenze molteplici che sta incontrando il suo decreto legge su semplificazioni, appalti e infrastrutture. Cosa pensa dell’operato del Presidente del Consiglio sulla questione “pandemica “ in Italia?

Credo che il presidente del consiglio Giuseppe Conte e il governo tutto si siano trovati di fronte a una situazione di una complessità inaudita, la più grande crisi dal Secondo Dopoguerra. Un’emergenza sanitaria di queste proporzioni e la connessa crisi economica e sociale di cui vedremo gli effetti ancora per mesi, richiede metri di giudizio nuovi per giudicare anche l’operato dei governi. Complessivamente le misure messe in campo da Palazzo Chigi mi sono parse tempestive e mi paiono importanti; certo rimane il grande tema della distanza tra le scelte fatte e l’esigibilità delle stesse. Penso ai crediti bancari o ai fondi della cassa integrazione stanziati dall’esecutivo, ma ancora non arrivati nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori. In Italia c’è un sistema della Pubblica Amministrazione, vessato tra l’altro da decenni di disinvestimenti in risorse e formazione, che va completamente ripensato e c’è una sburocratizzazione da agire non nel nome dei “furbetti” ma dei diritti e della risposta ai bisogni delle persone. Questo è il grande lavoro da fare di qui in avanti, accanto all’altra grande sfida che ci si para di fronte: i 170 miliardi di euro che dal recovery fund arriveranno dall’Europa all’Italia avranno bisogno di tutta la nostra credibilità per essere spesi tutti e bene. Non possiamo fallire una prova così importante, un’occasione storica unica che ci aggancia al futuro.

L'andamento dell'epidemia in Italia è in costante discesa, ma ancora si registrano centinaia di casi, soprattutto in Lombardia. Non si possono considerare esattamente tutte «nuove infezioni», piuttosto si tratta di nuove diagnosi. Tracciando un identikit delle segnalazioni, scopriamo che i nuovi contagi sono rarissimi; quali sono le attività produttive da rilanciare sul nostro territorio, della Regione Lazio in particolare?

Dopo una prima fase di ristoro delle attività bruscamente interrotte dal lockdown (che non possiamo giudicare ancora conclusa e che quindi va accompagnata e monitorata), occorrerà rilanciare la nostra economia giocando su pochi chiari assi di sviluppo che dovranno rilanciare l’intero sistema Lazio: riconversione ambientale, digitalizzazione, welfare, territorio, sostenibilità, ridistribuzione delle opportunità. In questo senso il presidente Zingaretti e il vicepresidente Leodori hanno dato vita a un laboratorio di studio e di azione, il Lazio Lab, che sarà fondamentale sia per uscire dalla fase dell’emergenza, sia per programmare i fondi europei 2021-2027, sia infine per immaginare il Lazio del futuro. Occorre ridare respiro e visione al Lazio, non usciamo dalla pandemia mettendo delle toppe ai buchi che il virus ha solo divaricato, ne usciamo se siamo in grado di puntare contemporaneamente al brevissimo e al lungo periodo, alle risposte immediate e all’orizzonte lungo.

Qual è la sua opinione sui prodotti enogastronomici e turistici della nostra regione?

E’ chiaro che uno dei settori su cui puntare per la ripartenza è proprio quello del turismo, che nel Lazio vive strettamente connesso all’eccellenza dei nostri prodotti enogastronomici. In questo senso, però, le due questioni hanno avuto contraccolpi molto diversi dopo il lockdown; il turismo è il primo settore ad essersi fermato e sarà l’ultimo a ripartire a pieno regime, l’enogastronomia ha vissuto momenti di rinnovata attenzione rappresentati dalla riscoperta dei negozi di vicinato, del km zero, del cibo sano e in molti casi addirittura fatto in casa. Bisognerà far tesoro dei nuovi stili di vita e di consumo emersi durante la quarantena, connettere il settore food con quello turistico in maniera sempre più efficace. “Vendere” sul mercato di un turismo sostenibile e fortificato l’identità del Lazio, che è terra di luoghi meravigliosi e di sapori famosi in tutto il mondo.

Sui costi del rientro a scuola a settembre ognuno ha le sue cifre. E tutte hanno un punto in comune: sono molto più alte di quelle promesse dal governo. Il ministero dell'Istruzione ha stanziato 331 milioni per acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Cosa ne pensa della scuola moderna, interattiva? Prova nostalgia per la sua “maturità”? Altri tempi, altri ricordi indelebili della sua vita?

