CORRERE PER VINCERE

CORRERE PER VINCERE

Nel cambiamento improvviso la forza aumenta da dentro e si può trovare anche chi ci aiuta. Uberta Paoluzzi e Fondazione Umberto Veronesi ne sono la dimostrazione

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Si nasce, si cresce. Si costruisce un percorso. Nel quotidiano si attraversa la strada, ogni giorno uguale eppure ogni giorno nuova.

Si va avanti, passo per passo, metro per metro. Avanti, sempre avanti.

Si cammina e poi, a volte, si inciampa e si cade giù, sempre più giù trovandosi faccia a faccia con la “novità”. Non era stato calcolato, eh? Perché poi, alla fine, come è potuto essere che non era stata calcolata quella buca? Scatta in quel momento, in quel preciso istante un meccanismo di autodifesa dettato dal principio di sopravvivenza: semplicemente “forza”, una così grande da non saperne l’esistenza “prima”, prima di quella notizia, prima di quella caduta, prima di.

Tutto, improvvisamente cambia, e non c’è più tempo di perdere tempo, se non costruirne uno nuovo, mentre sfidiamo negli occhi “il nemico”, a volte semplicemente “il cancro”.


Uberta Paoluzzi è la testimonianza di tante persone, di tante donne cadute a terra per un cancro al seno, ma rialzatasi con determinazione e coraggio contro una battaglia che è riuscita a vincere a testa alta e dalla quale ha raccolto dei “fiori rosa” da poter condividere soltanto curando e facendo crescere il suo amore nei confronti della vita. Come? Tra le tante motivazioni correndo. Esattamente. Nella corsa, all’interno del contesto del running, insieme al team delle allenatrici Alessia Manfredelli e Antonella Garone, Uberta ha trovato la sua nuova dimensione, le sue nuove gambe veloci verso un obiettivo. Partecipa alla staffetta Pink per raggiungere i 21 km e devolvendo e, insieme alle sue amiche-corritrici, decidono di devolvere il tutto alla raccolta fondi per la ricerca, mediante Rete del Dono..


Uberta oggi corre, corre ancora. Splende più che mai e ringrazia il cemento per ogni suo passo.

Corre con il running team di Roma, del progetto Pink is Good di Fondazione Umberto Veronesi, team allenato da due donne FIDAL, Alessia e Antonella




Contiamo sempre numeri, case, persone, distanze, enormi distanze. Quanto, però, riusciamo a fare i conti con noi stessi, con il nostro passato, con le nostre forze?


Non è facile fare i conti con noi stessi, con le paure e con le debolezze, ci vuole una grande determinazione e una immensa volontà, a volte si tentenna, si pensa di non farcela ma poi si guarda avanti, si trova la forza nello sguardo dei propri figli e delle persone che ci amano.




Uberta prima di “cadere”. C’è sempre un “prima di”. Ricordi la tua vita precedente a questa nuova?

Certo, ero sicuramente molto meno felice, è incredibile a dirsi ma come sempre si apprezza tutto di più quando si rischia di perderlo. Vedo tutto molto più rosa oggi.



Il corpo. È un ambiente che ci accoglie e ci adattiamo a questo fin dalla nostra genesi. Cosa accade, però, quando improvvisamente cambia?

I cambiamenti non sono mai facili, le cicatrici vanno metabolizzate, all’inizio ti sembra che sia impossibile che tutto possa tornare come prima, ma poi con pazienza e amore tutto si sistema, soprattutto se hai accanto un uomo che le tue cicatrici le ama come ama te.



Rivendico il diritto di parlare apertamente della nostra malattia, che non è esibizionismo né un credersi invincibili, anzi: è un diritto a sentirsi umani. Anche fragili, ma forti nel reagire.

(Nadia Toffa)

Sei d’accordo con questa affermazione?

Sì. Parlare della nostra malattia aiuta, pensare che possa essere una forma di esibizionismo è pura follia, parlarne fa bene, il cancro non è contagioso, le persone devono impararlo. Si può dire questa parola, serve a farci pace.



A chi hai pensato nell’immediato appena avuto diagnosi?

A mia mamma Dhalma che purtroppo oggi non c’è più, ho avuto paura, un’immensa paura di dover passare lo stesso calvario, e poi ho pensato a mio figlio Leo che aveva solo 7 anni e sono stata terrorizzata dall’idea di lasciarlo.




Chi hai trovato quando hai vinto?


La mia famiglia, mio marito Niccolò che mi è sempre stato accanto, , le mie sorelle, che sono da sempre la mia forza più grande; siamo 4 sorelle e siamo sempre state l’una per l’altra una risorsa di forza energia e voglia di vivere, non avrei mai saputo come fare senza il loro amore.




Chi sono le Pink Ambassador?

Le mie sorelle rosa. Le mie sisters. Le pink ambassador sono le testimonial della Fondazione Umberto Veronesi che è ideatrice del progetto, sono donne che vogliono dimostrare che si può tornare ad essere più forti di prima facendo sport, correndo con altre donne che hanno avuto la stessa esperienza, correndo per dare un messaggio di speranza a tutte le donne che stanno giocando questa partita contro il cancro e gridando forte “Vinciamo noi”

Attraverso la pagina di crowdfunding di “Rete del Dono“ la fondazione ci ha permesso di raccogliere fondi per la ricerca che è la cosa in assoluto più importante per la lotta contro il tumore al seno.


Quale messaggio vuoi dare a tutte le persone che “inciampano”?

Alzatevi ragazze, sorridete mettete le scarpe da ginnastica e iniziate a correre che dopo pochi passi vi cresceranno le ali e riuscirete a volare come ho fatto io. Correte via dalla paura, lasciatela indietro e andate al traguardo.




Grazie Uberta.



Maria Francesca Stancapiano







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