Gianfranco Coppola: Presidente Unione Stampa Sportiva Italiana

Gianfranco Coppola: Presidente Unione Stampa Sportiva Italiana

È necessario che noi giornalisti esperti condividiamo coi giovani le nostre esperienze, perché l'associazione dev'essere presente per dare delle tutele sindacali, ma anche e soprattutto per aiutarli nella loro crescita professionale.

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Abbiamo intervistato per voi Gianfranco Coppola, caporedattore della sede Rai di Napoli e nuovo presidente dell'USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) dallo scorso mese di marzo. Coppola, che quest'anno compirà 60 anni, la maggior parte dei quali  dedicati al giornalismo in ogni sua forma, ha gentilmente accettato di confrontarsi riguardo la situazione attuale della professione in ambito sportivo, in particolare riguardo i problemi emersi nel delicato periodo che il nostro paese sta vivendo a causa della pandemia di Covid-19.

Buongiorno Gianfranco e grazie per aver trovato il tempo di concederci questa intervista. Ci può parlare della situazione attuale del giornalismo sportivo in Italia e cos’avete in progetto come USSI per andare incontro ai problemi che sta affrontando la categoria dei giornalisti?

In questo momento in Italia abbiamo una problematica duplice: da un lato abbiamo la restrizione di accessi agli impianti sportivi a causa delle disposizioni degli organi preposti in seguito all’emergenza Covid e dall’altra quella di accesso alle fonti, che già per sport come il calcio era problematico in precedenza.

Mi riferisco al discorso occupazionale: essendo stati bloccati tanti campionati, molti corrispondenti che lavoravano per i giornali o altri media non hanno più potuto scrivere riguardo ad argomenti come il calcio dilettantistico, con la Serie D che copre tutto il territorio italiano. Giusto per fare un esempio, abbiamo perso le corrispondenze capillari da paesi come Mondovì o Pantelleria.

Non parlo soltanto del guadagno in sé, ma anche di tutto quello che ne consegue, come la possibilità di essere ospite sulle TV private e quindi un impegno professionale che ha modo di potersi allargare. In molte nazioni, per compensare questo, sono stati dati dei ristori anche ai giornalisti, ma questo in Italia non è avvenuto e non mi pare che sia stato fatto un gran lavoro per le partite IVA.

A proposito di altre nazioni, in Francia l'UJSF (Union des Journalistes de Sports en France, omologo francese dell'USSI, ndr) ha un ruolo centrale nella vita dei giornalisti sportivi, compreso quello dell'assegnazione degli accrediti. Pensa che l'USSI potrà mai ambire ad un risultato di questo tipo nel nostro paese?

Noi abbiamo un protocollo d'intesa con tutte le leghe calcio, dalla Serie A fino ai dilettanti, così come con basket e pallavolo, nei quali abbiamo concordato le condizioni di lavoro per i giornalisti sportivi e le modalità di accredito e conferenza stampa. A fronte di situazioni come quelle della Serie D, che consente l'accesso con il semplice tesserino USSI senza la procedura di accredito, chiaramente riferendomi all'epoca pre-Covid, abbiamo una Serie A che disattende molto il protocollo concordato, in quanto non esistono sanzioni pecuniarie previste per chi non lo rispetta. Un esempio recente è quello del Napoli, col suo prolungato silenzio stampa in Serie A, che invece non può essere perpetrato nelle partite europee, per le quali la UEFA pretende che parli almeno il tecnico e un tesserato sia prima che dopo l'evento, pena il pagamento di una multa nel caso questo non avvenga.

Noi ci batteremo affinché la pratica del silenzio stampa venga ritenuta disdicevole anche nel nostro paese, dato che ormai i protagonisti del mondo dello sport e non solo tendono a parlare soltanto attraverso i loro profili social, senza alcun tipo di filtro; vogliamo inoltre far passare il messaggio che la stampa non ruba nulla a nessuno, bensì fa da tramite con l'utenza.

Parlando di protocolli, dato che ho modo di vivere la faccenda in prima persona in qualità di inviato negli stadi e di parlarne con altri colleghi che vivono la stessa situazione, c'è l'impressione generale che riguardo alle procedure di accredito in alcune società si sia radicato un sistema che oserei definire quasi "clientelare", dove in particolare ora con la scusa del Covid si è passati a concedere il posto sempre alle stesse persone, lasciando le altre a spartirsi le briciole degli eventi minori. Lei cosa pensa a riguardo?

La situazione è diventata abbastanza scomoda a vari livelli, con procedure di accredito che sono molto più semplici da gestire per i club, applicando dei criteri per ora non condivisi: non dico facciano una distinzione tra buoni e cattivi, ma poco ci manca. Il grosso problema riguarda i fotografi, ma soprattutto le conferenze post-partita, dove ormai i giornalisti sono costretti a mandare una domanda via whatsapp all'ufficio stampa della squadra, che sceglie se riferirla o meno al tecnico. È una cosa fuori da ogni logica del nostro mestiere, di cui lo stesso addetto stampa dovrebbe rendersi conto, in quanto parte della categoria.