Iniziamo con il dire che durante Covid19 non siamo stati all’altezza del tema fondamentale della scuola. Ancora oggi ci sembra incerta la ripartenza di settembre, nei tempi e nei modi; in ogni caso si è iniziato a ragionare tardi sulla messa in sicurezza degli studenti, degli insegnati e dei loro percorsi di conoscenza. La didattica a distanza, la cosiddetta DAD, va considerata uno strumento emergenziale di intervento non una misura strutturale da adottare nel futuro, per due ordini di ragioni. Intanto perché la scuola non è solo ciò che studio, le nozioni che apprendo, ma è relazione, scambio, comunità di affetti, e questo è vero per i grandi e ancor più indispensabile per i più piccoli. In seconda battuta la DAD ha ancor di più divaricato le disuguaglianze che permangono anche tra gli studenti e le studentesse: il 42% dei minori vive in case sovraffollate, 1 su 3 non ha accesso a un computer. Numeri che vanno ad aggiungersi a quelli di una già pesante povertà educativa che colpisce le periferie geografiche e sociali dei nostri territori. Sulla scuola occorre cambiare rotta, non da ieri, dopo decenni di disinvestimenti e “cattivi dibattiti” su un’agenzia formativa che è allo stesso tempo anche architrave del futuro di un Paese. L’anno ormai si chiude così, con un esame di maturità rimasto sospeso fino all’ultimo e che ora si svolgerà in presenza ma unicamente con una prova orale. In bocca al lupo di cuore a tutte quelle ragazze e a quei ragazzi che lo affronteranno tra qualche giorno; sarà un giorno memorabile, uno di quelli che ti porti dietro nella vita. Per me è stato così, un passaggio verso un’altra dimensione della mia esistenza.

Da una parte la movida, da un'altra gli ultrà, i sit-in, le manifestazioni di protesta. Due situazione ben diverse da gestire per le forze dell'ordine che devono fare i conti, nel primo caso, con riaperture massicce e nessuno scaglionamento degli orari. Nel secondo caso, con questioni di ordine pubblico, che richiedono interventi ben diversi. Cosa pensa della manifestazione al Circo Massimo e degli assembramenti dei ragazzi in giro per la città? La figura dell’assistente civico può essere una soluzione? Perché mai una figura del genere così importante non deve avere nessun compenso?

Il ritorno graduale alla convivenza e all’avvicinamento anche fisico è un processo che va gestito e vissuto con grandissima responsabilità. Il contagio non è finito, la curva si sta abbassando finalmente e questo non può che farci tirare un sospiro di sollievo, senza però farci abbassare la guardia; finché non verrà trovato e distribuito il vaccino contro il virus non saremo al riparo da una nuova crisi sanitaria. Per questo penso tutto il male possibile della manifestazione al Circo Massimo, dove non sono state mantenute le distanze di sicurezza, dove si è creato un assembramento che andava in ogni modo evitato. Dove peraltro c’è stata anche un’ostentazione di violenza condannabile sempre, non solo in tempi di Fase 2. Altro discorso merita la cosiddetta movida, gli assembramenti fuori dai locali delle strade di Roma. Non penso in quel caso che la figura dell’assistente civico, peraltro mi pare archiviata dal governo piuttosto in fretta, potesse essere la soluzione. Ancora una volta occorre scommettere su una società “adulta”, in questo caso anche se in età giovane, e sul rispetto delle regole da parte sia dei gestori dei locali che degli avventori. Informare, rendere consapevoli, controllare e nel caso di violazione delle norme comminare una sanzione adeguata.

Una suggestione o, secondo altri, addirittura qualcosa di più concreto. Ma se ne parla, eccome se se ne parla. L'idea è di quelle che però già fanno discutere: candidare Claudio Lotito, presidente della Lazio, a sindaco di Roma. La tentazione ha fatto capolino nei pensieri del centrodestra romano, impegnato a scegliere il candidato migliore da contrapporre alla Sindaca Raggi, che proprio in questi giorni sembra impegnata a far partire la corsa bis al Campidoglio. Che qualità deve avere il sindaco della capitale? La Raggi merita un secondo mandato? La soffiata rimbalza da Roma. La Lega vuole Massimo Giletti candidato sindaco a Torino. Potrebbe essere il volto de La7, giornalista e imprenditore del tessile, a trainare la coalizione di centrodestra alla vittoria di Palazzo Civico nel 2021. Il movimento 5 stelle rischia di perdere quel potere conquistato per anni per l’incapacità di saper governare ?

Sulle elezioni a Roma del prossimo anno credo non dobbiamo farci distrarre da totonomi e sondaggi preconfezionati, escamotage peraltro buoni per ogni stagione. Credo invece che dovremmo tutti responsabilmente pensare ai mesi che ci avvicinano alle urne nella Capitale con sguardo nuovo, all’altezza della sfida per la città. Roma è ormai fiaccata da anni di pesanti turbolenze e non-governo (su questo per quanto mi riguarda il giudizio fallimentare sull’esperienza Raggi è senza appello, tuttavia la Capitale non è soltanto da cinque anni che soffre di una guida inadeguata), piegata da disuguaglianze che si sono fatte ancora più acute durante la crisi del coronavirus. Occorre rianimare un dibattito che guardi non solo al 2021 ma al futuro dei prossimi trent’anni della città, che la rimetta al centro di uno scacchiere internazionale, che la ponga all’avanguardia tra le città protagoniste di una riconversione ecologica e sociale, che sappia far tesoro delle molte forze civiche e associative che esistono e resistono, a volte nell’indifferenza delle istituzioni. A Roma serve con urgenza non un nome, ma un progetto, al quale affiancare una squadra ampia, appassionata e competente, e poi certo anche una figura, un uomo o una donna, in grado di incarnare tutto questo. Per quanto ci riguarda, con Pop-Idee in Movimento l’associazione che presiedo, stiamo per lanciare un appello per Roma che parta proprio da qui, dal nostro amore sviscerato per la nostra città.

