Intervista Ad Alessia Gatta, Codirettrice Artistica Di BrancaccioDanza. Di Flaminio Boni

Intervista Ad Alessia Gatta, Codirettrice Artistica Di BrancaccioDanza. Di Flaminio Boni

Classe 1974, Alessia Gatta inizia a presentare le sue creazioni negli anni zero con la [Ritmi Sotterranei] contemporary dance company che tuttora dirige

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Gatta, prima di focalizzare totalmente la sua attenzione verso la carriera di regista e coreografa, si dedica agli studi della danza classica, contemporanea e hip hop con i maggiori interpreti del panorama internazionale viaggiando in tutta Europa e negli States, successivamente danza nella DaCruDanceCompany e parallelamente porta avanti i suoi studi universitari di architettura.

Ottiene negli anni numerosi riconoscimenti importanti.

Il 2008 è l’anno che segna l’inizio del suo portfolio personale di opere teatrali per la compagnia con la quale e’ ospite in teatri e festival internazionali affascinando non solo il pubblico italiano ma anche le platee di Francia, Belgio, Danimarca, Korea del sud e Cina.

Attualmente, oltre all’attività costante con la compagnia, è direttrice artistica del centro per lo studio e la ricerca della danza contemporanea [MATRICE] N con doppia sede (Alatri e Roma) e coordinatrice della stagione danza del teatro Spazio Diamante di Roma.

Recentemente, Alessia riveste il ruolo di direttrice artistica, insieme ad Alessandro Rende, di BrancaccioDanza, realtà emergente nel panorama della formazione, nata dalla volontà di Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio.


Alessia, come è nato il progetto di BrancaccioDanza e come è avvenuto l’incontro con Alessandro Longobardi?


BrancaccioDanza nasce dalla volontà di Alessandro Longobardi di aprirsi alla formazione e alla ricerca della danza, in uno spazio, al centro di Roma e immerso nel verde, che sappia valorizzare il benessere dei giovani, aspiranti danzatori e danzatrici, e la loro formazione. Su questo presupposto si fonda la doppia direzione artistica affidata ad Alessandro Rende, docente di danza classica e danzatore del Teatro dell’Opera di Roma e a me, coreografa della [RITMI SOTTERRANEI] contemporary dance company e docente internazionale.

L’incontro con Longobardi è avvenuto nel 2017 grazie al Premio InDivenire, Festival di Teatro e Danza curato da Giampiero Cicciò e voluto fortemente dallo stesso Longobardi. In quell’anno, mi fu assegnato il premio come miglior progetto danza per la mia creazione 8x8=64 e Longobardi mi propose di occuparmi del coordinamento della stagione danza di Spazio Diamante e di avviare una collaborazione per una serie di progetti futuri dedicati alla danza, come BrancaccioDanza.


Quale è la missione di BrancaccioDanza?


Tecnica, versatilità, nuovi linguaggi, socializzazione, benessere psico/fisico e sensibilizzazione alla cultura sono gli obiettivi principali per le nuove generazioni del BrancaccioDanza. La formazione, l’innovazione, la ricerca e la produzione sono il focus da cui siamo partiti per questo grande contenitore.


Brevemente, come si articoleranno i corsi e chi saranno gli insegnanti? Da quale background proverranno?


La formazione è articolata su più livelli e diversificata nei programmi e negli intenti. La scuola, fino ai 18 anni, offre programmi e corsi differenti per disciplina e intensità: danza baby, propedeutica, modern e break dance per adolescenti seguiti dai docenti Laura Rea, Marta Zampetti e Alessandro Plos, fino ad arrivare a un ciclo di studi di otto anni, indirizzo classico e contemporaneo, che offra ai giovani una formazione adeguata per inserirsi in ambito lavorativo o per proseguire gli studi nel triennio professionale, tutto ciò è affidato ai docenti Alessia Barberini, Paola Scelzo, Vanessa Guidolin, Dana Lozada Cortez e Greta Martucci. Dai 18 ai 24 anni la scuola offre il percorso professionale W.O.M. ( where opposites meet) che ha come interesse quello della ricerca e della sperimentazione, oltre che la volontà di avere uno sguardo verso l’intersezione e lo scambio di differenti linguaggi. I docenti del triennio professionale sono Alessandro Rende, Stefania Di Cosmo, Clarissa Mucci, Alessia Barberini, Augusto Paganini, Ludovic Party, Alessia Gatta, Marco Angelilli, Silvia Marti, Gianni Eligiano, Daniele Toti, Dino Scuderi.

Il corpo docenti del BrancaccioDanza si caratterizza per una predisposizione allo scambio reciproco e al dialogo tra i linguaggi. I differenti background di provenienza, dal balletto classico alla danza contemporanea, al teatro danza, alla house dance, alla break dance, sono il punto di forza del nostro progetto che non vede nelle differenze di stili e di tecniche un limite ma certamente un valore aggiunto da restituire allo studente, attraverso un percorso ricco di esperienza, tecnica e senso artistico.


Quale sarà l’approccio metodologico di BrancaccioDanza?