Detto questo, la mia intenzione come presidente dell'USSI è di potermi presentare in Lega non nella veste di organo dispiaciuto o danneggiato, ma con le sinergie giuste e insieme a tutte le componenti del mondo del giornalismo sportivo, compreso l'Ordine dei giornalisti e che la stessa FIGC dica alle leghe che il loro spettacolo, il calcio, che è una passione popolare, non possa essere diviso in buoni e cattivi o peggio ancora in ricchi e poveri.

Ha nominato l'ODG: come sono i rapporti attuali tra i vostri organi? C'è già il tipo di sinergia che vi aspettate o c'è da ricostruire qualcosa?

Per fortuna non abbiamo nessun problema, né con l'Ordine, né con Federstampa. Tra l'altro l'ODG è presieduto da un collega di chiarissima matrice sportiva come Carlo Verna e ha avuto fino a qualche mese fa come segretario Guido d'Ubaldo, storico inviato del Corriere dello Sport sulla Roma, quindi gente che conosce i problemi del campo. La Federstampa da qualche tempo ci è anche più vicina col vice-segretario aggiunto Vittorio di Trapani che sta partecipando alle nostre riunioni: questo ci garantisce che col tempo agiremo sempre con maggiore forza data dall'unione di più componenti, perché se testa, braccia e gambe andassero ognuno per i fatti loro, diventeremmo il burattino del circo e non una cosa coordinata.

Faccio un passo indietro: prima ha parlato di fotografi e so che la Lega richiede loro presenza almeno per quindici partite l'anno. Come si può pensare che molti di loro possano rispettare questa condizione, alla luce dei problemi con gli accrediti di cui parlavamo prima? È previsto che quest'anno ci sia una specie di blocco di questa regola o c'è il rischio che molti professionisti rimangano a piedi per colpe non proprie?

Noi stiamo provando a far capire che, se in un anno in molti casi non siano state nemmeno giocate le quindici partite di una squadra, come si può pretendere che i fotografi rispettino questo numero minimo? Stiamo spiegando all'ufficio comunicazione della Lega che questo è un limite più che ostativo, che in certi casi si trasforma addirittura in un pretesto per non far entrare alcune persone e questo rende semplice capire l'importanza di togliere questo limite. Provando a fare un sistema di alternanza, dovremmo fare duecentocinquanta fotografi per sette partite e non i soliti dieci per quindici partite, pertanto stiamo provando a cambiare questa cosa e sono convinto che pian piano ce la faremo.

Stiamo combattendo per difendere questa categoria sempre più in difficoltà, danneggiata anche dai profili social. Tra questi e le agenzie, ormai per i fotografi è diventato veramente complicato "sbarcare il lunario", come si diceva un tempo: una situazione che si può definire indubbiamente mortificante.

Per chiudere, ha qualcosa da dire agli appartenenti a tutte le categorie in difficoltà riguardo ai progetti a cui state lavorando come USSI per il futuro, anche per dare un messaggio di speranza?

Nel mio programma elettorale c'è il coinvolgimento di tutto il territorio italiano, senza che ci sia un "romanocentrismo" o il vertice o la base di una piramide, perché soltanto con un lavoro comune si possono ottenere dei risultati. Il Covid ci ha insegnato una sola cosa positiva: connettendoci con una piattaforma, riusciamo a mettere in contatto in tempo reale e discutere con tutte le componenti della piramide USSI, a partire dalla presidenza fino ai comitati regionali, senza bisogno di aspettare il consiglio nazionale a giugno nel quale, tra la le altre cose, parleremo anche dei silenzi stampa.

Partendo da questo fatto comprovato anche nell'uso comune, dove se non fai call conference non sei nessuno, ho l'intenzione di coinvolgere maggiormente tutto il territorio. Stiamo rifacendo interamente il sito e soprattutto c'è l'intenzione di fare molta formazione: non soltanto per i crediti formativi dell'Ordine, un sistema utile del quale ci piacerebbe far parte, ma proprio di sfruttare le eccellenze straordinarie che abbiamo in casa. Faccio l'esempio di Jacopo Volpi, presidente di USSI Lazio: se facesse un master su come si produce un rotocalco sportivo avrebbe molto da insegnare; così come Massimo Corcione, nostro consigliere nazionale per la Campania, a lungo direttore di Sky Sport e del suo canale d'informazione e notizie sportive.

Vorremmo organizzare molti eventi rivolti soprattutto ai giovani, che in questo momento faticano ad avvicinarsi al mondo del giornalismo, in quanto ha ben poco da offrire. Sarebbe bello formare giovani giornalisti provenienti da tutto il mondo, affiancando a loro un tutor. È necessario che noi più esperti condividiamo con loro le nostre esperienze, perché l'USSI non è un negozio dove vai e compri la merce: l'associazione dev'essere presente sia per dare delle tutele sindacali, ma anche e soprattutto per aiutarli nella loro crescita professionale.

Penso non ci potesse essere un messaggio migliore per concludere questa intervista in cui abbiamo toccato molti temi importanti. La ringrazio ancora una volta per la sua disponibilità, augurandole di riuscire a portare avanti le battaglie di cui abbiamo parlato per il bene della categoria dei giornalisti.

Matteo Tencaioli

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