E' indagata per riciclaggio Irene Pivetti, assieme ad altre cinque persone, nell'inchiesta milanese che, oggi, ha portato la Guardia di Finanza a perquisire la sua abitazione a Milano e alcune sue società. L'indagine vede al centro operazioni di import-export con la Cina da parte di società riconducibili all'ex presidente della Camera. l

Lei è una garantista oppure prima di colpevolizzare qualcuno, bisogna attendere il verdetto di un tribunale ?

Io sono cresciuta in un ambiente garantista, non di quelli a corrente alternata per cui si grida contro il giustizialismo solo quando conviene alla propria parte. Io sono garantista sempre anche perché non dimentico che il nostro sistema si basa sul principio di presunzione d’innocenza, e non su quello di colpevolezza come troppo spesso suggerisce il dibattito pubblico. Lei poi mi fa un esempio in particolare, legato all’acquisto dei DPI (le mascherine) durante la fase più acuta della pandemia; non entro nel merito dell’inchiesta, anche perché c’è una procura al lavoro ed è appunto compito dei magistrati e non della politica accertare la verità. Mi limito però a proporre qui una considerazione: a un certo punto, subito dopo lo scoppio della pandemia, intorno ai dispositivi di sicurezza si è scatenata una vera e propria guerra commerciale internazionale, che non ha risparmiato colpi a nessuno e dentro la quale si sono sicuramente infilati anche personaggi poco raccomandabili. E’ un altro segnale che ci ha mandato il virus: il mercato italiano così come quello europeo non erano preparati alla crisi, non l’hanno vista arrivare anche se da anni ormai sapevamo che le pandemie avrebbero subito un’accelerazione anche nelle società cosiddette ricche. Riorientare la produzione interna è un altro dei “compiti a casa” che ci lascia il virus.

Le piace la politica “urlata“?

Per niente, non mi piacciono proprio le urla. La politica poi credo che dovrebbe essere l’arte dell’ascolto e del confronto, tutto il contrario della parole strillate uno sopra l’altro. Pensi che generalmente evito anche di usare l’espressione “polemica politica”, mi sembra che nasconda un artificio, un pretesto, come se avessi bisogno di dire qualcosa in realtà per colpire qualcuno. La politica per me può essere scontro, anche aspro, ma sempre nel rispetto degli altri.

Ringrazia qualcuno per la sua carriera e gli obiettivi prefissati e, soprattutto, mantenuti a livello politico?

Ringrazio sicuramente il presidente Nicola Zingaretti e chi, con lui, all’inizio ha creduto in me, scommettendo su una figura fuori dalle appartenenze partitiche. Poi ringrazio la mia squadra di collaboratori e collaboratrici, un gruppo di lavoro straordinario senza il quale non muoverei un passo. Infine ringrazio le moltissime donne con le quali lavoro fuori dalle stanze della Regione; con loro, donne del mondo del lavoro e delle cooperative, della politica e della società, dei centri antiviolenza e dei servizi sociali, mantengo un legame di confronto e scambio costante. Sono la mia bussola e il mio ristoro, in un mondo della politica ancora troppo dettato da tempi e modi muscolari, molto maschili.

Progetti per il futuro?

I progetti sono sempre tantissimi, purtroppo sin da quando ero una bambina la mia testa funziona così, non si ferma mai. Di Roma le ho detto, provare a gettare un sasso di contenuti nello stagno di posizionamenti che ancora vedo intorno a noi. Poi mi piacerebbe rilanciare il protagonismo delle forze civiche della nostra Regione, esperienze straordinarie di donne e uomini dei nostri territori che lavorano dentro l’alveo del centrosinistra senza ancora riconoscersi in nessuno dei partiti di questo schieramento. Sono amministratrici e amministratori straordinari, che dobbiamo sempre di più far sentire parte di una squadra, protagonisti del cammino del Lazio nel futuro.

Cosa pensa della tv di adesso?

Posso essere sincera fino in fondo? Io non guardo la televisione ormai da tanto tempo, fatti salvi i telegiornali della sera. Non è un giudizio il mio, è solo una scelta di vita; preferisco vedere un bel film insieme a mio figlio o leggere un romanzo prima di spegnere la luce la sera. Tanto, ormai, l’interconnessione funziona così: le cose migliori, e anche le peggiori, rimbalzano sicuramente sulla rete dunque non mi perdo nulla di ciò che di importante accade sul piccolo schermo. Non mi togliete la radio, però, quella è la mia seconda pelle. A cominciare dalla mattina presto quando corro nel parco con la rassegna stampa in cuffia e attraverso le notizie comincio a prefigurare che giornata sarà. E’ la mia sveglia ormai da più di venti anni, preziosa e irrinunciabile.

Michele Stentella

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