Il Brancaccio Danza vuole immergere lo studente all’interno di un incubatore di stimoli che contribuisca sia allo sviluppo di un proprio processo creativo, attraverso l’individuazione di materiali individuali, sia alla capacità di relazione con altri danzatori. Incoraggiare gli studenti a pensare, ricercare, comunicare e confrontarsi, sviluppando una mente aperta e un atteggiamento positive, sono i punti chiave intorno a cui ruotano le diverse offerte formative.

Oltre alle caratteristiche fondamentali di base, parlando soprattutto del corso triennale, W.O.M. - where opposites meet, cosa cercate negli aspiranti allievi?


Prerogative necessarie per sposare la filosofia del BrancaccioDanza sono senz’altro la volontà di mettersi in gioco, la capacità di confrontarsi con gli altri studenti e il corpo docenti, essere versatili e disposti a vivere la danza in maniera trasversale. Essere interessati all’arte, alla musica, alla moda, all’architettura, allo spazio urbano, all'illuminotecnica, alla scenografia, alla tecnologia, al cinema, al teatro e quindi a tutto ciò che inevitabilmente fa parte della danza in senso esperienziale. Comprendere che la danza è composta da queste molteplici sfaccettature e non dal solo movimento.


Quali saranno gli sbocchi futuri per gli allievi? Avete già stretto collaborazioni con Produzioni o altre realtà professionali per l’inserimento nel mondo del lavoro dei costi allievi?


Gli sbocchi futuri possono essere differenti. I danzatori formati nel BrancaccioDanza avranno la possibilità, grazie ai programmi diversificati, di intraprendere carriere sia in compagnie professionali di danza sia di teatro danza. Potranno avere spazio in ambiti di video danza, video clip musicali, arti performative e trasmissioni televisive nonché intraprendere un percorso autoriale.

Siamo una nuovissima scuola per cui ci prenderemo il nostro tempo per creare situazioni e far maturare possibilità, ma abbiamo già stabilito che gli allievi più meritevoli saranno da subito presi in considerazione per produzioni del Teatro Brancaccio e per i progetti speciali con docenti residenti. Verrà data, inoltre, agli allievi la possibilità di stare a stretto contatto con coreografi internazionali ospiti; i quali potranno offrire allo studente eventuali borse di studio e contratti di lavoro.

L’obiettivo della BrancaccioDanza è creare possibilità e lasciare libero lo studente di prendere la propria strada il prima possibile.

I progetti in cantiere, quindi, per i nostri studenti sono molti, un altro tra questi la formazione di una compagnia professionale del BrancaccioDanza con produzioni che abbiano un taglio conforme ai programmi della scuola. La volontà preponderante risiede nel creare nuove visioni, stimolare linguaggi inediti attraverso l’inconsueta esplorazione di molteplici nozioni, approfondire la ricerca con consapevolezza e conoscenza per creare un’identità nuova e fortemente riconoscibile in Italia e all’estero.


In uno scenario così ricco già di scuole e accademie, perché un aspirante danzatore dovrebbe scegliere BrancaccioDanza? Cosa vi distingue e vi valorizza?


Ho abbondantemente illustrato programmi, corpo docenti, intenti e sbocchi del Brancaccio Danza. Mi concentrerei piuttosto sul concetto di “luogo” e su quanto, la maniera di “abitarlo”, ci renda migliori, al fine di migliorare l’universo.

BrancaccioDanza significa entrare in un ambiente sano, respirare il profumo del teatro, incontrare tutti i giorni persone che animano il mondo dello spettacolo, dagli artisti, ai tecnici della luce e del suono, dai macchinisti ai costumisti e scenografi, dai musicisti ai produttori, da chi lavora negli uffici amministrativi alla ditta per le pulizie, dal giardiniere al barista. Al BrancaccioDanza, gli studenti condivideranno spazi e pensieri con coloro che hanno l’obiettivo di vivere di e per il teatro. Studiare danza e continuare a vivere tra le persone che la abitano è un aspetto fondamentale. Il Teatro Brancaccio vanta una storia antichissima ed è a mio avviso uno dei teatri più belli e ben curati del panorama romano. I luoghi che ospitano le attività sono uno dei fiori all’occhiello del progetto. Vivere la danza in uno spazio sano, dove la natura incontra l’architettura significa vivere la danza diversamente. Credo che gli allievi che sceglieranno BrancaccioDanza saranno allievi fortunati anche per questo motivo. In Italia sono pochi i centri di formazione che nascono nei teatri. Ringrazio Alessandro Longobardi per averci dato questa preziosa possibilità e per la sua innata attitudine a restituire alla città alcune delle tante bellezze che essa nasconde.


Come insegnare e praticare la danza oggi in piena pandemia da Covid19?


Praticare la danza in questo momento storico non è di certo semplice ma neanche impossibile. Bisogna cambiare abitudini e perlustrare un’alterazione della nostra traiettoria. Bisogna rispettare più regole ed essere più responsabili per il prossimo e per sé stessi. La danza è fatta di socializzazione, di contatto, di abbracci, la danza è prendersi per mano, è davvero tutto il contrario di quello che oggi ci viene suggerito di fare ma questa pratica, necessaria, può anche suggerire altri impulsi in grado di ampliare le nostre visioni o semplicemente evolverle. Ciò nonostante sono fiduciosa che presto, i nostri corpi, torneranno a interagire con la libertà di sempre.

Come difendere il valore dell’Arte in questo momento in cui la cultura e l’arte per chi ci governa non sembrano essere delle priorità?


L’italia detiene il prestigio di aver creato nei secoli almeno il 50% dell’arte esistente in tutto il mondo. L’Arte è un tratto genetico della Cultura Italiana. È uno sguardo filtrato da una continua ricerca della bellezza eppure spesso - come ora -, la cultura, viene trascurata. Senza aprire polemiche profonde mi sento di dire che la più grande arma che abbiamo è la conoscenza, la consapevolezza e la possibilità di formare giovani consapevoli e colti in grado di ritrovare la giusta strada e dare valore a qualcosa che è già insito nel nostro DNA.


Di quale aiuto e provvedimenti avrebbero bisogno le Scuole di formazione/Accademie/Scuole di Teatro da parte dello Stato?


L’italia pullula di piccole, piccolissime, medie e grandi scuole. Purtroppo, però, parlando del nostro bel Paese, è ovvio che la proporzione tra la quantità di danzatori e l’offerta di lavoro non sia equilibrata. Credo fortemente che ci sia la necessità di una maggiore onestà intellettuale da parte di chi insegna ma, ancor più importante, da parte dello Stato urge la necessità a mio avviso di “regolamentare” la crescita di un docente di un coreografo e di un danzatore come avviene in grandi centri di produzione e formazione europei.

Purtroppo ci sono molti luoghi comuni che circondano la figura dell’artista. Il fatto che il bene che produce non sia vitale o comunque indispensabile per i fruitori, ma sia invece legato ai loro momenti di svago, non significa che si tratti di un lavoro più facile e meno dignitoso di altri. Per un un danzatore… ma in generale, per tutti coloro che operano nello spettacolo dal vivo, quello che svolgono è un LAVORO per il quale hanno sacrificato anni di studio, per il quale continuano a tenersi aggiornati, ad allenarsi e sul quale hanno costruito -con inesorabile precarietà- il futuro loro e delle loro famiglie. Dunque credo che le scuole come le Accademie necessitino di regole, di sostegni per un continuo rinnovamento -per rimanere al passo con i tempi e difendere la propria identità culturale- e di avere accesso ad una rete “reale” che dia la possibilità ai danzatori di restare in Italia con dignità, perché è innegabile che molti dei nostri migliori interpreti -danzatori, performer, attori- si trovano all’estero perché il loro lavoro è altamente rispettato e perché possono vivere una vita dignitosa con stipendi adeguati.



Pensi che la situazione sanitaria attuale possa scoraggiare gli allievi (o i loro genitori per i minorenni) a iscriversi?


Credo sia comprensibile la preoccupazione dei genitori ma credo anche sia necessaria una ripartenza del nostro settore. Sono sicura che tutte le scuole di danza e accademie private -e non- stiano facendo il possibile per garantire lo svolgimento delle lezioni in sicurezza facendo anche dei grandi sforzi economici. Ci sono strutture chiuse dal mese di Marzo che probabilmente neanche riusciranno ad aprire, molte che lo faranno ma con affanno e incertezza. Le scuole di danza non sono luoghi meno sicuri di bar, ristoranti, spiagge o scuole dell’istruzione. La danza è disciplina, è rigore prima di essere un’arte e per questo motivo sia gli allievi, che i docenti, ma anche gli stessi danzatori professionisti con responsabilità saranno in grado di affrontare questa emergenza sanitaria come ci viene chiesto di fare.


A proposito di te ho letto:

“Confrontarsi con l’immaginario di Alessia Gatta significa avvertire una relazione completamente nuova tra spazio e corpo.” Cosa significa?


In questo periodo ancor più ho riflettuto sulla relazione tra spazio e corpo. Il lockdown, il distanziamento sociale, il concetto di limite fisico sono stati inevitabilmente temi affrontati da chiunque nel quotidiano. E ci si rende conto di quanto la danza, tutti i giorni, sia influenzata dallo spazio che la ospita e dai corpi che la nutrono. Sono sempre stata affascinata dalla danza fatta in funzione del suo spazio -che sia uno spazio teatrale o museale e urbano. Ho realizzato molti lavori outdoor di danza urbana, performance e creazioni in ambientazioni naturali piuttosto che in ambiti della moda o in musei. I miei studi di Architettura e la grande passione che ho per questa disciplina non mi permettono di prescindere una danza dal suo spazio. L'architettura è la disciplina che ha come scopo l'organizzazione dello spazio a qualsiasi scala, ma principalmente quella in cui vive l'essere umano. La mia danza è l’indagine costante tra l’architettura e l’essere umano in movimento; la disciplina che ha come scopo l'organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano in movimento, danzante.

Flaminio Boni 

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